— E Andrea Bianco si arrangerà: passerà l’estate nella casa in campagna!
Riccardo Sala infilò con stizza il costume nella borsa da viaggio e tirò la cerniera con troppa forza. Il cursore si bloccò proprio sull’angolo. Lui imprecò sottovoce, strattonò di nuovo rischiando di spezzare la linguetta, poi lanciò alla moglie un’occhiata rapida e irritata.
Valentina Gentile, senza dire una parola, continuava a piegare le magliette del bambino.
— Vale, si può sapere perché stai zitta?
Riccardo si raddrizzò e piantò le mani sui fianchi.

— Te lo sto spiegando in modo chiarissimo. Mia madre ha problemi alle articolazioni. Il medico le ha consigliato aria di mare. Il pacchetto è costato un’enormità, in quattro non ce l’avremmo mai fatta. Mi sono già indebitato abbastanza.
— Ho capito, Riccardo.
Valentina lisciò con cura una piega su una minuscola maglietta con un dinosauro stampato davanti.
— “Ho capito”, dice lei.
Lui attraversò nervosamente la stanza, inciampò in una macchinina lasciata da Andrea Bianco sul pavimento e la spinse via con un calcio.
— Tu hai sempre quella faccia, come se avessi commesso chissà quale delitto! Sono due anni che prometto a mia madre di portarla al mare. Ci ha cresciuti, avrà pure diritto a riposarsi? E il piccolo ha solo sette anni. Di questa Sardegna non si ricorderà nemmeno. Sua nonna lo terrà d’occhio in campagna: aria buona, frutta, spazio per correre. Che altro gli serve?
Solo allora Valentina sollevò gli occhi su di lui.
Tre settimane prima, per caso, aveva aperto la posta elettronica sul portatile di casa. Riccardo era uscito di corsa per andare al lavoro e si era dimenticato di disconnettersi dal suo profilo. In cima alla casella c’era una comunicazione dell’agenzia viaggi: “Confermata la sostituzione del passeggero nella prenotazione”.
Lei, quel giorno, non aveva fatto scenate. Aveva semplicemente aperto la ricevuta allegata. Lì, nero su bianco, compariva un supplemento piuttosto pesante, pagato con i risparmi di famiglia messi da parte per sistemare l’ingresso di casa. Soldi versati per cancellare il loro stesso figlio dalla lista dei viaggiatori e inserire Paola Bertolini al suo posto.
Valentina aveva chiuso la scheda. Si era preparata un caffè. Poi si era seduta sullo sgabello accanto alla finestra, fissando a lungo il cortile, dove il portinaio spazzava le foglie cadute. Solo dopo aveva preso dal portafoglio la propria carta dello stipendio.
— Riccardo, noi avevamo un accordo.
Lo disse con voce piatta, senza alzare i toni.
— Abbiamo messo da parte i soldi per questa vacanza per un anno intero. Andrea Bianco contava i giorni. All’asilo ha raccontato a tutti che sarebbe salito su un grande aereo.
— Pazienza, gli passerà!
Dal corridoio fece il suo ingresso Paola Bertolini, con l’aria solenne di chi entra in scena. Indossava una blusa di cotone variopinta, un rossetto acceso e un grosso anello all’indice; di malato, in lei, non si vedeva proprio nulla. Sembrava piuttosto pronta a dare battaglia.
— Riccardo Sala ha perfettamente ragione.
La suocera strinse le labbra, assumendo quel suo tono istruttivo e autoritario.
— Su, Valentina Gentile, non farne una tragedia. I bambini a quell’età sanno solo fare capricci: togli il cappellino, ho sete, poi devono andare in bagno.
