E, senza aggiungere altro, Elena Monti indietreggiò verso l’ascensore.
— Sono i suoi nipoti, Valentina. Figli della sua splendida Giorgia, quella che lei ha cresciuto così bene e di cui va tanto fiera.
Valentina Sala si precipitò sulla soglia, rischiando di rovesciarsi addosso il caffè.
— Dove credi di andare? — strillò, con la voce ormai acuta e incontrollata. — Io ho la pressione alta! Ho i miei orari, le articolazioni che mi fanno male! Con quattro bambini non ce la faccio, mi distruggono la casa!
Elena premette il pulsante dell’ascensore senza voltarsi.
— Ma lei è la nonna. E poi non ripete sempre che i figli sono la gioia più grande, mentre io sarei solo un’egoista? Bene, adesso si goda il risultato dell’educazione che ha dato.
Le porte dell’ascensore si aprirono con un rumore metallico.
— Chiamo Lorenzo! — urlò Valentina, facendo rimbombare la tromba delle scale. — Vedrai come ti sistema! Ti farà volare fuori da quella casa!
— Lo chiami pure, — rispose Elena con un’alzata di spalle, entrando nella cabina. — Che torni dalla trasferta e si occupi dei suoi nipoti. Almeno non si annoierà.
Le porte si richiusero lentamente, tagliando fuori le grida indignate di Valentina Sala. Elena uscì dal palazzo e inspirò a fondo. L’aria d’autunno, fresca e pungente, le parve meravigliosa. Prese il telefono, lo mise in modalità silenziosa e lo lasciò scivolare sul fondo della borsa. Quel giorno, finalmente, avrebbe finito il rendiconto in pace. Quanto alla famiglia di suo marito, i giorni successivi promettevano di essere tutt’altro che noiosi.
Elena seppe che cosa fosse successo nell’appartamento della suocera solo la sera seguente. Lorenzo Santoro, com’era prevedibile, le aveva tempestato il telefono di chiamate. Poi erano arrivati i messaggi furibondi: pretendeva che lei andasse a riprendersi i bambini e arrivò perfino a minacciare il divorzio. Elena rispose sempre nello stesso modo, con una sola parola: «No».
Tre giorni dopo, Giorgia Sorrentino ricomparve di corsa. Non aveva fatto nemmeno in tempo ad abbronzarsi. Valentina, per nulla disposta a sacrificare la propria comodità neppure per la figlia adorata, le aveva montato al telefono una scenata tale da costringerla a cambiare programmi. Giorgia perse un bel po’ di soldi per la vacanza già pagata e rientrò con il primo volo disponibile. Achille Neri, davanti a quella svolta, non mostrò particolare entusiasmo e svanì, com’era facile immaginare, in un tramonto turco.
Quando Lorenzo tornò dalla trasferta, aveva il volto cupo. Gettò la borsa in corridoio e tentò di rimproverare la moglie per aver rovinato i rapporti con sua madre.
— Prova a dire un’altra parola, — lo interruppe Elena, posando con forza un piatto pulito sul tavolo e fissandolo dritto negli occhi. — E ti preparo io stessa le valigie. Te ne vai da tua madre per sempre. Lì sarà tutto tranquillo, sereno, senza isterie femminili e senza problemi.
Lorenzo si bloccò. Le parole che aveva già sulla lingua gli morirono in gola. Alla fine, con un raro slancio di buon senso, tacque.
Da allora Giorgia evitò il loro appartamento come se fosse terreno minato e preferì non tirare mai più fuori quella storia. Valentina Sala, invece, smise all’improvviso di raccontare alle vicine quanto fosse cattiva e pigra sua nuora. Come se qualcuno le avesse fatto passare la voglia con un incantesimo.
