Non restava più niente da riconsiderare. Nessuna spiegazione, nessuna promessa e nessuna discussione avrebbero potuto spostare anche solo di un millimetro ciò che ormai era evidente: Luca Sala non sarebbe cambiato. E Ornella Costa, da sola, non si sarebbe mai fermata.
La mattina seguente Giulia Martini chiamò un fabbro.
L’uomo arrivò poco prima di pranzo, con una cassetta degli attrezzi consumata e l’aria di chi aveva visto situazioni simili più volte di quante volesse ricordare. Lavorò in silenzio per una quarantina di minuti. Quando se ne andò, sulla porta c’erano due serrature nuove, solide, costose, di quelle che non si aprono con una copia fatta di nascosto. Giulia rimase qualche secondo nell’ingresso con i mazzi di chiavi nel palmo: due copie, entrambe sue. Le guardò, poi le infilò nella borsa.
Quel giorno Luca rientrò tardi dal lavoro. Ornella, invece, arrivò alle sei e mezza in punto. Giulia la vide dallo spioncino. Non era sola: accanto a lei c’era Enrico Grassi, le braccia lungo i fianchi e l’espressione di chi era stato convocato per “mettere a posto” la situazione.
Si sentì il rumore della chiave infilata nella toppa. Poi un silenzio breve. Un altro tentativo. Il metallo girò a vuoto, si incastrò, scivolò via. La voce di Ornella arrivò prima incerta, poi subito più alta.
— Ma che… Enrico, guarda un po’. La chiave non entra.
Giulia stava dall’altra parte della porta, immobile nell’ingresso.
— Giulia! — Ornella cominciò a battere con il pugno. — Apri subito! Che storia è questa?
Giulia aprì.
Sua suocera era sulla soglia, con il viso chiazzato di rosso e il mazzo di chiavi stretto nel pugno come se fosse una prova d’accusa.
— Hai cambiato le serrature? Senza dire niente? Ma come ti sei permessa?
— Me lo sono permessa, sì — rispose Giulia.
Lo disse piano, senza alzare la voce. Non c’era rabbia, non c’era trionfo. Solo la calma ferma di chi ha preso una decisione e non intende arretrare.
— Ti rendi conto di quello che hai fatto? — Ornella fece un passo avanti, ma Giulia non si spostò. — Questa è la casa di mio figlio! Tu non hai alcun diritto!
— È anche casa mia. E in casa mia, d’ora in poi, non entra più nessuno senza il mio consenso.
Alle spalle di Ornella, Enrico incrociò le braccia sul petto.
— Apri — disse, con un tono che non ammetteva repliche. — Altrimenti chiamo i carabinieri.
— Li chiami pure — replicò Giulia. — Così potrà spiegare perché siete venuti a entrare in un appartamento non vostro con chiavi che nessuno vi ha autorizzato a usare.
Quella frase bloccò Enrico. Per un istante guardò Ornella, e Ornella guardò lui. Poi la donna riprese a parlare, stavolta più forte, con quella voce studiata per attraversare il pianerottolo e raggiungere le porte dei vicini: parlò di una casa “occupata”, di una nuora che voleva cacciare la famiglia, di Luca che non sapeva nemmeno cosa sua moglie stesse combinando alle sue spalle.
Luca arrivò venti minuti dopo, richiamato dalla telefonata della madre. Era trafelato, con il volto acceso e la giacca ancora addosso.
— Giulia, si può sapere che succede? — chiese, guardando prima Ornella e poi lei. — Perché hai cambiato le serrature?
— Perché non avevo altro modo per chiudere la porta di casa mia.
— È impazzita! — intervenne Ornella dal pianerottolo. — Luca, diglielo tu! Falle restituire le chiavi!
Luca entrò nell’appartamento e si fermò al centro dell’ingresso. Giulia lo osservò con attenzione. E in lui vide la stessa cosa che aveva visto per tre anni: un uomo sospeso tra due rive, incapace di scegliere davvero da che parte stare.
— La mamma ha ragione — disse alla fine. Nella sua voce c’era quasi una scusa, ma Giulia non capì più se fosse rivolta a lei o a Ornella. — Almeno avresti dovuto avvisare. Dammi le chiavi, ne parliamo con calma.
— Non c’è più niente di cui parlare, Luca.
— Giulia…
— Ne abbiamo parlato per tre anni. Io ho spiegato, ho chiesto, ho sopportato. Non è cambiato niente.
Luca serrò la mascella. Dal pianerottolo Ornella continuava a dire qualcosa, ma Giulia ormai non la sentiva più davvero.
— Allora ti metto davanti a una scelta — disse lui, e il tono gli diventò più duro. — O restituisci le chiavi, oppure… non so che ne sarà della nostra famiglia. Capisci cosa sto dicendo?
Giulia lo guardò a lungo. Forse, in un altro momento della sua vita, una frase del genere l’avrebbe fatta cedere. Ora, invece, vide soltanto un uomo che aveva appena mostrato definitivamente da che parte stava. E in quell’istante ogni esitazione cadde.
