“Non ho alcuna intenzione di mantenere ancora quella fannullona che campa alle nostre spalle” disse Elena con voce gelida, appoggiandosi al piano e posando il piatto nel lavello accanto a quello unto di Ilaria

La menzogna silenziosa della casa è ormai intollerabile
Storie

— Ho pensato di viziarci un po’ — disse Giorgio, con un’allegria talmente accentuata da suonare quasi finta, mentre svuotava le buste sul tavolo della cucina. — Facciamo una cena come si deve, tutti insieme. Ci sediamo, mangiamo qualcosa di buono e parliamo con calma.

Elena abbassò appena il libro e lo guardò oltre il bordo delle pagine. Capì subito. Quella non era una vera proposta di pace: era la preparazione di un processo domestico, un’udienza apparecchiata con vino e carne pregiata, in cui lei avrebbe dovuto sedersi al banco degli imputati e lasciarsi ammorbidire prima della sentenza. Ilaria, invece, si animò all’istante. Per lei quella tavola era un palcoscenico.

— Oh, Giorgino, ma quanto sei caro! — trillò, lanciando a Elena un’occhiata rapida, lucida di trionfo. — Era una vita che non stavamo così, tutti insieme!

La cena scivolò avanti in un silenzio denso, quasi appiccicoso. Giorgio si dava da fare più del necessario: riempiva i bicchieri, tagliava la carne, spostava piatti, cercava di alleggerire l’aria con qualche battuta. Ma le sue frasi cadevano nel vuoto e si spezzavano contro i volti chiusi delle due donne, duri come pietra. Alla fine non resse più quella tensione sospesa. Tossicchiò, si sistemò sulla sedia e decise di affrontare l’argomento.

— Ragazze, perché dobbiamo andare avanti così? — cominciò, con un tono che voleva essere ragionevole. — Siamo una famiglia. In qualche modo dobbiamo trovare un accordo. Elena, Ilaria… proviamo a venirci incontro, a cercare un compromesso.

Ilaria posò immediatamente la forchetta. Il suo viso cambiò espressione, assumendo una maschera ferita e tragica. Era arrivato il suo momento.

— Io non capisco nemmeno che cosa ci sia da discutere, Giorgio! — esclamò. — Te l’ho detto fin dal primo giorno: io per lei sono un fastidio. Una spina nel fianco. Vuole che tu appartenga soltanto a lei, che nella tua vita non ci sia nessun altro! Io sono tua sorella, sono sangue del tuo sangue, mentre lei… lei mi sta semplicemente buttando fuori da questa casa!

Parlava forte, con enfasi teatrale, e il suo unico pubblico era il fratello. Elena non si degnò neppure di voltarsi verso di lei. Si pulì lentamente le labbra con il tovagliolo, poi rivolse lo sguardo a Giorgio. La sua voce rimase bassa, controllata, e proprio per questo, nel silenzio morto della cucina, risuonò più tagliente di un urlo.

— Giorgio, io con lei non ho nulla da negoziare. Questa conversazione riguarda noi due. Tu mi hai chiesto di aspettare, di darle tempo. Sono passati sei mesi. In questi sei mesi è andata a quattro colloqui di lavoro, e a due è arrivata in ritardo. Non ha mai pulito nulla fuori dalla sua stanza. Non ha mai comprato nemmeno un filone di pane per la casa. Il mese scorso, dalla carta di credito che le hai dato per le “piccole spese”, sono spariti circa centocinquanta euro tra taxi e bar. E sto tralasciando il phon rotto e il tappetino del bagno impregnato di profumo. Questi sono fatti. Il resto sono parole.

Ogni frase scendeva precisa, come un chiodo piantato con metodo nella bara delle fragili speranze di conciliazione di Giorgio. Elena non gridava, non insultava, non accusava in modo scomposto. Elencava. E quella verità fredda, ordinata, impossibile da confutare, lo spaventava più di qualsiasi scenata. Guardò la sorella: aveva il volto contratto in una smorfia offesa. Guardò la moglie: era calma, impenetrabile. Si ritrovò senza via d’uscita.

E scelse. Scelse come scelgono gli uomini deboli, quelli che cercano sempre il percorso meno faticoso. Era più semplice cedere alla manipolazione di Ilaria che guardare in faccia la realtà.

— Ma perché devi essere così… così dura? — riuscì a dire, con una nota di rimprovero nella voce. — Davvero non potevi comportarti con un po’ più di umanità? Aiutarla, capirla? Lo vedi anche tu che per lei è difficile. Perché non vuoi fare nemmeno un passo indietro? Hai trasformato casa nostra in un campo di battaglia.

Era esattamente la frase che Elena aveva bisogno di sentire. Non si era limitato a difendere sua sorella. Aveva spostato la colpa su di lei. In quell’istante capì che quella settimana concessa non era servita a niente. La decisione, in realtà, era già stata presa al posto suo.

La domenica mattina arrivò avvolta in una calma ingannevole. Era il settimo giorno, l’ultimo. Ilaria, ormai certa di una vittoria piena e senza condizioni, rimase in bagno molto più del solito; poi comparve in cucina canticchiando a mezza voce un motivetto da discoteca, come se avesse appena ricevuto l’investitura ufficiale del suo nuovo potere. Giorgio sedeva al tavolo.

Amore o Soldi