“Smettila di fare la direttrice, Giulia Amato!” sbottò Renata Rossetti, sollevando il portatile e facendolo cadere nella sala riunioni davanti al marito impassibile

Atto inaccettabile, tradimento freddo e doloroso.
Storie

Tra queste rientravano anche le richieste di accesso ai progetti riservati. In passato Marco Fontana liquidava tutto con una smorfia: «Burocrazia». Quel giorno, quella stessa burocrazia si trasformò in un muro.

Nella sala grande eravamo in cinque.

Io. Riccardo Sala. Federica Coppola. Vittorio Romano, investitore di minoranza. E Alessandro De Santis, responsabile della sicurezza informatica.

All’inizio Marco si rifiutò perfino di entrare.

Poi comparve sulla soglia e prese posto comunque, ma mise la sedia leggermente in disparte, come se volesse far capire a tutti che lui non apparteneva a quel tavolo. Renata Rossetti era rimasta fuori, nel corridoio. Le era stato chiesto di uscire dopo il secondo tentativo di interrompere Federica.

— L’ordine del giorno è noto — dissi. — Possiamo cominciare.

Marco fece un verso di scherno.

— Giulia ha deciso di organizzare un tribunale di famiglia.

— È una riunione societaria — precisò Federica, senza alzare la voce. — Le valutazioni familiari non saranno inserite a verbale.

Vittorio Romano sollevò lo sguardo dai fogli stampati che aveva davanti.

— Marco, vorrei capire bene: l’accesso ospite per sua madre è stato richiesto da lei?

— Sì. E allora?

— Era consapevole che quella sala fosse un’area riservata?

— È mia madre.

— Non è una risposta — intervenne Riccardo Sala.

Marco spostò gli occhi su di me.

— Improvvisamente siete diventati tutti coraggiosi.

Io non replicai.

Federica collegò il proprio computer allo schermo e avviò un breve estratto della registrazione. Nessun dettaglio superfluo. Solo il corridoio, l’ingresso nella sala, il gesto della mano di Renata Rossetti, il portatile che cadeva. Poi l’immagine si bloccò.

— Il danneggiamento di un bene aziendale è documentato — disse Federica. — L’accesso ospite risulta autorizzato da Marco Fontana. Il badge intestato a Giulia Amato è stato utilizzato per entrare in una zona riservata alle nove e cinquantadue. Dal registro accessi emerge che si tratta di un vecchio pass dirigenziale, che avrebbe dovuto essere restituito e disattivato.

Alessandro aggiunse, con tono asciutto:

— Alle dieci e quattro, dall’account di Marco Fontana, è partita una richiesta di esportazione dell’elenco dei repository. Il sistema l’ha respinta per insufficienza di permessi. Un minuto prima dell’ingresso di Renata Rossetti nella sala riunioni, lo stesso account ha tentato di aprire la sezione con i materiali relativi alle domande di brevetto.

Marco raddrizzò la schiena.

— È accesso lavorativo. Sono il vicedirettore.

— Il ruolo di vicedirettore non autorizza ad aggirare i livelli di abilitazione — rispose Alessandro.

— Anche tu adesso sei contro di me?

— Io sono dalla parte del perimetro di sicurezza.

Marco serrò le labbra.

Aprii la cartellina che avevo davanti. Dentro c’erano il contratto societario di marzo duemilaventitré e l’accordo di opzione.

Marco li aveva firmati entrambi di persona. Con il sorriso. All’epoca diceva che erano solo formalità. Voleva essere chiamato “partner”, ma non aveva alcuna intenzione di investire denaro nell’azienda. Io gli avevo proposto una struttura chiara: una quota futura tramite pacchetto opzionale, dopo cinque anni di lavoro e a condizione che non commettesse atti dannosi nei confronti della società.

Quel diciotto per cento lo chiamava già “la mia parte”. Se ne vantava durante le riunioni. Diceva al mio team: «Prima o poi Giulia si stancherà, e allora prenderò in mano tutto io». Lo avevo sentito più di una volta.

E per troppo tempo ero rimasta zitta.

— Marco Fontana — riprese Federica — articolo sette punto due dell’accordo di opzione. Evento riconducibile a condotta sleale del partecipante. Danneggiamento intenzionale, o concorso nel danneggiamento, di beni societari. Violazione del regime di accesso. Tentativo di acquisizione non autorizzata di materiali riservati. Conseguenza prevista: cessazione del diritto di accettare l’opzione e azzeramento di tutti i bonus non ancora liquidati collegati alla futura partecipazione.

— Sono solo pezzi di carta — sbottò Marco.

— No — dissi io. — È la tua firma.

Mi fissò.

Per la prima volta, quella mattina, sul suo volto comparve un vero smarrimento. Non rimorso. Solo il panico di un calcolo che non tornava più.

— Non puoi farlo — disse piano.

— Non sono io a poterlo fare. Lo prevede il contratto. E lo può deliberare il consiglio di amministrazione.

— Hai preparato tutto apposta.

— Io ho preparato l’azienda a crescere. Sei tu che hai sempre pensato che fosse una gabbia costruita per me.

Vittorio Romano picchiettò la penna sul tavolo.

— Per chiarezza a verbale: non stiamo parlando dell’espropriazione di una quota già iscritta nel capitale sociale. Stiamo discutendo della decadenza del diritto di opzione di Marco Fontana e della sua partecipazione al programma di partnership manageriale. Corretto?

— Corretto — confermò Federica. — Marco Fontana non possiede alcuna quota registrata nel capitale sociale. Ha un diritto condizionato a riceverla in futuro. Le condizioni risultano violate.

Marco si alzò di scatto.

— Quindi per anni mi hai chiamato partner, e adesso vuoi farmi passare per nessuno?

Chiusi la cartellina.

— Per anni ti ho dato la possibilità di diventarlo davvero. Tu hai portato tua madre in un’area chiusa, le hai consegnato il mio badge, le hai permesso di danneggiare attrezzatura aziendale e poi hai provato a usare l’accaduto come strumento di pressione. Questo non è essere partner.

— Mamma ha solo perso la pazienza!

— A verbale sarà riportato che una persona esterna ha danneggiato beni della società. E che il vicedirettore ne ha consentito l’accesso senza impedire l’incidente.

— Non metterti a fare la moglie offesa. Senza di me questa società non la tieni in piedi.

Riccardo Sala sollevò la testa.

— Lavoro qui da dodici anni. Questa società la tiene in piedi Giulia Amato. Non le discussioni di famiglia.

Marco lo fulminò con lo sguardo.

— Traditore.

— Dipendente — rispose Riccardo.

Misi quindi le proposte ai voti.

Primo punto: blocco immediato dell’accesso di Marco Fontana a tutti i sistemi interni fino alla conclusione dell’indagine aziendale.

Secondo punto: sospensione di Marco Fontana dall’incarico di vicedirettore con effetto dalla data odierna.

Terzo punto: riconoscimento dell’avvenuto evento di condotta sleale ai sensi dell’accordo di opzione.

Quarto punto: cessazione del suo diritto a ricevere il pacchetto opzionale pari al diciotto per cento.

Quinto punto: invio di una richiesta formale di risarcimento per i danni subiti dalla società.

Sesto punto: trasmissione degli atti relativi all’incidente a un legale esterno per le successive iniziative.

Votammo voce per voce.

Favorevole. Favorevole. Favorevole. Favorevole.

Marco restò in silenzio. Guardava soltanto le mie mani, come se aspettasse da un momento all’altro un segno di cedimento.

Amore o Soldi