“Mamma ha detto che da questo mese lo paghi tu” lasciando Chiara senza parole e il sogno del mutuo in bilico

Ingiusto e devastante, il futuro si incrina.
Storie

— Non mi hai nemmeno detto a quanto ammonta davvero quella rata. Ti sei limitato a dire: “Sono sciocchezze”. Ti sembrano sciocchezze, Alessandro? Ti rendi conto che una cosa del genere rimanda di anni il nostro mutuo?

— Ma falla finita con questo mutuo! — sbottò lui, liquidando la questione con un gesto della mano. — Per un po’ staremo da mia madre. È stata lei a proporlo. Così saremo tutti insieme, tranquilli. I soldi li metteremo da parte più avanti.

Lo fissai e, all’improvviso, ebbi la sensazione di avere davanti un estraneo: un uomo fragile, incapace di scegliere con la propria testa. Quelle parole, “staremo da mia madre”, mi risuonarono dentro come una condanna. In un lampo immaginai la nostra vita nel suo appartamento: controlli continui, osservazioni su ogni cosa, rimproveri mascherati da consigli, lezioni quotidiane su come “si fa nel modo giusto”.

— Io con tua madre non ci vengo a vivere — dissi piano, ma con una fermezza che non lasciava spazio a dubbi. — E non pagherò nemmeno la sua macchina. Se per te questo è un punto irrinunciabile, allora forse dovremmo chiederci se ha senso correre verso il matrimonio.

Alessandro Parisi rimase zitto. Mi guardava di sotto in su, cupo, quasi offeso.

— Mi stai ricattando? — chiese infine. — Sei pronta a mandare tutto all’aria per dei soldi?

— Non per i soldi, Alessandro. Per una questione di principi. Tu stai mettendo la comodità di tua madre davanti al nostro futuro. Non hai fatto nemmeno un tentativo per sostenermi, per difendere la mia posizione. Mi hai semplicemente inoltrato il piano delle rate, come se fosse ovvio che dovessi farmene carico io.

Lui non rispose subito. Si mise a tormentare nervosamente il bordo della giacca, tirandolo tra le dita. Poi, con un filo di voce, mormorò:

— Io non posso dirle di no. Ci resterebbe troppo male.

In quella frase c’era tutta la verità. Aveva più paura di deludere sua madre che di perdere me.

Passammo ancora alcuni giorni immersi in un silenzio pesante. Io non attivai nessun pagamento automatico; Alessandro si chiuse nel muso e cominciò a dormire sul divano in soggiorno. Paola Bellini telefonava ogni giorno, lamentandosi della salute, della pressione, del cuore, e infilando tra una frase e l’altra allusioni alla mia durezza d’animo. Io sentivo il nostro rapporto sbriciolarsi sotto i miei occhi, perdere calore, diventare una formalità vuota.

Il punto di rottura arrivò senza preavviso. Era sabato mattina e mi stavo preparando per andare dai miei genitori, quando suonarono alla porta. Aprii e trovai Paola Bellini sul pianerottolo, con due valigie enormi accanto ai piedi.

— Bene, buongiorno — disse, entrando nell’ingresso come se fosse casa sua. — Alessandro, tesoro, vieni ad aiutarmi a portare dentro la roba. Ho deciso: visto che siete così poco disponibili e non volete darmi una mano economicamente, per un po’ mi trasferisco da voi. Il mio appartamento lo affitto, e con quei soldi saldo il finanziamento. Qui, invece, vi sarò utile: cucinerò, pulirò, metterò in ordine. Voi giovani lavorate tanto, non avete tempo per la casa.

Rimasi senza parole. Alessandro, intanto, le girava intorno agitato, trascinando dentro i bagagli.

— Mamma, però… così, senza avvisare… — borbottò, ma nella sua voce non c’era nemmeno l’ombra di un vero rifiuto.

— E che bisogno c’è di avvisare? Siamo famiglia! — replicò lei, passando in rassegna il nostro appartamento in affitto con un’occhiata critica. — Allora, Chiara, tu dormi in questa stanza, giusto? Perfetto, mi sistemo qui. Tu e Alessandro andrete nella camera piccola, che è anche più raccolta.

Fu la goccia che fece traboccare il vaso. La linea che non avrei mai accettato di oltrepassare.

— Paola Bellini — dissi, e mi stupii io stessa di quanto la mia voce suonasse calma, mentre dentro tremavo tutta. — Lei qui non ci vivrà.

Si immobilizzarono entrambi. Alessandro lasciò cadere una valigia sul pavimento. Sua madre si voltò lentamente verso di me, con il volto che le diventava rosso dalla rabbia.

— Che cosa hai detto? — sibilò. — Stai cacciando in strada la madre del tuo futuro marito?

— Questo appartamento non è suo. E non è nemmeno di Alessandro. Lo prendiamo in affitto. Io non ho mai dato il mio consenso perché venisse ad abitare qui un’altra persona. Se vuole affittare casa sua, è libera di farlo. Ma non verrà a vivere in questa.

— Alessandro! — strillò lei. — Hai sentito che cosa osa dire questa sfacciata? Di’ qualcosa! Sei un uomo o no?

Alessandro spostava lo sguardo da me a lei, smarrito. Era a disagio, aveva paura, ma l’abitudine di obbedire a sua madre era più forte di qualunque altra cosa.

— Chiara, dai, sul serio… — disse infine. — Non possiamo mica mandare via mamma. Ha già portato tutto. Starà qui solo un po’, finché non trova degli inquilini. Che problema c’è?

Lo guardai e capii che non c’era più niente da salvare. Era finita.

— Va bene — annuii. — Che resti pure.

Paola sorrise, trionfante, e si diresse verso la camera da letto.

— Ecco, brava ragazza! Lo sapevo che ci saremmo capite. Adesso sistemo tutto io, prima cosa tolgo queste tende fuori moda…

— Ma io me ne vado — conclusi.

— Dove vai? — Alessandro non capì. — Dai tuoi per la giornata?

— No, Alessandro. Me ne vado per sempre. Prendo le mie cose e lascio questo appartamento. E voi restate pure qui.

Amore o Soldi