“Aprite! Lo vedo che qualcuno copre lo spioncino!” tuonò Giada, mentre Francesca, in maschera e bigodini, veniva spinta di lato e restava smarrita

Un'irruzione affettuosa e irrimediabilmente fastidiosa.
Storie

Francesca, ovviamente, non aveva la minima intenzione di mettersi a lavare quella camicetta. Prese un sacchetto, lo porse alla sorella di suo marito e, con un sorriso tirato, le spiegò che la lavanderia si trovava nel palazzo accanto.

Giada fece spallucce, come se la cosa non la riguardasse più, e si sistemò a tavola.

— Però, mica male qui da voi — commentò poco dopo, con la bocca piena di salame. — Avete fatto una bella ristrutturazione, mobili costosi… Si può sapere con quali soldi fate tutta questa vita da signori?

— Prego? — Francesca credette per un istante di aver capito male.

— Ho chiesto da dove li avete tirati fuori, i soldi. Riccardo si lamenta sempre che non ne ha. E poi vivete in pieno centro, in un appartamento enorme, arredato così!

Francesca sentì il sangue salirle alla testa. Avrebbe voluto risponderle come meritava, ma si trattenne. Tra i parenti di Riccardo c’erano persone educate, rispettabili, e Giada era perfettamente capace di raccontare in giro chissà quali cattiverie.

— In realtà un posto segreto esiste… — disse piano.

Gli ospiti, incuriositi, si sporsero perfino in avanti. Francesca lasciò passare qualche secondo, poi scandì ad alta voce, quasi sillabando:

— Si chiama LA-VO-RO. Provateci anche voi.

— Noi lavoriamo, cara mia! — replicò Giada senza scomporsi. — Solo che con il lavoro onesto non si diventa ricchi. Voi invece, a quanto pare, ve la passate fin troppo bene. Quindi significa che da qualche parte qualcosa lo sottraete. Date una mano ai parenti, qualche euro qua e là, e noi terremo la bocca chiusa.

A quel punto Francesca sbatté la tazza sul tavolo con tanta forza che il liquido tremò dentro.

— Basta, Riccardo, io ho chiuso! — si alzò di scatto. — O chiami un taxi per tua sorella, oppure da questo momento i tuoi parenti li servi, li sfami e li intrattieni tu. Io vado a dormire. E guai a chi osa svegliarmi: chiamo i carabinieri.

In camera, per parecchio tempo, continuò a sentire voci soffocate, sedie spostate, passi e risatine. Alla fine impostò la sveglia per le sei del mattino, si voltò dall’altra parte e si addormentò.

Come aveva previsto, Giada e i suoi “ragazzi” rimasero a dormire. Francesca però non aveva alcun desiderio di ritrovarsi davanti quella donna appena sveglia. Così si preparò in silenzio e uscì per andare al lavoro. Riccardo telefonò, mandò messaggi, ma lei non rispose. Per una volta si godette il silenzio, la calma, l’assenza di pretese.

Arrivò in ufficio con un’ora e mezza di anticipo. Si preparò un caffè e, senza fretta, cominciò a sistemare documenti, pratiche e scadenze.

Terminata la giornata, passò al supermercato. Dal parcheggio, prima ancora di scaricare le buste, chiamò il marito.

— Pronto. Riccardo, scendi. Bisogna portare su la spesa.

— Non riesci proprio a portarla da sola? — domandò lui con uno sbadiglio.

— No — rispose Francesca, già sul punto di perdere la pazienza. — E ringraziami che non ho mandato te a farla. Sto preparando io il mio compleanno.

A dire il vero, in casa era lei a sostenere la parte più pesante delle entrate. Negli ultimi anni, insieme alla sua crescita professionale, era aumentato anche il suo stipendio. Proprio grazie a quei soldi avevano potuto rinnovare l’appartamento con finiture moderne e permettersi una buona macchina. Un tempo Riccardo se la cavava bene, era intraprendente; poi, anno dopo anno, si era spento. Invece di aggiornarsi, muoversi, fare sport o cercare nuove opportunità, aveva scelto il divano e le partite in televisione.

Lui portò le buste nell’ingresso, le appoggiò dove capitava e tornò subito a sdraiarsi davanti allo schermo.

Quando Francesca aprì la porta della cucina, rimase senza fiato.

Piatti sporchi ovunque. Avanzi lasciati sui ripiani. Salumi e formaggi costosi, già aperti e mezzi rovinati: erano quelli che aveva comprato per servirli alla festa. Nel barattolo del caviale rosso, acquistato in anticipo proprio per il compleanno, galleggiavano mozziconi di sigaretta. L’odore era rivoltante.

— Ma guarda questi… — mormorò, incapace di trovare parole abbastanza civili.

Anche le bevande pregiate prese per l’occasione erano sparite: alcune bottiglie vuote, altre semplicemente stappate e abbandonate.

— Francesca… — Riccardo comparve sulla soglia con un’aria colpevole. — C’è una cosa. Mi hanno scritto mio fratello, Paolo Barbieri, e lo zio Giovanni Fontana. Dicono che non verranno al tuo compleanno.

— Perché? — Francesca si sentì stringere lo stomaco.

Aveva calcolato il menù su un numero preciso di invitati. E, oltre a questo, avrebbe voluto conoscere meglio proprio quelle persone. La cittadina non era grande, e la famiglia Barbieri godeva di una posizione molto rispettata.

— Non lo so… — borbottò Riccardo, abbassando gli occhi.

Francesca lo fissò. Capì subito che stava evitando qualcosa.

— Tu non mi stai dicendo tutto. Avanti, raccontami la verità.

Amore o Soldi