Il campanello trillò proprio nel momento in cui Francesca Grassi era in bagno, già pronta a infilarsi sotto le coperte. Riccardo Bertolini, suo marito, russava da un pezzo sul divano, ignaro del mondo. Lei sussultò, si asciugò in fretta le mani e, con una certa apprensione, andò verso l’ingresso.
— Aprite! Lo vedo che qualcuno copre lo spioncino! — tuonò una voce dall’altra parte.
Era Giada Coppola, la sorella di Riccardo. Parlare piano, per lei, era un concetto sconosciuto. Alta, massiccia, sempre in movimento e con un’energia invadente, riusciva a farsi notare ovunque, anche quando sarebbe stato meglio il contrario.
— Ciao… — mormorò Francesca, aprendo la porta con aria smarrita. Aveva ancora sul viso una maschera per pelli sensibili e i bigodini tra i capelli.
— Ciao, amica mia! Meno male che siete svegli. Stavamo facendo due passi qui vicino e abbiamo perso l’ultima metro. Quindi stanotte ci fermiamo da voi — annunciò Giada, spostando Francesca di lato come se fosse un mobile nell’ingresso.

Dietro di lei si infilò Andrea Sala, suo marito, magro e dall’aria perennemente affamata, seguito dal loro figlio di sette anni, Filippo Caruso.
— E dov’è il fratellone? Riccardo! Ma che fai, dormi? Alzati, è arrivata tua sorella! — gridò Giada, scoppiando in una risata fragorosa.
Quel suono, a metà tra il verso di un ippopotamo e il singhiozzo di un elefante, fece contrarre un occhio a Francesca. In quel preciso istante capì che la sua serata tranquilla era ufficialmente finita.
— Francesca, perché sei lì impalata? Dai, metti qualcosa in tavola! I parenti cari sono affamati dopo il viaggio.
Francesca lanciò al marito uno sguardo che avrebbe potuto tagliare il vetro. Riccardo, però, si limitò ad alzare le spalle.
— Intanto andiamo tutti in salotto e accendiamo la televisione. Francesca ci prepara una cenetta leggera. Ragazzi, venite, c’è la partita!
Lei rimase per un attimo senza parole, guardando prima il marito e poi Filippo, che nel frattempo era già salito con le scarpe da ginnastica sulla sua poltrona preferita. Andrea, sognante, aggiunse:
— Con la partita ci starebbero bene delle patatine. Secondo te, Giada, Francesca avrà qualcosa con cui mandarle giù?
— Secondo te, Riccardo — disse Francesca a bassa voce — Andrea ha dei denti di ricambio?
Andrea tossì di colpo, mentre Giada esplose di nuovo in una risata.
— Ma sei tremenda, amica! Va bene, dai, fammi vedere il tuo regno, ti do una mano.
— Certo. Prima però aspetto che Filippo pulisca la mia poltrona.
— Che peste! Filippo Caruso, quando si entra in casa, le scarpe si tolgono!
Il bambino, senza staccare gli occhi dal telefono, scalciò via le sneakers in mezzo al pavimento e, con aria molto seria, si infilò un dito nel naso.
Francesca fece una smorfia e accompagnò la cognata verso il bagno.
— Ecco uno straccio. Pulisci la poltrona. Dopo, se vuoi, ti faccio anche il giro turistico della casa.
— Accidenti, che accoglienza calorosa… — borbottò Giada, passando lo straccio al figlio.
Filippo annuì, ma non mosse un dito per rimediare al danno.
Francesca aveva già elaborato un piano: qualche panino veloce, una telefonata a un taxi e tutti fuori di casa prima che la notte diventasse un incubo. Mentre tagliava il salame, però, sentì un rumore molle e risucchiante alle sue spalle. Si voltò e vide Giada che, con un mestolo, pescava direttamente dalla pentola del minestrone e mangiava senza nemmeno usare un piatto.
Giada le sorrise, dimenticandosi di deglutire. Il brodo le colò giù dal mento e finì dritto sulla camicetta.
Senza il minimo imbarazzo, si pulì la faccia proprio con il bordo dell’indumento, poi se lo sfilò e lo porse a Francesca.
— Me la lavi, per favore? Hai una lavatrice fantastica! La nostra è vecchissima, una così posso solo sognarmela…
Francesca aprì la bocca per protestare, ma gli eventi correvano troppo in fretta e lei non riusciva più a stargli dietro. Restò con quella camicetta sporca in mano, sul punto di esplodere, quando Filippo entrò in cucina.
— Devo andare in bagno! Lì dentro avete una presa?
— No… — rispose Francesca, confusa. — E a cosa ti serve?
— Andrea! — ruggì Giada. — Filippo deve andare in bagno!
Per i dieci minuti successivi, tutti corsero per l’appartamento alla ricerca di una prolunga. Filippo, a quanto pareva, aveva problemi di stomaco: andava in bagno di rado, ci restava a lungo e soltanto con il telefono in mano. Il guaio era che, proprio in quel momento, la batteria stava morendo.
Dopo aver garantito al bambino l’alimentazione elettrica necessaria, gli adulti tornarono in cucina. Giada, come se nulla fosse, indicò di nuovo la camicetta macchiata.
