Di notte dormiva male. Si agitava tra le lenzuola, si voltava da una parte all’altra, poi si alzava per bere un bicchiere d’acqua e rimaneva a lungo immobile davanti alla finestra, come se fuori ci fosse qualcosa capace di dargli una risposta.
A Silvia, a un certo punto, attraversò la mente un pensiero doloroso.
«E se avesse un’altra?»
Quell’idea le si piantò dentro come una spina, e all’improvviso la casa le sembrò ancora più fredda, più estranea.
Una mattina, cercando dei barattoli nel pensile della cucina, Silvia aprì lo sportello dove ricordava di aver visto la cartellina. Ma la cartellina non c’era più. Spostò tutti i barattoli, uno dopo l’altro, controllò i ripiani vicini, guardò persino dietro le confezioni dimenticate in fondo. Niente. Eppure ne era sicura: Marco Grassi l’aveva messa proprio lì, davanti ai suoi occhi.
La sera, quando lui era seduto sul divano con lo sguardo inchiodato al solito telefono, Silvia decise di chiederglielo senza giri di parole.
— È sparita la cartellina con i documenti della casa, — disse, cercando di trattenere l’ansia. — L’hai spostata tu da qualche parte?
Marco non sollevò nemmeno la testa.
— Può darsi che l’abbia messa altrove… Dopo controllo.
Silvia si voltò verso la finestra. Fuori ormai stava calando il buio. Dentro di lei, però, la certezza era già piena: quei documenti li aveva presi Paola Lupi. E Marco, a quanto pareva, o non se ne accorgeva, oppure aveva deciso che non gli importava.
Le sembrò che il pavimento sotto i piedi cedesse lentamente, senza rumore, e che lei non avesse nulla a cui aggrapparsi.
Alla fine non resistette più. Aspettò che Paola uscisse per andare dalla vicina a guardare la serie televisiva e si sedette di fronte a Marco.
— Marco, in cucina c’è una telecamera, dietro il portapane. Dal mio portafoglio spariscono soldi. I miei stivali sono spariti. Adesso anche i documenti della casa. Io non ce la faccio più a vivere così!
Si era preparata al peggio. Era convinta che lui avrebbe difeso sua madre, come aveva fatto quella volta con le pastiglie. Si aspettava di dover alzarsi, prendere le sue cose e andarsene.
Invece Marco posò il telefono sul tavolino e, per la prima volta dopo settimane, la guardò dritto negli occhi. Poi girò lo schermo verso di lei.
— Lo so della telecamera, — disse piano. — Me l’ha detto mia madre. Secondo lei serviva a “tenerti d’occhio”. Quella sera ho aperto l’applicazione e ho visto che i dispositivi collegati erano due, non uno. Il secondo era in cucina. Sono tre settimane che guardo le registrazioni.
Silvia rimase senza parole, mentre lui faceva scorrere il video indietro. Sul piccolo schermo comparve la loro cucina. Paola apriva il portafoglio di Silvia lasciato sul tavolo, prendeva alcune banconote e se le infilava nella tasca della vestaglia. Nel filmato successivo, ripreso dall’altra telecamera, si vedeva Paola uscire con gli stivali della nuora tra le mani.
Poi arrivò la registrazione in cui frugava alla ricerca dei documenti: ripiano dopo ripiano, barattolo dopo barattolo.
