Sei mesi prima c’era stato un episodio che a Silvia bruciava ancora come una ferita non rimarginata. Paola Lupi l’aveva accusata di aver buttato via le sue pastiglie per il cuore. Marco, senza pensarci troppo, si era schierato con la madre. Più tardi aveva ritrovato la confezione finita dietro il divano, ma non aveva chiesto scusa. Si era limitato a borbottare:
— Ecco, erano qui.
Da quel giorno Silvia aveva imparato una regola semplice e amara: senza prove, quando la sua parola finiva contro quella di Paola, a perdere era sempre lei.
Una volta, poco prima di pranzo, Paola aveva arricciato il naso davanti ai fornelli.
— Silvia, ancora roba pronta? Ma non ti stanchi mai di cucinare queste schifezze?
Marco non aveva detto nulla in sua difesa. E Silvia, sfinita com’era, non aveva avuto la forza di mettersi a discutere.
Il giorno seguente, Paola aveva chiamato un’amica proprio dalla cucina e, senza abbassare la voce, aveva sospirato:
— Mia nuora è un disastro completo, povero Marco si rovina la vita. Ma che può fare? È troppo buono, tutto suo padre.
Eppure quello, Silvia lo capì dopo, era soltanto l’inizio.
Poco tempo più tardi dal suo portafoglio cominciarono a sparire banconote di piccolo taglio. All’inizio non ci fece troppo caso. Si convinse di essere stata distratta, di averle spese senza ricordarsene, e si arrabbiò con se stessa.
Poi, un giorno, scomparvero anche i suoi stivali invernali.
— Io di certo non li ho toccati — disse Paola, con un’aria offesa studiata alla perfezione. — Magari li hai buttati tu.
— Io? — Silvia la fissò incredula. — Avrei buttato i miei stivali?
— Che ne so… può capitare — rispose la suocera, allargando le braccia.
Dopo aver scoperto la telecamera in cucina, Silvia cercò il modello su internet e trovò sul sito del produttore la password predefinita indicata nel manuale. Paola non si era nemmeno presa la briga di cambiarla. Così Silvia riuscì a collegarsi senza difficoltà e aprì l’archivio delle registrazioni.
Sul display apparve la sua cucina. Dentro si muoveva Paola. Con calma meticolosa passava in rassegna i pensili, uno dopo l’altro. Tirava fuori barattoli, guardava dietro, controllava gli angoli, poi rimetteva tutto al proprio posto. La telecamera era economica e registrava senza audio, quindi non si capiva che cosa stesse cercando.
In un altro filmato Paola parlava con qualcuno. Agitava le mani, annuiva, poi annotava qualcosa su un pezzo di carta e lo infilava nella tasca della vestaglia.
Anche lì, senza suono, era impossibile intuire l’argomento della conversazione. Per prudenza, Silvia scaricò entrambe le registrazioni sul telefono.
Presa da quella rete di manovre della suocera, quasi non si accorse che nel frattempo anche Marco era cambiato. La sera restava incollato al cellulare e, appena Silvia si avvicinava, lo girava subito con lo schermo rivolto verso il basso.
