“Mia madre da sola non ce la fa, e tu te ne stai lì a trafficare col telefono!” sbottò Simone con tono brusco mentre Giulia restava immobile al computer

Una richiesta insensibile e gravemente ingiusta.
Storie

— Stai esagerando. Mia madre vuole soltanto mettere un po’ d’ordine.

Giulia fece un gesto secco con la mano, come a tagliare corto, e tornò nella sua stanza. Continuare quella discussione non aveva alcun senso.

Da quel momento, in casa, l’aria peggiorò di giorno in giorno. Cecilia Pagano si comportava sempre più come se fosse lei la padrona dell’appartamento; Giulia, invece, si chiudeva in se stessa, parlava meno, evitava gli scontri finché poteva. Simone Ferrara fingeva di restare neutrale, ma alla fine, ogni volta, trovava il modo di schierarsi dalla parte della madre.

Poi arrivò il sabato. Per Giulia era una giornata decisiva: doveva consegnare il sito aziendale di un’impresa edile, un lavoro importante e complesso. Se non lo avesse mandato entro sera, avrebbe perso il cliente e anche il compenso. Non era un incarico da fare distrattamente: richiedeva attenzione, precisione, concentrazione assoluta.

Si alzò alle sette, bevve un caffè in piedi, si chiuse nella stanza e si mise davanti al computer. Le ore scivolarono via senza che quasi se ne accorgesse. Non uscì nemmeno per fare colazione. Appoggiò il telefono accanto alla tastiera, con lo schermo rivolto verso il basso, proprio per non lasciarsi distrarre.

Verso mezzogiorno aveva quasi terminato le pagine principali. Restavano il piè di pagina, il controllo della versione mobile e il caricamento finale sul server. Giulia si stirò le braccia, si massaggiò la nuca indolenzita e prese il cellulare per controllare rapidamente le chat di lavoro. In quello stesso istante la porta si spalancò con tale violenza da sbattere contro la parete.

Sulla soglia comparve Simone, il volto acceso, le mani serrate a pugno.

— Ma che cosa stai facendo, ti sei messa in sciopero? — urlò. — Mia madre non ce la fa da sola e tu sei qui a giocare col telefono!

Giulia spense lentamente lo schermo e si voltò verso di lui. Per qualche secondo rimase immobile a fissarlo, come se quelle parole le sembrassero impossibili.

— Che cosa hai detto?

— Ho detto che basta poltrire! — ribatté lui, alzando ancora di più la voce. — Mamma è in piedi da stamattina, cucina, pulisce, sistema la casa. E tu te ne stai seduta qui a smanettare!

Giulia si alzò dalla sedia. Quando parlò, la sua voce era fredda, nitida.

— Non sto smanettando. Sto lavorando. Da cinque ore, senza fermarmi, su un progetto urgente che porta soldi in questa casa.

— Lavoro? — Simone fece un gesto sprezzante. — Stai su Internet! Il lavoro vero è quello di chi va in ufficio, come me. Tu sei qui comoda, a casa, e hai pure il coraggio di rispondere.

— Guadagno quanto te! — La rabbia le salì in gola, bruciante. — I miei incarichi pagano le bollette, la spesa, i vestiti. O credi che i soldi piovano dal cielo?

— Non alzare la voce con me! — gridò Simone. — Sei egoista. Pensi solo a te stessa. La famiglia, per te, non conta niente.

— La famiglia? Quale famiglia? — Giulia gli si avvicinò di un passo. — Tua madre decide tutto qui dentro, mi umilia, mette bocca su ogni cosa, e tu le dai sempre ragione. Questa non è una famiglia, è una condanna.

— Sei un’ingrata! Mamma lo fa per noi, vuole aiutare!

— Non aiuta. Ostacola. Si intromette nel mio lavoro, nelle mie cose, nella mia vita.

In quel momento Cecilia entrò nella stanza, asciugandosi le mani in uno strofinaccio da cucina.

— Che succede qui? Simone, va tutto bene?

— Mamma, è Giulia che ha iniziato — disse lui subito, cambiando tono e assumendo un’aria offesa.

— Lo sapevo! — Cecilia puntò uno sguardo duro sulla nuora. — Mancanza di rispetto verso una persona anziana, mancanza di rispetto verso tuo marito. Ma tu lo sai come deve comportarsi una moglie? Una moglie sostiene il marito, manda avanti la casa, non passa le giornate davanti al computer!

A Giulia sembrò che qualcosa, dentro di lei, si spezzasse di colpo. Tutta la stanchezza, le umiliazioni, la rabbia trattenuta per settimane esplosero nello stesso istante.

— Basta. Adesso basta. Fuori da casa mia, tutti e due.

Cadde un silenzio pesante. Simone e Cecilia la fissarono senza riuscire a parlare, come se non avessero capito davvero ciò che aveva appena detto.

— Come, scusa? — fu Simone il primo a riprendersi.

— Ho detto: fuori — ripeté Giulia, con una calma che non lasciava spazio a repliche. — Questo appartamento è mio. Mio. Qui la padrona di casa sono io.

Amore o Soldi