“Per colpa sua, io e mio marito finiremo” accusò Giorgia con la voce rotta, lasciando Paola immobile e sconvolta

Questo silenzio è ingiusto, opprimente e vergognoso.
Storie

Senza tirarla troppo per le lunghe, decise di controllare di persona.

Aspettò che terminasse l’orario di lavoro di Riccardo e, senza alcuna fretta apparente, raggiunse l’indirizzo della rivale. Entrò nel portone approfittando dell’arrivo di una donna, che la squadrò di sbieco, poi salì fino al quarto piano. Appartamento quarantatré. Suonò il campanello. Un secondo dopo, voltandosi di lato, cominciò a tempestare la porta con colpi secchi del piede.

— Apri! Lo so che sei lì dentro!

Certo che lo sapeva. L’auto di suo figlio era parcheggiata nel cortile.

La porta si aprì e comparve Riccardo Sala. Nei suoi occhi passarono insieme stupore e panico.

— Mamma? Tu… come hai…

Paola Basile non disse nulla. Lo fissava soltanto. Alle sue spalle intravide una ragazza. Giovanissima, ventidue anni al massimo. Labbra carnose, vita stretta, capelli lunghi fino ai fianchi. Addosso aveva una vestaglietta corta, talmente corta da coprirle appena le cosce. Una meraviglia, non c’era che dire.

La ragazza accennò un sorriso imbarazzato e arrossì persino.

— Buongiorno… cercava qualcuno?

Riccardo, rosso fino alle orecchie, riuscì a mormorare a fatica:

— È mia madre.

Il sorriso della ragazza si spense all’istante.

— Oh.

Paola non perse tempo in spiegazioni. Afferrò Riccardo per il colletto della camicia, lo girò di forza e lo spinse fuori, sul pianerottolo. Lui non oppose resistenza: era troppo sconvolto per reagire.

— Mamma, parliamo…

— Zitto!

Raccolse le sue scarpe da terra e gliele lanciò contro la schiena. Poi tornò a guardare la ragazza, che ormai aveva il terrore stampato in faccia.

— E tu ascoltami bene, bellezza. Lui ha una moglie. E tre figli. Il più grande ha sette anni, il più piccolo appena sei mesi. Lo sapevi?

La giovane fece un passo indietro, schiacciandosi contro la parete.

— Io… lui mi aveva detto che avrebbe divorziato…

— Riccardo dice un sacco di cose. E tu, quando ti sei infilata nel letto di un uomo sposato, con che parte del corpo ragionavi?

— Mamma, basta! — urlò Riccardo dal pianerottolo, cercando intanto di mettersi le scarpe.

— Chiudi quella bocca! — Paola non si voltò nemmeno verso di lui. Si avvicinò invece alla ragazza, fino quasi a sfiorarla. — Ti avverto, ragazzina. Anche se lui oggi lasciasse sua moglie e venisse da te, per me non cambierebbe nulla. Io non ti riconoscerò mai. Per me sarai il vuoto. Al vostro matrimonio non ci metterò piede, i tuoi figli non li guarderò neppure, e sulla soglia di casa mia non entrerai. Ti maledirò, hai capito? E se ti azzardi ancora ad avvicinarti a lui, ti rovino la vita. Non ho paura di pagare per quello che faccio.

La ragazza ormai piangeva. Le lacrime le scendevano sulle guance e singhiozzava piano, come un cucciolo spaventato. Paola, però, non provò la minima pietà.

— Se gli telefoni un’altra volta, o se lui rimette piede qui, poi non dire che non ti avevo avvisata. Dove credi di andare? Quest’uomo ha tre figli. Ti mancano i guai? Te li procuro io.

Si girò, afferrò Riccardo per una spalla e lo trascinò giù quasi per la collottola. Paola respirava a fatica, divorata da una rabbia che non riusciva più a contenere. Arrivata al secondo piano, si lasciò cadere sul davanzale. Suo figlio rimase in piedi davanti a lei, con l’aria di uno scolaro colto sul fatto.

— Adesso ascoltami bene. Se ti rivedo qui un’altra volta, prenditela solo con te stesso. Sistema le cose con tua moglie, invece di correre dietro alle ragazzine. Mi sono spiegata?

Riccardo abbassò lo sguardo.

— Mamma, io così non ce la faccio più — disse piano. — È da tanto che non amo più Giorgia Sorrentino. Tra noi non c’è passione, non c’è niente. Viviamo come due coinquilini. Lei pensa solo a cucinare, ai bambini, a pulire casa. E io, invece, vorrei altro.

Amore o Soldi