“Suo marito non è in viaggio di lavoro. È con me in Sardegna” — Alessia bloccò tutte le carte dal telefono e fingeva un sorriso per la figlia

Una verità ingiusta, dolorosa e sconvolgente.
Storie

Era un messaggio di Marco.

«Alessia, ti prego. Mandami almeno cento euro. Domani devo pagare il taxi fino all’aeroporto e cambiare il biglietto. Rientro prima, lo sistemo oggi stesso. Non aspetterò altri quattro giorni. Domani sarò a casa e parleremo di tutto.»

Alessia rimase a fissare quelle righe per qualche secondo. Poi aprì l’app della banca e gli trasferì cinquanta euro.

«Per il taxi e qualcosa da mangiare. Basta così. Non chiedermi altro.»

La risposta arrivò quasi subito, come se lui fosse rimasto con il telefono in mano ad aspettare.

«Grazie. Davvero, grazie, Alessia. Domani torno.»

«Va bene.»

«Rimetterò tutto a posto. Te lo prometto.»

Lei non scrisse più nulla. Le promesse di Marco, ormai, avevano perso qualunque peso.

La mattina seguente Giulia Rinaldi si preparava per andare a scuola, chiacchierando del più e del meno con quella leggerezza infantile che, in quel momento, ad Alessia sembrava quasi dolorosa. Lei, invece, si muoveva in cucina come un automa: porridge, panini, tè caldo. Gesti ripetuti mille volte, eseguiti senza pensarci.

— Mamma, perché hai quella faccia triste?

Alessia abbassò lo sguardo sulla tazza che teneva tra le mani.

— Ho dormito poco, amore. Tutto qui.

— Per colpa di papà?

La domanda la inchiodò sul posto. Per un istante non riuscì nemmeno a respirare.

— Perché lo pensi?

Giulia fece spallucce, ma nei suoi occhi non c’era ingenuità.

— Ieri vi siete arrabbiati. Vi ho sentiti.

Dio, quanto percepiscono i bambini. Anche quando gli adulti credono di proteggerli, loro assorbono tutto: i silenzi, le porte chiuse troppo forte, le voci trattenute.

Alessia posò la tazza e si sedette accanto alla figlia.

— Ascoltami bene. A volte gli adulti devono affrontare discorsi difficili. Questo però non cambia una cosa: io e papà ti vogliamo bene. Sempre. Hai capito?

— Divorziate?

Giulia la guardava dritta negli occhi. In quello sguardo c’era una maturità che Alessia non avrebbe mai voluto vedere in una bambina della sua età. Le venne voglia di piangere, ma si impose di restare calma.

— Non lo so ancora. Forse. Però devi ricordarti una cosa: qualunque cosa accada, non sarà colpa tua. Mai. Non c’entri niente tu.

— Lo so, — disse Giulia annuendo piano. — Camilla Sala, della mia classe, raccontava che quando i suoi genitori si sono separati tutti continuavano a ripeterle che lei non aveva colpe. Però lei lo aveva capito da sola. Si erano solo smessi di amare.

Alessia sentì qualcosa spezzarsi dentro.

— Sei una bambina molto intelligente.

— Mamma… se vi lasciate, io resto con te?

— Certo, amore mio. Starai con me. E vedrai anche papà, tutte le volte che vorrai.

Giulia rimase in silenzio per qualche secondo. Poi si allungò verso di lei e la abbracciò.

— Mi farà comunque tristezza. Però ce la faccio.

Alessia la strinse forte, affondando il viso tra i suoi capelli. Ecco per chi doveva reggere. Per quella piccola persona che capiva già molto più di quanto avrebbe dovuto. Per lei non poteva crollare, almeno non adesso.

Marco rientrò la sera del giorno dopo. Alessia sentì la chiave girare nella serratura e il cuore cominciò a batterle con una violenza quasi dolorosa. Giulia era nella sua stanza, china sui compiti.

Lui comparve in soggiorno con la valigia in mano. Aveva il viso abbronzato, l’aria stanca e un’espressione colpevole che non riusciva a mascherare.

— Ciao, — disse a bassa voce.

— Ciao.

— Giulia è in casa?

— Sì. In camera sua.

Marco appoggiò il trolley contro la parete e fece qualche passo verso il divano, ma non si sedette. Sembrava non sapere dove mettere le mani, né come stare in piedi davanti a lei.

— Alessia, io… Dio, non so nemmeno da dove cominciare.

— Puoi anche non cominciare. Io quello che dovevo dire l’ho già detto.

— Però dobbiamo parlarne. Davvero. Con calma.

— Parlare di cosa? Di come mi hai tradita? Di tutte le bugie che mi hai raccontato guardandomi negli occhi? O di quello che adesso dovrei fare io?

— Di quello che succede da qui in avanti, — mormorò lui, passandosi una mano tra i capelli. — Alessia, ho sbagliato. Lo so. Ho fatto un disastro. Ma non possiamo distruggere tutto così. Undici anni insieme. Giulia.

Lei lo fissò senza abbassare lo sguardo.

— Sei stato tu a distruggerlo quando sei partito per Bali con la tua amante.

— Lo so! — alzò la voce, poi si frenò subito. — Lo so che è colpa mia. Ma almeno proviamoci. Andiamo da uno psicologo, facciamo terapia di coppia, quello che vuoi. Farò tutto ciò che mi chiederai.

— E tu cosa vorresti, Marco? Che ti perdonassi? Che fingessi che non sia successo niente? Come l’altra volta?

Lui si irrigidì.

— L’altra volta? Tu… tu come fai a…

— Pensavi davvero che non sapessi di Camilla Sala, due anni fa? Lo sapevo. Ho scelto di tacere perché volevo credere che fosse stata una debolezza, un errore isolato. Speravo che ti saresti fermato. Ti ho dato una possibilità.

— Alessia, santo cielo…

— E tu hai pensato che fossi abbastanza stupida da lasciarti continuare. Se ha perdonato una volta, perdonerà anche la seconda. Poi la terza. Poi la decima.

— No, — disse Marco scuotendo la testa. — No, non è così che ragionavo.

— Allora spiegamelo. Davvero, spiegamelo tu. Forse sono io che non capisco come funziona un matrimonio.

Lui finalmente si lasciò cadere sul divano e si prese la testa tra le mani.

— Non lo so. Forse cercavo emozioni. Qualcosa di nuovo. Con te era diventato tutto così… normale. Abituale. Tu eri sempre lì, sempre pronta a capirmi, ad aiutarmi, a sostenermi. E io… io ho desiderato altro.

Alessia si sedette di fronte a lui. Intrecciò le dita sulle ginocchia, cercando di mantenere ferma la voce.

— Quindi il problema è che sono stata una buona moglie?

— No! Non volevo dire questo.

— E allora che cosa volevi dire? Che sono noiosa? Prevedibile? Che avrei dovuto essere più interessante per te?

— Alessia, non rigirare le mie parole.

— Non le sto rigirando. Sto cercando di capire. Che cosa avrei dovuto fare di diverso, secondo te, perché tu non mi tradissi?

Marco sollevò il viso. La guardò, e per la prima volta sembrò davvero senza difese.

— Niente. Tu non hai colpe. Sono io. È la mia debolezza, il mio egoismo. Volevo tenere la famiglia e, allo stesso tempo, aggiungere un po’ di avventura alla mia vita. Mi ero convinto di poterla gestire. Che tu non lo avresti scoperto. Che nessuno si sarebbe fatto male.

— E invece mi sono fatta male io. E si farà male Giulia, quando capirà.

— Lei non deve saperlo! — Marco scattò in piedi. — Possiamo tenerla fuori da questa storia. Resta tra noi due.

— Dici sul serio? Pensi che i figli non se ne accorgano quando i genitori si mentono? Ieri mi ha già chiesto se stiamo divorziando.

Lui sbiancò.

— E tu cosa le hai risposto?

— Che non lo so.

Nella stanza calò un silenzio pesante. Marco cominciò a camminare avanti e indietro, fermandosi ogni tanto come se volesse dire qualcosa, per poi riprendere a muoversi senza trovare le parole.

— Va bene, — disse infine, espirando a fondo. — Va bene, Alessia. Ho capito. Vuoi separarti. E adesso?

— Non lo so ancora. Forse, per un po’, dovresti andare a vivere da un’altra parte. Almeno finché non capiremo come organizzarci con i documenti.

— Quindi hai già deciso. Divorzio.

Alessia osservò suo marito: stanco, smarrito, improvvisamente molto meno sicuro di sé del solito.

Amore o Soldi