“Suo marito non è in viaggio di lavoro. È con me in Sardegna” — Alessia bloccò tutte le carte dal telefono e fingeva un sorriso per la figlia

Una verità ingiusta, dolorosa e sconvolgente.
Storie

— Non lo so, Marco. Forse mi ami davvero. A modo tuo, magari. Ma a me non basta più.

— Non ti basta? — sbottò lui, incredulo. — Ti ho sempre dato tutto! Abbiamo una bella casa, una macchina, tu potresti perfino permetterti di non lavorare!

— Peccato che io lavori eccome. E quella casa, come la macchina, non sono cadute dal cielo grazie a te soltanto. Ci abbiamo messo soldi entrambi. O ti è già passato di mente che per tre anni ho fatto due lavori, pur di chiudere prima il mutuo?

— Ma che c’entra adesso?

— C’entra perché parli come se io ti dovessi qualcosa. Come se tu avessi il diritto di sparire e divertirti perché “mantieni la famiglia”. E io, secondo te, dovrei stare zitta, far finta di niente e pure ringraziare quando decidi di rimettere piede a casa.

— Non volevo dire questo…

— Invece sì. Era proprio questo il senso. E sai una cosa, Marco? Sono stanca. Stanca di essere quella comoda. Quella che capisce sempre. Quella che manda giù tutto.

Alessia stava già per chiudere la chiamata, ma lui gridò in fretta:

— Aspetta! Dimmi almeno come l’hai scoperto.

— Mi ha scritto la tua amichetta. A quanto pare, non sapeva nemmeno che tu fossi sposato.

— Rita ti ha scritto? — La voce di Marco salì di tono, spezzandosi quasi.

— Ah, quindi si chiama Rita. Che nome carino. Sì, proprio lei. Immagino abbia visto qualche foto di famiglia sul tuo telefono e abbia pensato che meritassi di sapere la verità. Le si sarà svegliata la coscienza.

— Quella stronza…

— No, Marco. Stronza è una persona che sa di distruggere una famiglia e se ne infischia. Lei non lo sapeva. Quindi, in questa storia, lo stronzo sei tu.

— Alessia, ascoltami. Non ha significato niente. È stato solo… avevo bisogno di staccare. Capisci? Dal lavoro, dalla routine, da tutto. Non c’entra con te.

— Non c’entra con me? Mi hai mentito, hai usato i nostri soldi per una vacanza romantica con un’altra donna, e secondo te non mi riguarda?

— Voglio dire che non ho smesso di amarti! Non voglio separarmi! Siamo una famiglia, Ale!

— Te lo sei ricordato mentre prenotavi una camera per due in Sardegna?

Dall’altra parte calò il silenzio. Poi Marco espirò piano.

— No.

Almeno, per una volta, non aveva mentito. E proprio quella risposta, così nuda e semplice, fece spezzare dentro Alessia qualcosa che fino a quel momento aveva resistito.

— Senti — riprese lui in fretta, quasi inciampando sulle parole —, so che sei furiosa. Ne hai tutto il diritto. Però non prendiamo decisioni a caldo. Io torno tra quattro giorni, ci sediamo e parliamo di tutto. Con calma, da adulti. Sono disposto anche ad andare da uno psicologo, a fare qualunque cosa. Però adesso… ti prego, aiutami. Mandami almeno un po’ di soldi. Qui sono davvero nei guai.

— E io, secondo te, dove sono? In paradiso? Sono a casa con nostra figlia che mi chiede quando papà rientra dal viaggio di lavoro. Che cosa dovrei dirle? “Aspetta, amore, papà deve ancora passare tre giorni in Sardegna a spassarsela con zia Rita”?

— Non dire così. Ti prego.

— Sai qual è la cosa che fa più male, Marco? Non solo il tradimento, anche se quello mi sta lacerando. Mi distrugge il fatto che tu mi abbia trattata da stupida. Eri convinto che avrei bevuto la storiella ridicola della trasferta. Che avresti potuto prendere la carta di famiglia e usarla tranquillamente senza che io me ne accorgessi. Come se non mi sarebbe mai venuto in mente di controllare.

— Non pensavo che l’avresti fatto — mormorò lui. — Non l’avevi mai fatto prima.

— Perché mi fidavo. Perché ero una cretina.

— Non sei una cretina. Tu sei… Dio, Alessia, che altro posso dirti?

— Niente. Addio, Marco. Quando tornerai, parleremo di come andare avanti. Separati, intendo.

— Alessia!

Lei chiuse la videochiamata.

Le mani le tremavano così forte che il telefono le scivolò dalle dita e cadde sul divano. Alessia si portò entrambe le mani alla testa e scoppiò a piangere, senza riuscire più a trattenersi.

— Mamma, perché piangi?

Giulia Rinaldi era ferma sulla soglia con una tazza stretta tra le mani. Nei suoi occhi grandi c’era una paura che Alessia non avrebbe mai voluto vedere.

Si asciugò in fretta il viso, cercando di rimettere insieme un’espressione normale.

— Niente, tesoro. Ho visto una cosa triste.

— Ma avevi il telefono in mano.

La sua bambina era sveglia, vedeva tutto. Sempre.

— Era un video triste — improvvisò Alessia, sforzandosi di sorridere. — Parlava di un cane. Tipo Hachiko, sai?

— Ah.

Giulia non sembrò del tutto convinta, però decise di non insistere. Fece qualche passo nella stanza, poi domandò:

— Mamma, quando torna papà?

Alessia sentì un’altra fitta al petto.

— Tra quattro giorni, come previsto.

— Posso chiamarlo?

— Facciamo domani, va bene? Adesso sarà impegnato, ed è già tardi.

Giulia annuì piano e se ne andò, ancora un po’ esitante.

Quando rimase sola, Alessia riprese il telefono e aprì la chat con Rita Greco. Il numero era lì, nella conversazione iniziata poche ore prima. Per qualche secondo fissò lo schermo, poi scrisse:

«Grazie per avermi avvisata. Ho chiarito la situazione.»

La risposta arrivò quasi subito.

«Mi dispiace tantissimo. Davvero non lo sapevo. Mi aveva detto di essere divorziato, che vedeva sua figlia solo nei fine settimana. Poi ho visto quelle foto in cui eravate tutti insieme, sembravate felici… Ho capito che mi aveva mentito.»

Alessia lesse due volte quelle righe. Le dita le rimasero sospese sulla tastiera prima di rispondere.

«Ha mentito su molte cose. A lei, a me. Probabilmente anche a se stesso.»

«Che cosa farà adesso?»

«Non lo so ancora. Però una cosa è certa: non fingerò che vada tutto bene.»

Dopo qualche istante, Rita scrisse di nuovo.

«Se può servirle saperlo, ho già preparato la valigia. Gli ho detto che me ne vado. All’inizio ha provato a trattenermi, poi ha cominciato con la storia delle carte bloccate.»

«Almeno capirà che cosa significa vedere i propri piani andare in pezzi.»

«Le auguro buona fortuna. Sinceramente.»

Alessia posò il telefono accanto a sé.

Era una situazione assurda: scambiarsi messaggi con l’amante di suo marito. Eppure Rita, almeno da quanto sembrava, era stata ingannata anche lei. Forse, in modi diversi, erano finite entrambe nella stessa trappola.

No. Non proprio.

Rita avrebbe chiuso la valigia, preso un taxi e sarebbe uscita da quella storia. Alessia, invece, doveva restare in piedi tra le macerie. Doveva capire che cosa fare di una famiglia andata in frantumi, come spiegare a Giulia che mamma e papà non avrebbero più vissuto insieme, come proteggere sua figlia da una verità troppo grande per lei.

Quella notte non riuscì a dormire.

Rimase distesa al buio, con gli occhi fissi al soffitto, ripercorrendo gli ultimi anni uno dopo l’altro. Quando era cominciato tutto? In quale momento Marco aveva iniziato ad allontanarsi?

O forse era sempre stato così, e lei aveva preferito non vedere? Piccole bugie, frasi lasciate a metà, ritardi al lavoro, messaggi cancellati troppo in fretta. Lei gli aveva creduto ogni volta, trovandogli sempre una giustificazione: era stanco, lavorava troppo, era sotto pressione.

Il telefono, rimasto immobile sul comodino, all’improvviso si illuminò e iniziò a vibrare.

Amore o Soldi