“Se non volete comportarvi da famiglia, entro la fine del mese liberate la casa” — minacciò Rita, imponendo l’ultimatum: seimila euro o via dall’appartamento

È vergognoso scegliere il denaro sulla dignità.
Storie

Matteo ascoltava senza interrompere. Gli si arrossavano le guance, le dita si chiudevano con forza attorno al telefono, eppure la risposta restava sempre la stessa:

— Mamma, non vi daremo quei soldi. E lasceremo l’appartamento.

Al quinto giorno Rita Giordano scrisse direttamente a Elisa Valentini:

«Hai ottenuto quello che volevi. Hai separato un figlio da sua madre. Spero solo che tu riesca ancora a guardare tua figlia negli occhi senza vergognarti».

Elisa lesse il messaggio seduta al tavolo della cucina. Aurora Sorrentino, accanto a lei, stava modellando con la plastilina una casetta dal tetto rosso.

— Mamma, quando avremo una casa tutta nostra? — chiese all’improvviso.

Elisa rimase immobile.

— Presto, amore.

— Una casa da cui la nonna non possa mandarci via?

Matteo, che era vicino ai fornelli, si voltò di scatto dall’altra parte.

Elisa si accucciò accanto alla bambina.

— Sì. Una casa da cui nessuno potrà cacciarci.

Quella stessa sera trovarono un annuncio che sembrava possibile. Un bilocale non grande, in una palazzina vecchia, dall’altra parte del quartiere. Non aveva finiture moderne né una ristrutturazione perfetta. Però c’erano una scuola vicina, un parco a pochi minuti e la fermata dell’autobus sotto casa. Il prezzo era al limite delle loro possibilità, ma non fuori portata.

Matteo fissò a lungo le fotografie sullo schermo, poi mormorò:

— È questa.

Elisa annuì.

— Domani andiamo a vederla.

Fase 4. Un contratto al posto dell’umiliazione

L’appartamento, dal vivo, era pieno di luce. La cucina era datata, il parquet scricchiolava a ogni passo e le finestre davano su un cortile interno dove crescevano pioppi altissimi. Aurora scelse subito la stanza vicino al balcone.

— Qui metto il letto, e là la scrivania — dichiarò con sicurezza. — E nessuno ci dirà di andarcene?

L’agente immobiliare sorrise, imbarazzata. Elisa sentì una fitta stringerle il petto.

— Nessuno — rispose Matteo. — Se la banca ci concede il mutuo.

Tre giorni dopo arrivò l’approvazione.

Rita Giordano non lo venne a sapere da loro. Fu Giulia Ferrara ad accorgersene: vide l’annuncio sul telefono di Matteo quando lui passò dalla casa in campagna a prendere una giacca di Aurora, e corse subito a riferire tutto alla madre.

Quella sera Rita telefonò. Non aveva più il tono ferito dei giorni precedenti; adesso nella voce c’era rabbia.

— Quindi per comprare casa i soldi ci sono, ma per aiutare tua sorella no?

Matteo mise il vivavoce. Elisa era in piedi accanto a lui.

— Mamma, quei soldi li abbiamo messi da parte in tre anni.

— E allora? Anche Giulia ha diritto a vivere decentemente!

— Che lavori e risparmi, allora.

— Come ti permetti di parlare così di tua sorella?

— Nello stesso modo in cui tu ti sei permessa di dirci di lasciare l’appartamento.

Dall’altra parte cadde un silenzio pesante.

— Io l’ho detto per farvi riflettere.

Elisa intervenne con voce bassa, ma chiarissima:

— Abbiamo riflettuto. Infatti stiamo comprando una casa nostra.

Rita la sentì e si infiammò all’istante.

— Ah, quindi adesso il mio appartamento non vi serve più?

— Sei stata tu a chiederci di liberarlo — disse Matteo.

— Non pensavo che l’avreste presa così alla lettera!

Elisa guardò il marito. Ecco la verità. Rita non voleva davvero che se ne andassero. Voleva solo spaventarli, piegarli, costringerli a obbedire.

Ma la paura, ormai, si era trasformata in una pratica di mutuo approvata.

Fase 5. L’ultimo mese

Cominciarono a fare gli scatoloni.

Prima i libri, i vestiti fuori stagione, i vecchi giochi di Aurora. Poi i piatti, le lenzuola, i documenti. Elisa scriveva su ogni scatola con una calligrafia ordinata: “Cucina”, “Camera di Aurora”, “Documenti”, “Inverno”.

Ogni scatolone chiuso sembrava staccare dall’appartamento un pezzo della loro vita.

Rita Giordano si presentò due volte.

La prima arrivò per controllare che non portassero via “cose non loro”.

— Questo armadio l’ho comprato io — disse, ferma nell’ingresso.

— Lo tenga pure — rispose Elisa con calma. — Noi ne abbiamo già ordinato un altro.

Rita rimase spiazzata. Evidentemente non se l’aspettava.

— E le tende?

— Può tenere anche quelle.

— Non era questo che intendevo!

— E allora che cosa intendeva?

Rita strinse le labbra e si rifugiò in cucina. Da una mensola prese una tazza, una di quelle che anni prima aveva regalato ad Aurora.

— Questa è mia.

Aurora parlò piano:

— Nonna, ma me l’avevi regalata per il compleanno.

Rita si bloccò. Per un istante le passò sul viso un’ombra di disagio. Durò pochissimo.

— Be’… se te l’ho regalata, allora prendila.

Senza dire una parola, Elisa mise la tazza nello scatolone con scritto “Camera di Aurora”.

La seconda volta Rita arrivò insieme a Giulia Ferrara. Giulia si guardò intorno, osservò i mobili smontati, le pareti nude, le scatole impilate, e disse con una naturalezza quasi sfacciata:

— Poi potrei venire a stare io qui, no? Tanto l’appartamento si libera.

Rita lanciò alla figlia uno sguardo secco.

— Vedremo.

Fu in quel momento che Elisa capì tutto: Giulia, nella sua testa, si era già sistemata lì come padrona di casa. Ma anche Rita Giordano aveva già i suoi progetti.

Amore o Soldi