“Se non volete comportarvi da famiglia, entro la fine del mese liberate la casa” — minacciò Rita, imponendo l’ultimatum: seimila euro o via dall’appartamento

È vergognoso scegliere il denaro sulla dignità.
Storie

Fase 1. Metà di un sogno

— Non potete? — ripeté la suocera, fissandoli. — Oppure non volete?

Elisa Valentini sostenne lo sguardo di Rita Giordano senza alzare la voce.

— Non vogliamo consegnare l’anticipo per la nostra casa a un’attività improvvisata, senza conti chiari.

Sul tavolo calò un silenzio pesante. Perfino Aurora, nella stanza accanto, smise per un attimo di far frusciare le matite sul foglio.

Giulia Ferrara sbuffò, offesa:

— Quindi per voi un appartamento vale più della mia vita?

— Per noi conta prima di tutto la vita di nostra figlia — rispose Elisa. — E la stabilità della nostra famiglia.

Rita Giordano allontanò lentamente la tazza, come se quel gesto bastasse a chiudere ogni discussione.

— Ah, la famiglia. Benissimo. Allora parliamo con sincerità. Da sei anni vivete nel mio appartamento quasi gratis. Se foste stati in affitto, avreste già dato almeno diecimila euro a degli estranei. Io vi ho aiutati. Adesso tocca a voi aiutare Giulia.

Matteo Pellegrini posò finalmente il cucchiaio.

— Mamma, paghiamo noi le bollette, abbiamo sistemato la cucina, cambiato le finestre, rifatto l’impianto idraulico…

— Lo avete fatto per voi stessi! — lo interruppe secca la madre. — Non venirmi a fare l’elenco di ogni vite.

Elisa sentì un gelo sottile salirle dentro. Le parole della suocera facevano male, certo, ma avevano anche una loro utilità: spazzavano via le ultime illusioni.

— Rita Giordano, mi pare di capire che ci stia mettendo davanti a una scelta. O diamo a Giulia seimila euro, oppure lasciamo l’appartamento. È così?

— Esattamente — disse la suocera. — Se non volete comportarvi da famiglia, entro la fine del mese liberate la casa.

Matteo si alzò di scatto.

— Mamma, ti rendi conto che abbiamo una bambina?

— Proprio per la bambina dovreste essere riconoscenti. Altri, al vostro posto, avrebbero baciato la terra.

Anche Elisa si alzò.

— Aurora, raccogli le matite. Andiamo a casa.

Giulia sorrise con cattiveria.

— A casa? Per ora, forse.

Elisa si voltò verso di lei.

— Ricordati questa frase. Un giorno capirai da sola che suono ha.

Fase 2. Il viaggio senza parole

Rientrarono in città senza parlare.

Aurora si addormentò quasi subito, stringendo al petto una bambolina di carta. Matteo guidava con le mani serrate sul volante, tanto che le nocche gli erano diventate bianche. Elisa guardava le luci della strada scorrere oltre il finestrino e pensava a quanto fosse strano: per sei anni aveva chiamato “casa” quell’appartamento, pur sapendo, in fondo, che lo sarebbe diventato davvero solo quando le chiavi fossero appartenute a loro.

— Scusami — disse infine Matteo.

Elisa non si voltò subito.

— Per che cosa, esattamente?

Lui fece un sorriso amaro.

— Per averle parlato dei nostri risparmi. Per aver creduto che mia madre fosse semplicemente contenta del fatto che stavamo mettendo soldi da parte. Per non aver capito prima.

— Volevi fidarti di tua madre.

— E lei ha fatto i conti in tasca a noi.

— Sì.

Matteo svoltò nel cortile. Le finestre del loro appartamento, al quarto piano, brillavano di una luce gialla e tiepida. Lì Aurora aveva mosso i primi passi. Lì Elisa aveva incollato la carta da parati in cucina, in piedi su un vecchio sgabello. Lì Matteo, una notte, aveva montato il lettino della bambina imprecando sottovoce per non svegliare la figlia appena nata.

E tutto quello, all’improvviso, si rivelava provvisorio.

Una volta entrati, Elisa mise a letto Aurora. Poi tornò in soggiorno e aprì il portatile.

— Che stai facendo? — chiese Matteo.

— Cerco appartamenti.

— Adesso?

— Adesso. Ci hanno dato tempo fino alla fine del mese.

Lui si sedette accanto a lei.

— Abbiamo dodicimilaquattrocento euro. Se non tocchiamo il fondo d’emergenza, possiamo usarli come anticipo.

— Allora il fondo d’emergenza resta dov’è. Guardiamo solo ciò che possiamo permetterci davvero.

Matteo le coprì la mano con la sua.

— Elisa, quei soldi a Giulia non li darò.

Lei lo osservò con attenzione.

— Anche se tua madre farà pressione?

— Anche se mi tratterà da figlio ingrato.

Per la prima volta in tutta la giornata, Elisa riuscì a respirare.

Fase 3. La casa che non avevano scelto

I giorni successivi diventarono una corsa continua. Lavoro, asilo, visite agli appartamenti, telefonate alle agenzie, simulazioni di mutuo. Elisa preparava tabelle, confrontava prezzi, spese condominiali e distanze. Matteo, finito il turno, correva a vedere gli immobili che potevano rientrare nel loro budget.

Rita Giordano chiamava ogni sera.

All’inizio usava un tono morbido:

— Matteo, pensaci bene. Giulia non è mica un’estranea.

Poi passò al vittimismo:

— Da te non mi sarei mai aspettata tanta durezza.

Infine smise di girarci intorno:

— È stata Elisa a metterti contro di me. Prima di lei eri un figlio normale.

Amore o Soldi