“È casa mia. L’ho pagata con i miei soldi” disse Giada, stanca, mentre la suocera la rimproverava

Atto coraggioso o gesto egoista, profondamente ingiusto.
Storie

La casa ruotava attorno alle sue decisioni.

Caterina Pagano si comportava in quell’appartamento come una padrona assoluta. Stabiliva lei che cosa si sarebbe mangiato a cena, a che ora accendere la televisione, quando mandare a dormire Sofia Rinaldi, quali prodotti comprare e quali lasciare sugli scaffali.

Giada Grassi, lì dentro, non contava nulla. Abitava sotto un tetto che non era il suo, seguendo regole che non aveva scelto.

— Giadina, così non puoi vestire Sofia, prenderà freddo!

— Giada, perché hai comprato questo salame? Te l’avevo detto: si prende solo quello in offerta!

— Giadina, basta libri prima di dormire. Poi si agita e non chiude occhio.

Claudio Palmieri, invece, taceva. Ogni volta che Giada provava a parlargli seriamente dell’idea di andare via, lui scivolava via con frasi vaghe.

— Restiamo ancora un po’, dai. Che fretta c’è? Mamma da sola fa fatica.

— E io, invece, non faccio fatica? — gli chiedeva lei.

— Porta pazienza. È pur sempre mia madre.

E Giada portò pazienza. Per quattro anni. Poi per cinque. Continuò a lavorare, a consegnare metà dello stipendio a Caterina, a crescere sua figlia e a ingoiare in silenzio ogni critica: su come cucinava, su come si vestiva, su come educava Sofia.

Aspettava il giorno in cui Claudio avrebbe detto: “Basta, ce ne andiamo”.

Ma quel giorno non arrivò mai.

Poi morì la nonna di Giada.

Margherita Benedetti era stata una donna dolce, minuta, ormai molto anziana, che aveva vissuto per tutta la vita in un piccolo paese, in un appartamento di due stanze. Non aveva altri nipoti. C’era solo Giada. E a lei lasciò ogni cosa.

La casa era vecchia e avrebbe avuto bisogno di parecchi lavori, ma si trovava in pieno centro. Giada andò al funerale, sistemò le carte, raccolse i documenti necessari e mise l’appartamento in vendita.

L’acquirente arrivò in fretta. Lo vendette per circa venticinquemila euro. Il denaro comparve sul suo conto in una cupa giornata di ottobre. Giada era seduta alla scrivania, in ufficio, fissava le cifre sull’app della banca e, per la prima volta dopo cinque anni, sentì qualcosa che aveva quasi dimenticato: la possibilità di scegliere.

Non ne parlò con nessuno. Né con Claudio, né tantomeno con Caterina Pagano.

Cominciò a cercare. Scorreva annunci la sera, telefonava, prendeva appuntamenti, andava a vedere appartamenti appena poteva. Non desiderava il lusso. Voleva solo un posto piccolo, pulito, luminoso. Suo. Non importava troppo il quartiere, non importava che fosse modesto. L’unica cosa davvero essenziale era che appartenesse a lei.

Dopo un mese lo trovò. Un monolocale in un palazzo nuovo, in periferia: trentotto metri quadrati, finiture già pronte, finestre chiare, un cortile tranquillo. Prezzo: ventimila euro tondi.

Giada lo comprò quello stesso giorno.

Intestò tutto a sé, firmò i documenti, ritirò le chiavi e andò subito a rivederlo. Rimase in piedi al centro della stanza vuota, ascoltando il silenzio. E sorrise. Dopo anni, sorrise semplicemente così, senza doversi giustificare con nessuno.

Quella era casa sua. Soltanto sua.

Aveva deciso di dirlo a Claudio la sera, con calma, quando sarebbero stati soli. Gli avrebbe spiegato che aveva comprato un appartamento con i soldi ereditati da sua nonna, che era arrivato il momento di lasciare la casa di sua madre, che Sofia aveva ormai sette anni e meritava uno spazio tutto per sé.

Ma Caterina lo scoprì prima.

Come ci fosse riuscita, Giada non lo capì mai davvero. Forse aveva origliato una telefonata. Forse aveva frugato nella sua borsa e trovato i documenti. A quel punto, però, non faceva differenza.

Quando Giada rientrò dal lavoro, la suocera la stava già aspettando, pronta alla guerra.

— Sei una traditrice! — urlò Caterina Pagano. — Io ti ho aperto la porta di casa, ti ho dato da mangiare, ho badato a tua figlia, e tu fai una cosa del genere? Quei soldi dovevano servire alla famiglia!

Giada la guardò con una stanchezza fredda.

— A quale famiglia?

— Alla nostra! Dovevi comprare una macchina a Claudio Palmieri e mettere da parte qualcosa per gli studi di Marta Sorrentino!

Amore o Soldi