“Se non avete intenzione di dare una mano ad Azzurra, allora a fine mese lasciate libero l’appartamento,” disse Teodora con una calma tale che sembrava stesse chiedendo di passarle la zuccheriera

Calma ostentata, decisione crudele e ingiusta.
Storie

E magari occuparmi anche di tende su misura. In questo periodo, secondo me, è un servizio che può funzionare: la gente compra meno capi nuovi e preferisce sistemare quelli che ha già.

Chiara rimase ad ascoltare senza interromperla. In sé, l’idea non era campata in aria. Le persone facevano davvero accorciare pantaloni, sostituire cerniere, stringere vestiti, adattare tende troppo lunghe. Il punto, però, non era quello. Il punto era capire chi avrebbe messo i soldi per partire.

— Di quanto avresti bisogno? — domandò Paolo.

Teodora Mancini parve quasi raddrizzarsi sulla sedia, come se non aspettasse altro che quella domanda.

— Seimila euro. Macchine da cucire, tagliacuci, un banco da lavoro, l’insegna, due mesi d’affitto anticipati e tutte le piccole spese iniziali. Per voi non è una cifra impossibile. Qualcosa da parte ce l’avete.

Chiara appoggiò la tazzina sul piattino con lentezza.

— E lei come fa a sapere quanto abbiamo messo da parte?

La suocera non guardò lei. Si voltò verso il figlio.

— Me l’ha detto Paolo. E allora? Non si può più parlare con la propria madre?

Chiara spostò lo sguardo sul marito. Lui abbassò gli occhi, colpevole.

— Non pensavo che la conversazione sarebbe arrivata a questo, — mormorò. — Ho solo detto che stavamo risparmiando.

— E hai detto anche quanto, — rispose Chiara, con lo stesso tono basso.

Azzurra alzò gli occhi al cielo.

— Oddio, ma davvero dobbiamo metterla su questo piano? Non vi sto chiedendo un regalo per sempre. Ve li restituisco. Non subito, è ovvio, ma poco alla volta. Siamo una famiglia oppure no?

— Siamo una famiglia, — annuì Chiara. — Proprio per questo ti faccio delle domande. Azzurra, hai calcolato il punto di pareggio?

— Il che?

— Quanti lavori al mese devi fare solo per coprire l’affitto? Non per guadagnare, ma almeno per non andare in perdita.

Azzurra restò zitta per un momento.

— Be’, più o meno me lo immagino.

— “Più o meno” non è un numero. Quanto viene l’affitto?

— Cinquecentoventi euro. Però la posizione è ottima.

— E c’è anche una mensilità di cauzione?

— Sì.

— Poi ci sono i lavori di sistemazione, la luce, i materiali, il registratore di cassa. Se vuoi prendere una seconda sarta, il regime da lavoratrice autonoma semplice potrebbe non bastare, ti serve una partita IVA strutturata. Hai considerato tasse e contributi?

— Chiara, sei sempre la solita, — sbuffò Azzurra, contraendo il viso. — Con te non si riesce mai a parlare come persone normali. Vedi solo problemi e catastrofi.

— Non sono catastrofi. Sono conti. Seimila euro non sono il prezzo di un pacchetto di fazzoletti.

Teodora espirò rumorosamente, infastidita.

— Basta interrogare questa ragazza. Non siamo in banca. Qui serve una mano, non una revisione contabile.

— Aiutare può voler dire tante cose, — replicò Chiara. — Possiamo darle una mano a preparare un piano, controllare il contratto d’affitto, capire gli adempimenti fiscali. Ma non possiamo consegnare metà dei nostri risparmi a un progetto che non è stato valutato con serietà.

— Non potete? — ripeté la suocera. — O non volete?

Paolo si passò una mano sulla fronte.

— Mamma, è comunque una somma importante. Dobbiamo pensarci.

— Pensarci? — La voce di Teodora salì di colpo. — Io vi tengo nel mio appartamento da sei anni. Sei anni! Se aveste dovuto pagare un affitto, avreste già buttato via decine di migliaia di euro. Invece, grazie a me, vi siete fatti il vostro gruzzolo, e adesso fate pure gli schizzinosi.

— Non facciamo gli schizzinosi, — disse Paolo. — Stiamo mettendo da parte i soldi per una casa nostra.

— Una casa vostra? — Teodora rise senza allegria. — Ma una casa ce l’avete già. Oppure il mio appartamento non è abbastanza dignitoso per voi?

Fu in quel momento che Chiara disse ciò che teneva dentro da troppo tempo.

— Teodora Mancini, noi non viviamo in una casa nostra. Viviamo in casa sua. E oggi lei ce lo ha appena ricordato nel modo più chiaro possibile.

Sul tavolo calò il silenzio.

Poi la suocera pronunciò proprio quella frase:

— Se non avete intenzione di aiutare Azzurra, allora entro la fine del mese lasciate l’appartamento.

E, pochi secondi dopo, ogni cosa era già cambiata.

Chiara fu la prima ad alzarsi.

— Va bene, — disse. — Ce ne andremo.

Teodora sbatté le palpebre.

— Non ho detto che dovete uscire oggi stesso.

— Ha ragione. L’appartamento è suo.

Amore o Soldi