Lo disse con il tono di chi stesse concedendo un favore immenso, quasi un gesto di rara generosità verso la nuora.
— Quanto? — domandò Francesca Grassi, senza tradire alcuna emozione.
Roberta Coppola fece una piccola pausa, come se stesse valutando una cifra importante.
— Mah… direi che ottanta euro al mese possono bastarti. Di più non ti serve. Tanto non devi mica vestirti elegante ogni giorno: lavori, torni a casa, fine.
Francesca fece il calcolo in un lampo. Ottanta euro su uno stipendio di circa mille seicento. Più o meno il cinque per cento del denaro che guadagnava lei stessa.
— Molto generoso — commentò piatta.
La suocera annuì soddisfatta, del tutto incapace di cogliere l’ironia.
— Appunto. Anche a Marco Pellegrini do sempre qualcosa per le sue spese. Certo, a lui un po’ di più: è un uomo, ha incontri, impegni, spese di rappresentanza.
— Mamma, dai, non esagerare… — borbottò Marco, visibilmente a disagio.
— Ma figurati, figlio mio. Io capisco benissimo tutto. In questa casa sei tu il pilastro della famiglia.
Francesca sollevò gli occhi verso il marito. Il “pilastro della famiglia”: un uomo che consegnava l’intero stipendio alla madre e che, a trentacinque anni, riceveva da lei la paghetta. Abbassò lo sguardo sul piatto e continuò a mangiare in silenzio.
Passò all’incirca un mese, poi accadde qualcosa che nessuno si aspettava. In ufficio le proposero una promozione. Un ruolo nuovo, più responsabilità, incarichi più complessi e una retribuzione quasi raddoppiata. Dopo una riunione, la sua responsabile, una donna sulla cinquantina, lucida e concreta, la chiamò in disparte.
— Francesca Grassi, lei è una professionista eccellente. Però preferisco essere chiara: non si tratta solo di guadagnare di più. Ci saranno anche più pressioni. Trasferte. Orari meno rigidi. Se la sente?
— Me la sento — rispose Francesca, senza esitazione.
La donna la studiò per qualche secondo.
— E la sua famiglia? Suo marito non farà storie?
Sulle labbra di Francesca comparve un sorriso strano, appena accennato.
— La mia famiglia ne sarà felicissima.
La sera, durante la cena, comunicò la novità. Roberta Coppola quasi si illuminò.
— Ma questa sì che è una bella notizia! Brava, Francesca Grassi! Allora la nostra cassa di famiglia crescerà parecchio!
— Sì — confermò Francesca. — Crescerà abbastanza.
— E adesso quanto prenderai?
— Circa tremiladuecento euro al mese, considerando tutto.
Roberta rischiò quasi di strozzarsi con il tè.
— Quanto hai detto?
— Tremiladuecento. Ovviamente includendo premi, indennità e rimborsi per le trasferte.
Negli occhi della suocera si accese un lampo avido. La sua mente aveva già cominciato a distribuire quella somma: qualche lavoro in salotto, mobili nuovi, forse persino una breve vacanza in una località termale italiana.
— Straordinario! Davvero straordinario! Marco Pellegrini, hai sentito? Tua moglie si è data proprio da fare!
Marco annuì, fissando Francesca con un misto di sorpresa sincera e sottile inquietudine. Non si era mai immaginato un salto di carriera simile per lei. Nella sua idea, una moglie lavorava tranquilla in un posto modesto; le promozioni importanti, quelle vere, appartenevano agli uomini.
— Complimenti — riuscì infine a dire, come se la parola gli fosse rimasta incastrata in gola.
— Grazie — rispose lei. — A proposito, dovrò anche viaggiare per lavoro. La prima trasferta è tra due settimane: vado a Perugia per cinque giorni.
— Trasferta? — Roberta strinse gli occhi. — E la casa? E la bambina?
— Emma Caruso può restare al doposcuola. Oppure potete occuparvene voi due, tu e Marco Pellegrini. Siamo una famiglia, no? Qui è tutto in comune e ci si aiuta a vicenda.
Roberta serrò le labbra, ma non replicò. Tremiladuecento euro al mese erano una cifra sufficiente a farle ingoiare parecchi fastidi.
Il primo stipendio maggiorato arrivò il mese seguente. Francesca, come aveva sempre fatto, consegnò l’intera somma alla suocera. Roberta contò le banconote con cura, una per una, con un’espressione radiosa. Poi però si fermò.
— Francesca Grassi, dov’è il resto?
— Quale resto?
— Non avevi detto tremiladuecento? Qui ce ne sono solo duemilacento.
— Ah, quello. Gli altri millecento sono legati alle trasferte. Vengono accreditati su una carta separata, sono fondi destinati a spese specifiche. Bisogna rendicontare tutto.
La fronte di Roberta si riempì di rughe.
— Ma non li spenderai mica tutti quando sei fuori. Qualcosa si potrebbe risparmiare.
— In teoria sì — ammise Francesca. — Però i controlli sulle note spese sono molto rigidi. Vogliono vedere ogni ricevuta.
La verità era solo a metà quella. L’indennità di trasferta arrivava davvero su un conto separato, ma nessuno la controllava con la severità che lei aveva appena descritto. Roberta Coppola, però, non aveva alcun bisogno di saperlo.
Con il passare delle settimane, i viaggi diventarono sempre più frequenti. Perugia, Bologna, Torino, Verona: Francesca spariva da casa per tre, quattro, a volte cinque giorni, lasciando la bambina al marito e alla suocera. Roberta brontolava, certo, ma finiva sempre per tacere. Il denaro compensava il disagio.
Poco alla volta, Marco si accorse che sua moglie stava cambiando. Era più sicura, più calma, meno vulnerabile. Non abboccava più alle frecciate della madre, non si metteva a discutere, non si offendeva. Faceva ciò che doveva fare e poi continuava per la propria strada. O meglio, viveva quella parte della sua vita che si svolgeva oltre le pareti dell’appartamento.
— Francesca Grassi, non ti sembrano troppe tutte queste trasferte? — le chiese una sera, mentre lei sistemava alcune camicie nella valigia. — Emma Caruso sente la tua mancanza. E anch’io.
Francesca alzò lo sguardo verso di lui, tranquilla.
— E tua madre? Anche lei sente la mia mancanza?
— Che c’entra adesso mia madre?
— C’entra perché in questa casa l’ultima parola è la sua. Chiedile se preferisce che io rinunci alle trasferte e ai premi. Se ti dice di sì, domani stesso presenterò la richiesta per tornare al vecchio incarico.
Marco rimase zitto. Sapeva benissimo che sua madre non avrebbe mai rinunciato volontariamente a un’entrata del genere.
Francesca, intanto, aveva già cominciato a vivere due esistenze parallele.
Dentro casa restava la nuora obbediente, discreta, quella che parlava poco e versava ogni centesimo nella cassa comune.
