— Nemmeno in caso di separazione o divorzio potrà avanzare pretese — aggiunse l’avvocato.
Elisa strinse le mani in grembo.
— E se tentasse di entrare con la forza?
— Cambi subito la serratura e, se dovesse presentarsi ancora, sporga denuncia. E le consiglio di avviare quanto prima la pratica di divorzio.
Lei annuì lentamente. In quel momento capì che dentro di sé aveva già scelto.
Tornata a casa, chiamò un fabbro e fece sostituire la serratura. Solo dopo prese il telefono e compose il numero di Marco De Santis.
— Pronto — rispose lui con voce brusca.
— Marco, presenterò domanda di divorzio.
Dall’altra parte calò un silenzio pesante.
— Cosa? Elisa, sei impazzita?
— No. Ho deciso. Lunedì consegnerò i documenti.
— Aspetta. Parliamone, sediamoci con calma.
— Non c’è più niente da discutere. Tu hai scelto tua madre, non tua moglie. Era un tuo diritto. Ma io non voglio continuare a essere la terza persona dentro il mio matrimonio.
— Elisa!
— Addio, Marco.
Chiuse la chiamata. E, con sua stessa sorpresa, sentì un’enorme leggerezza nel petto.
Il lunedì mattina, appena uscì dal portone, trovò Paola Fabbri ad aspettarla vicino all’ingresso.
— Adesso sei contenta? — sibilò la suocera. — Hai distrutto una famiglia!
Elisa la guardò senza abbassare gli occhi.
— Non l’ho distrutta io. Era già in pezzi da tempo.
— Per colpa del tuo egoismo!
— No. Per colpa delle vostre continue intromissioni.
Il volto di Paola si fece paonazzo.
— Ma chi ti credi di essere? Marco l’ho messo al mondo io, l’ho cresciuto io! Tu sei arrivata quando era già tutto pronto!
— E me ne sono andata quando ho capito di non essere mai stata davvero la benvenuta.
— Creatura spregevole! — sputò la donna. — Egoista e pure sterile!
Elisa ebbe un sussulto. Come faceva Paola a conoscere una cosa tanto intima? Possibile che Marco avesse raccontato a sua madre anche quel dolore privato?
— Pensavi di tenerti Marco legato con l’appartamento? — continuò la suocera con cattiveria. — Ma lui non ti ha mai amata davvero. Ti ha solo sopportata!
— Basta — disse Elisa, stanca. — Se ne vada.
— Me ne vado, sì! Ma ricordati una cosa: resterai sola. Nessuno ti vorrà. Il mio Marco, invece, sarà felice!
Paola Fabbri girò sui tacchi e si allontanò furibonda. Elisa la seguì con lo sguardo e provò un sollievo inatteso. Era finita. Finalmente.
Il divorzio si concluse senza grandi ostacoli. Marco non avanzò richieste sull’appartamento; si limitò a riprendersi le proprie cose. Quando si incontrarono, parlarono appena.
— Mia madre aveva ragione — le disse lui alla fine, con amarezza. — Hai sempre pensato solo a te stessa.
— E tu hai sempre pensato solo a tua madre — rispose Elisa con calma.
Marco non replicò. Se ne andò e basta.
Passarono sei mesi. Elisa rinnovò l’appartamento, scegliendo colori, mobili e dettagli secondo il proprio gusto. Al lavoro le proposero una promozione. Poco a poco, la sua vita riprese ordine.
Una sera incontrò per caso una vecchia conoscente comune, Chiara Rinaldi.
— Elisa! Non ti vedevo da una vita! Come stai?
— Bene — rispose lei con un sorriso sincero. — Davvero bene. E tu?
— Anch’io. Sai, qualche giorno fa ho visto il tuo Marco. Era al supermercato con sua madre. Sembrava così… smarrito.
— Abbiamo divorziato — disse Elisa.
— Lo so. Paola Fabbri lo racconta a tutti, dicendo che sei stata terribile e che hai tolto loro la casa.
— Quella casa è sempre stata mia.
— Lo immaginavo. Però… pare che Marco frequentasse una ragazza. Ma Paola l’ha mandata via. Diceva che non era adatta a lui. Ora vivono di nuovo insieme.
Elisa si strinse appena nelle spalle. Non era più un problema suo.
— Devo scappare — disse Chiara, un po’ di fretta. — Mi ha fatto piacere vederti!
Elisa tornò a casa. Nel suo appartamento la accolsero silenzio e calore. Si preparò una tazza del suo tè preferito, mise una musica tranquilla e si sedette vicino alla finestra. Da molto tempo non assaporava una libertà così piena.
Fuori nevicava. Guardò i fiocchi scendere lenti oltre il vetro e pensò al futuro. Le sembrò luminoso, aperto, pieno di possibilità. Senza una suocera tossica. Senza un marito incapace di scegliere. C’erano solo lei, la sua vita e tutto ciò che ancora poteva costruire.
Il telefono vibrò. Un messaggio da un numero sconosciuto comparve sullo schermo: “Elisa, sono Marco. Ho un numero nuovo. Possiamo vederci? Devo parlarti.”
Lei lesse il messaggio una seconda volta. Poi, con assoluta calma, lo cancellò. Subito dopo bloccò il numero.
Il passato doveva restare dov’era. E lei non aveva alcuna intenzione di tornarci. Adesso aveva una casa sua, una vita sua, progetti suoi. E nessuna suocera, mai più, avrebbe potuto portarglieli via.
