“Teodora Piras, mi spiega per quale ragione dovrei essere io a mantenere suo figlio?” disse Paola, sfidando la suocera sulla soglia

Quella casa è fredda, ingiusta e soffocante.
Storie

Paola attese che Teodora Piras si interrompesse per prendere fiato. Solo allora sollevò gli occhi e la fissò senza abbassarli. Il silenzio, di colpo, si fece più lungo del necessario. La suocera comprese che quel tono mellifluo non stava producendo l’effetto sperato, e nella sua voce comparve una venatura più dura, quasi metallica.

— Paola Ferretti, Roberto Grassi sta attraversando un momento difficile. Si sta cercando. Tu dovresti stargli accanto, capirlo, sostenerlo…

Pronunciata con quella dolcezza appiccicosa, la frase ebbe su Paola l’effetto di un grilletto premuto. Con una cautela fin troppo evidente, posò il bollitore sul sottopentola. Il colpo secco della plastica contro la superficie tagliò l’aria immobile della cucina come uno sparo.

Poi si voltò lentamente. Dal suo volto era scomparsa qualsiasi traccia di cortesia domestica. Lo sguardo, freddo e diretto, si piantò su Teodora Piras. Roberto, quasi per istinto, incassò la testa tra le spalle: aveva percepito anche lui che qualcosa, nella stanza, era cambiato.

— Teodora Piras, la prego, evitiamo certi vezzeggiativi — disse Paola con una calma piatta, priva di qualsiasi tremito. Proprio per questo risultava ancora più minacciosa. — Suo figlio è un uomo di quarant’anni, non un cucciolo smarrito da raccogliere, consolare e nutrire con il biberon.

Fece una breve pausa, senza distogliere gli occhi da lei.

— Gli ho già spiegato tutto con estrema chiarezza, senza bisogno dei suoi sospiri e delle sue allusioni. Domani va a un colloquio qualsiasi. Qualsiasi, Teodora Piras: magazziniere, fattorino, addetto alle consegne, quello che trova. Oppure prepara le sue cose e torna da lei, così potrà continuare a “cercare se stesso” sotto il suo tetto.

La maschera di comprensione materna scivolò via dal viso di Teodora Piras, lasciando emergere un’espressione rigida, offesa, quasi feroce. Si raddrizzò sulla sedia, come se volesse aumentare di statura e occupare più spazio possibile.

— Ma come ti permetti…

— Esattamente così — la interruppe Paola, senza alzare la voce. Si avvicinò al tavolo e vi appoggiò appena la punta delle dita. — Lo ha cresciuto lei in questo modo. Ora abbia almeno il coraggio di prendersi il risultato. Io ho sposato un uomo, o almeno credevo di averlo fatto. Pensavo di avere accanto un compagno, non un investimento ad alto rischio che richiede versamenti continui e non restituisce mai nulla. Mi dispiace, ma sulle mie spalle non c’è posto per un peso morto.

Quelle parole, “peso morto”, rimasero sospese tra loro. Roberto ebbe un sussulto, come se lo avessero colpito in pieno petto, e finalmente trovò la voce.

— Paola… ma come puoi dire una cosa del genere… davanti a mia madre…

Nessuna delle due donne, però, si voltò verso di lui. Ormai lo scontro era tra loro, e quel mormorio debole non contava più di un rumore di fondo.

— L’ho sempre saputo che non hai cuore — sibilò Teodora Piras, stringendo gli occhi. — Nella tua testa c’è solo una calcolatrice. Soldi, soldi e ancora soldi. E l’anima? Tu non sai nemmeno che cosa sia un esaurimento creativo! Non è pigrizia! È quando una persona ha dato tutto al proprio lavoro e ora ha bisogno di ricaricarsi, di ricostruirsi! E tu gli parli di colloqui! Vorresti davvero vedere un genio consegnare pizze?

Paola lasciò uscire una risata bassa, quasi senza suono. Fu più inquietante di un urlo.

— Un genio? La prego, Teodora Piras, non mi faccia ridere. Suo figlio non possiede un’anima delicata e fuori dal comune. Possiede soltanto uno spesso strato di infantilismo, che lei ha concimato con cura per quarant’anni. Da quando era bambino gli correva dietro con le focaccine in mano, gli toglieva la polvere di dosso prima ancora che si posasse, e gli ripeteva che era speciale, fragile, incompreso. E infatti è cresciuto proprio così: convinto fino al midollo della propria eccezionalità, senza però avere nulla con cui dimostrarla, se non sospiri profondi davanti a una tazza di caffè ormai freddo. Il suo “esaurimento” è iniziato nel preciso istante in cui qualcuno gli ha chiesto di assumersi una responsabilità.

Ogni parola arrivava precisa, misurata, come un colpo dato con metodo. Paola non stava gridando, non si abbandonava a una scenata: elencava fatti. E proprio quella freddezza rendeva tutto più umiliante di qualsiasi isteria. Non stava giudicando solo Roberto Grassi, ma l’intero modo in cui Teodora Piras lo aveva cresciuto.

— Mio figlio è una persona di talento! — esplose la suocera, battendo la mano sul tavolo con tanta forza da far sobbalzare le tazze. — Tu sei soltanto una strega arida e attaccata al denaro, incapace di riconoscere il suo valore! A te interessa solo che porti soldi in casa. Quello che ha dentro, quello che soffre, non ti importa minimamente!

— Esatto — annuì Paola, con una tranquillità disarmante. — Non mi interessa ciò che accade nell’anima di un uomo che passa due settimane sdraiato sul divano mentre sua moglie lavora per pagare anche l’appartamento in cui lui si sdraia. Quindi, la prego, non venga a farmi lezioni sulla saggezza femminile. Lei quella sua saggezza l’ha già messa in pratica.

Amore o Soldi