“In questa casa non c’è più posto per una donna che sa di candeggina e di morte degli altri” disse Vittoria con disprezzo, svuotando la valigia sul parquet e chiudendo la porta

Cacciata vergognosamente, il suo coraggio resta immenso.
Storie

Avevo già aperto la portiera e stavo per sedermi al volante.

— E mia madre? — ansimò Marco Sala, fermandosi accanto alla macchina. — Ha il cuore malato! Ha bisogno di cure!

Lo guardai attraverso il finestrino ancora abbassato.

— Il reparto a pagamento non chiude mai, Marco. È aperto per chiunque possa permetterselo. E tu sei un agente immobiliare di successo, no? Allora guadagnateli.

Premetti il pulsante. Il vetro salì lentamente tra noi, tagliando fuori la sua faccia sconvolta. Misi in moto e partii. Dallo specchietto retrovisore vidi Giada Valentini allontanarsi dagli altri due, trascinando il suo piccolo trolley verso la fermata dell’autobus. A quanto pare, la “bambolina di porcellana” aveva capito la situazione meglio di tutti loro.

Passarono sei mesi.

La vita di un cardiologo è fatta di battiti rubati al silenzio, di corpi da rimettere insieme un frammento alla volta, di destini appesi a un monitor. In mezzo a tutto questo, la propria esistenza, quando finalmente smette di bruciare, somiglia a un porto riparato.

Vendetti quell’appartamento. Non volevo più mettere piede in stanze impregnate dell’odore della pretesa e dell’avidità altrui. Con il ricavato comprai una casa piccola fuori città, con un giardino, una veranda e abbastanza silenzio da poterci bere il caffè al mattino senza sentirmi in debito con nessuno.

Marco tentò di avviare una causa per la divisione dei beni. Il mio avvocato, però, gli fece passare rapidamente l’entusiasmo: depositò una domanda riconvenzionale per arricchimento senza causa, relativa a tutti gli anni in cui aveva vissuto beneficiando delle risorse del fondo senza contribuire davvero alle spese. Dopo quel colpo, Marco sparì quasi del tutto. Si diceva che lavorasse in una mediocre agenzia immobiliare di periferia, che affittasse una stanza e che versasse alimenti pesantissimi a Giada. Lei, alla fine, aveva partorito, ma di sposarlo non aveva voluto saperne.

Quanto a Vittoria Ruggiero… quella fu una faccenda a parte.

Il pacemaker funzionava perfettamente, certo. Solo che ogni controllo, ogni visita, ogni verifica tecnica le costava il prezzo pieno. Provò a rivolgersi agli ambulatori pubblici, ma lì, con molta cortesia, le spiegarono che un dispositivo di quel tipo richiedeva specialisti del nostro centro. Meglio affidarsi alla struttura della dottoressa Catalano.

Un giorno mi aspettò davanti all’ingresso della clinica. La riconobbi a fatica. Indossava un cappotto economico, logoro sui polsini, e stivali consumati dalla pioggia e dal tempo. Sembrava più vecchia, più piccola.

— Ilaria… — disse, cercando di afferrarmi il braccio. — Ti prego, sii umana. Marco è nei guai fino al collo, non mi dà un soldo. Aiutami con una quota per cambiare la batteria. Sei un medico… hai fatto un giuramento!

Mi fermai. La osservai con calma. Mi sorprese scoprire che non provavo rabbia. Nemmeno soddisfazione. Solo una stanchezza lunga, profonda, quasi fredda.

— Il giuramento di Ippocrate, Vittoria Ruggiero, non mi impone di mantenere chi ha cercato di schiacciarmi. Lei è viva? Sì. Ha accesso alle cure? Sì. Quanto alle quote gratuite, adesso vanno a chi ne ha davvero bisogno: pensionati soli, invalidi, persone senza famiglia. Lei, invece, è sempre stata una signora di rango, no? E ha un figlio, il famoso padrone del mondo. Che sia lui a occuparsi di lei.

La lasciai lì e proseguii.

Il telefono vibrò nella tasca del cappotto. Era un messaggio di Paolo Lupi: “Domani inauguriamo il nuovo padiglione. Vieni? Da comproprietaria devi esserci per forza”.

Risposi con una sola parola: “Ci sarò”.

Raggiunsi la mia nuova macchina. Nuova davvero. Comprata con i miei dividendi personali, non con prestiti accesi sulle promesse di un marito.

La giustizia non consiste nel vendicarsi. La giustizia è quando, prima o poi, ciascuno finisce esattamente nel luogo che si è costruito con le proprie mani. Marco Sala in una stanza in affitto, ancora aggrappato alla sua aria da vincente. Vittoria Ruggiero in fila alla cassa, con le ricevute strette tra le dita. E io in sala operatoria, dove ogni giorno si decide a chi concedere un’altra possibilità di vivere.

Guardai le mie mani appoggiate al volante. Erano ferme.

Il giorno dopo mi aspettava un intervento difficile: sostituzione valvolare su un’anziana cresciuta in orfanotrofio. Gratis. Con una quota assegnata da me.

E quello, per me, valeva infinitamente più di qualunque “nido di famiglia” al mondo.

Premetti l’acceleratore. Davanti avevo una strada libera, limpida, senza ostacoli.

Proprio come la mia vita.

Amore o Soldi