“Mi stai forse prendendo in giro?! Io mi spezzo la schiena con due lavori e, alla fine, dovrei pure mantenere i tuoi parassiti!” — esplose Giulia, lasciandosi cadere sul divano

È crudele dover lottare sempre senza ricompensa
Storie

— Credi davvero che senza di te io non sappia cavarmela? — disse, con un sorriso storto. — Pensi di essere insostituibile?

Giulia gli sostenne lo sguardo senza arretrare di un millimetro.

— Provaci, allora. E, nel caso ti fosse sfuggito, questa casa è mia.

Da quel momento cominciò una guerra fredda fatta di silenzi ostentati, porte chiuse con troppa forza e sguardi evitati. Matteo si trasferì sul divano, smise quasi del tutto di parlarle e si comportò come se in quell’appartamento fosse lui la vittima. I parenti, invece, non si arresero: il telefono di Giulia squillava più volte al giorno. Caterina Fontana, Francesca Santoro, numeri sconosciuti. Lei lasciava vibrare e basta.

Il venerdì sera, rientrando dal lavoro, trovò una scena che la fece fermare sulla soglia della cucina. Caterina e Francesca erano sedute al tavolo come se fossero a casa loro. Matteo stava in piedi accanto alla finestra, le braccia incrociate e la faccia cupa.

Giulia appoggiò lentamente la borsa.

— Che riunione interessante. Da quando si organizzano assemblee nel mio appartamento senza invitarmi?

Caterina si schiarì la voce, assumendo il tono di chi si sente autorizzata a impartire lezioni.

— Giulia, siamo venute per parlare.

— Vi ascolto.

Francesca non riuscì a trattenersi.

— Stai distruggendo una famiglia! Per dei soldi!

Giulia rise, ma senza allegria.

— “Dei soldi”? Francesca, in due anni hai prosciugato il nostro bilancio per quasi cinquecento euro. E quelli, guarda caso, erano i miei “dei soldi”.

— Te li restituirò!

— Benissimo. Dimmi quando. Una data precisa.

Francesca abbassò gli occhi, improvvisamente meno aggressiva.

— Appena potrò…

— Quindi mai. Hai trentadue anni, Francesca. Vai a lavorare.

— Ho dei figli!

— E allora? Milioni di donne crescono figli e lavorano lo stesso. Tu invece vivi sulle spalle di tuo fratello. Anzi, correggo: sulle mie.

Caterina scattò in piedi, indignata.

— Come osi rivolgerti così a noi? Noi siamo la famiglia di Matteo!

Anche Giulia si alzò, e questa volta la sua voce tagliò l’aria.

— E io sono sua moglie. Ma non ho più nessuna intenzione di mantenere adulti sani e perfettamente capaci di arrangiarsi.

— Matteo, di’ qualcosa! — ordinò Caterina, voltandosi verso il figlio.

Lui rimase in silenzio ancora qualche secondo, fissando il vetro scuro della finestra. Poi, con voce bassa, disse:

— Mamma, Francesca… tornate a casa. Io e Giulia dobbiamo parlare.

Le due donne protestarono, borbottarono, cercarono di insistere. Ma alla fine uscirono, lasciandosi dietro un odore di rancore e profumo pesante.

Quando la porta si richiuse, Matteo prese posto di fronte alla moglie. Sembrava stanco, svuotato, ma non ancora disposto ad arrendersi.

— Forse hai ragione — ammise. — Però loro sono la mia famiglia. Non posso abbandonarle.

Giulia intrecciò le mani sul tavolo.

— Io non ti sto chiedendo di abbandonare nessuno. Ti sto chiedendo di non usare i miei soldi per finanziare i loro capricci.

— Ma io non ho soldi miei.

— Esatto, Matteo. È proprio questo il punto. Trova un lavoro vero, tienitelo stretto, guadagna. E poi aiuta chi vuoi, quanto vuoi.

Lui chinò la testa, come se quella frase pesasse più di tutte le accuse ricevute.

— Mi stai mettendo davanti a una scelta. Tu o la mia famiglia.

— No. Ti sto dando un’alternativa: diventare un uomo adulto, responsabile, capace di reggere la propria vita. Oppure separarci.

Quella notte Giulia rimase seduta vicino alla finestra, guardando la città addormentata sotto le luci giallastre dei lampioni. Dentro di lei non c’era rabbia, e nemmeno dolore. Solo una strana vastità vuota, silenziosa. Come se qualcosa che aveva considerato importante si fosse finalmente spento.

Al mattino Matteo preparò una valigia. Poche camicie, qualche documento, il caricabatterie, un paio di scarpe.

— Per un po’ starò da mia madre — disse. — Devo pensare.

Giulia annuì soltanto. Non aveva più energie per discutere, supplicare o spiegare l’ovvio.

Quando lui uscì e la porta si chiuse alle sue spalle, lei inspirò a fondo. E per la prima volta dopo mesi sentì sollievo. Come se un masso enorme le fosse scivolato via dalle spalle.

La sera si sedette in cucina con una tazza di tè caldo tra le mani. Nessun telefono che squillava. Nessuna richiesta di denaro. Nessuna scenata. Solo silenzio. E pace.

Giulia sapeva che l’attendevano conversazioni difficili, forse perfino un divorzio. Ma in quell’istante si sentiva libera. Libera dai debiti degli altri, dai problemi imposti, dai ricatti mascherati da affetto.

E una cosa le era chiarissima: qualunque decisione avesse preso Matteo, nessuno l’avrebbe mai più trasformata nel portafoglio di famiglia. Basta. Era arrivato il momento di vivere per se stessa.

Amore o Soldi