Matteo era rimasto sprofondato nella poltrona, con gli occhi fissi sul televisore acceso, anche se sembrava non seguire nulla di ciò che passava sullo schermo. Giulia, invece, sparecchiava con movimenti lenti e trattenuti, togliendo i piatti dalla tavola e cercando di non incrociare lo sguardo del marito.
Alla fine fu lui a rompere quel mutismo.
— C’era proprio bisogno di umiliarmi davanti a mia madre?
Giulia posò un bicchiere nel lavello e si voltò appena.
— E tua madre aveva proprio bisogno di mettere il naso nella nostra vita?
Matteo sospirò, come se stesse cercando di mantenere la calma.
— Giulia, lo capisco che sei stanca. Però così non si può andare avanti…
— Così come? Dicendo la verità? Matteo, io non ce la faccio più. Ogni mese è la stessa storia: una volta serve qualcosa a tua madre, un’altra volta a tua sorella…
Lui si alzò dalla poltrona e le si avvicinò.
— È solo un periodo, Giulia. Prima o poi troverò un lavoro serio, stabile…
Lei lo interruppe con un sorriso amaro.
— Quando, Matteo? Quando lo troverai questo famoso lavoro “serio”? E soprattutto: per quanto riuscirai a tenerlo? Un mese? Due?
Negli occhi di lui passò un lampo di offesa.
— Quindi non credi più in me?
Giulia si lasciò cadere su una sedia, come se le gambe non la reggessero.
— Sono esausta. Esausta di credere. Esausta di sperare. Esausta di portare tutto sulle mie spalle da sola.
Quella notte non chiuse occhio. Rimase distesa al buio, a fissare il soffitto, mentre nella testa le scorrevano anni di rinunce, conti, promesse mancate. Aveva trentadue anni. Sette li aveva passati da moglie. E poi? Che cosa l’aspettava? Altri sette anni a faticare per due? Anzi, per tre, se contava anche i continui “prestiti” ai parenti di Matteo, prestiti che nessuno si sognava mai di restituire.
Al mattino si svegliò con una decisione chiara, netta, quasi fredda. Durante la colazione, senza giri di parole, disse:
— Matteo, dobbiamo parlare seriamente.
Lui sollevò lo sguardo dalla tazza, diffidente.
— Di che cosa?
— Di soldi. Della tua famiglia. Di noi.
Giulia prese un foglio che aveva preparato la sera prima. Sopra aveva annotato, una per una, tutte le somme finite nelle mani dei parenti di lui.
— Guarda qui. Negli ultimi due anni tua madre ha “preso in prestito” circa trecento euro. Francesca Santoro, invece, quattrocentocinquanta. Totale: settecentocinquanta euro. Settecentocinquanta, Matteo. Ti rendi conto?
Matteo afferrò il foglio e cominciò a leggerlo. Più scorreva le righe, più il suo volto si faceva cupo.
— Da dove saltano fuori questi numeri?
— Li segno. Tengo il conto di tutto. Ogni singolo euro. E sai quanto è rientrato? Niente. Zero.
— Giulia, però sono parenti. Anche loro possono attraversare momenti difficili…
— Tutti attraversano momenti difficili! Ma perché devo pagarli io? Perché i miei genitori, se hanno bisogno, ci pensano dieci volte prima di chiedere aiuto, mentre i tuoi pretendono soldi come se fosse un loro diritto?
Matteo rimase zitto. Giulia, allora, continuò con una calma che faceva quasi paura.
— Ho preso una decisione. Da oggi, ai tuoi parenti non esce più un euro. Se prenderai ancora soldi dal nostro bilancio senza il mio consenso, io chiederò il divorzio.
Lui impallidì.
— Stai… stai scherzando?
— Non sono mai stata più seria di così. Io ti amo, Matteo. Ma non intendo continuare a fare la mucca da mungere per la tua famiglia.
Matteo scattò in piedi, spingendo indietro la sedia.
— Questo sarebbe un ultimatum?
— Chiamalo come vuoi. Io so soltanto che non lo sopporto più.
Lui uscì dalla cucina come una furia e sbatté la porta d’ingresso con tanta forza che i vetri tremarono. Giulia rimase seduta, immobile, a guardare fuori dalla finestra: proprio in quel momento aveva iniziato a piovere.
Un’ora dopo squillò il telefono. Era Francesca Santoro. Giulia lasciò suonare. Poco dopo comparve sullo schermo il nome di Caterina Fontana. Ignorò anche quella chiamata.
La sera Matteo rientrò. Aveva gli occhi lucidi, l’alito pesante e la rabbia appiccicata addosso.
— Sei contenta adesso? — sputò dalla soglia. — Mia madre è finita in ospedale e mia sorella è in piena crisi isterica!
Giulia non alzò la voce.
— Sono problemi loro.
— Tu sei… sei solo un’egoista.
— Può darsi. Un’egoista che però decide che cosa fare dei propri soldi.
Matteo fece un passo verso di lei, lo sguardo duro, pronto a colpire con le parole.
