— E anche quella prima ancora? Matteo, fino a quando dovrei continuare a sopportare tutto questo?
— Giulia, cerca di calmarti. È pur sempre mia sorella.
— Famiglia? — La voce di Giulia si incrinò, più per amarezza che per rabbia. — E io allora cosa sarei? Lavoro in due posti diversi, metto via ogni euro come se fosse oro, mentre tua sorella può permettersi di non fare quasi nulla e vivere con i nostri soldi?
— Francesca lavora! — protestò Matteo, tentando di difenderla.
— Dove, Matteo? Che lavoro sarebbe? Qualche turno part-time come commessa? Francesca è giovane, sta bene, ha mani e gambe: può benissimo cercarsi un’occupazione vera e mantenersi!
Il volto di Matteo si fece cupo.
— Tu non capisci. Francesca ha dei figli…
— Mezzo Paese ha dei figli! — lo interruppe Giulia. — E allora tutti dovrebbero campare sulle spalle degli altri?
In quel momento le tornò in mente il mese precedente. Anche allora Matteo aveva “prestato” centocinquanta euro a sua sorella. Prima ancora, altri cento a sua madre. Giulia cominciò a fare i conti mentalmente, uno dopo l’altro: nell’ultimo anno i parenti di suo marito avevano ricevuto da loro più di duemila euro, sempre sotto forma di prestiti. E non era rientrato nemmeno un centesimo.
Il giorno dopo, proprio come Matteo aveva annunciato, arrivò Caterina Fontana. Per essere una donna che sosteneva di avere problemi di pressione, la suocera appariva sorprendentemente in forma: guance colorite, vestito nuovo, capelli sistemati come appena uscita dal parrucchiere.
— Giulietta, ma quanto sei dimagrita! — fu la prima cosa che disse, squadrandola. — Non ti risparmi proprio mai.
Giulia non rispose. Continuò ad apparecchiare, posando piatti e posate con gesti misurati. Caterina, intanto, si accomodò con tutta calma e diede inizio al solito repertorio di lamentele.
— Ah, com’è diventata dura la vita… Tutto aumenta, la pensione è quella che è. Sto quasi pensando di trovarmi qualche lavoretto, giusto per arrotondare…
Matteo intervenne subito, come se aspettasse solo quella frase.
— Mamma, ma figurati! Alla tua età ti vuoi mettere a lavorare? Ti aiutiamo noi.
La teiera che Giulia teneva in mano atterrò sul tavolo con un colpo secco. Matteo e Caterina si voltarono verso di lei, sorpresi.
— Con che cosa la aiutiamo, Matteo? — domandò Giulia con una calma gelida. — Noi arriviamo appena a fine mese.
— Giulia! — sbottò lui, scandalizzato.
— “Giulia” cosa? Signora Caterina, mi dispiace, ma anche noi facciamo fatica. Io lavoro in due posti per riuscire almeno a mettere da parte qualcosa.
La suocera strinse le labbra in una smorfia rigida.
— Ai miei tempi le donne avevano più rispetto per il marito. E la famiglia veniva prima di tutto.
— Ai suoi tempi gli uomini mantenevano la famiglia — replicò Giulia, tagliente. — Non si facevano mantenere dalla moglie.
Matteo arrossì fino alle orecchie.
— Ma ti rendi conto di quello che stai dicendo?
— Sto dicendo la verità. Nell’ultimo anno hai cambiato lavoro tre volte, Matteo. E ogni volta te ne sei andato tu.
— Non è vero! — cercò di ribattere lui.
— Ah, scusa. L’ultima volta non te ne sei andato: ti hanno licenziato perché non ti presentavi in ufficio.
Caterina portò le mani al petto.
— Matteuccio, ma che cosa sta raccontando?
— Mamma, Giulia esagera sempre…
— Esagero? — Giulia aprì l’anta della credenza e tirò fuori una cartellina piena di bollette e ricevute. — Guardate qui. Questi sono i pagamenti degli ultimi sei mesi. Tutti fatti dalla mia carta. E questo è l’estratto del nostro conto comune: in un anno Matteo ci ha versato quattrocento euro. Quattrocento. In dodici mesi.
Caterina fissò i fogli senza dire una parola. Poi sollevò lo sguardo verso la nuora.
— Però Matteo ti aiuta in casa…
Giulia lasciò uscire una risata breve, dura, piena di stanchezza.
— Aiuta? Signora Caterina, quando è stata l’ultima volta che suo figlio ha preparato la cena? Quando ha fatto una lavatrice? Quando ha pulito il bagno o passato l’aspirapolvere?
Dopo che la suocera se ne fu andata, quella sera, un silenzio pesante calò sull’appartamento.
