“Mi stai forse prendendo in giro?! Io mi spezzo la schiena con due lavori e, alla fine, dovrei pure mantenere i tuoi parassiti!” — esplose Giulia, lasciandosi cadere sul divano

È crudele dover lottare sempre senza ricompensa
Storie

— Mi stai forse prendendo in giro?! Io mi spezzo la schiena con due lavori e, alla fine, dovrei pure mantenere i tuoi parassiti! — esplosi.

Giulia Leone si lasciò cadere sul divano come se le avessero tolto le forze dalle gambe. Con le dita premeva le tempie, cercando di scacciare quel dolore sordo che le pulsava in testa dopo una giornata interminabile. Prima otto ore in ufficio, poi altre quattro a fare contabilità per un imprenditore conoscente. Da tre anni la sua vita andava avanti così, sempre uguale, sempre più pesante. Nell’appartamento regnava un silenzio immobile, rotto soltanto dal ronzio monotono del frigorifero in cucina.

La porta d’ingresso sbatté. Matteo Fabbri era rientrato. Giulia non sollevò nemmeno il capo: continuò a massaggiarsi la fronte, con gli occhi chiusi. Lui passò in cucina e poco dopo si udì il rumore dei piatti, delle posate, degli sportelli aperti e richiusi.

— Giulia, mangi qualcosa? — gridò Matteo dalla cucina.

— Non ho fame — rispose lei, senza aprire gli occhi.

Erano sposati da sette anni. Sette anni cominciati con promesse, progetti e fiducia, e trasformati lentamente in una catena di litigi, silenzi ostinati e delusioni inghiottite. Giulia ricordò il giorno del matrimonio: quanto erano felici, quanto Matteo sembrava sicuro di sé mentre le giurava che l’avrebbe protetta, sostenuta, difesa da tutto. E adesso? Dove erano finite quelle parole?

Quell’appartamento, almeno, era suo. Lo aveva ereditato dalla nonna prima di sposarsi: due stanze, una zona tranquilla, le finestre affacciate su un parco. Per Giulia non era soltanto una casa, ma l’unico punto fermo della sua vita, qualcosa che nessuno avrebbe dovuto toglierle.

Il lavoro presso la compagnia assicurativa era stabile, sì, ma lo stipendio non permetteva grandi sogni. Per questo, ogni sera, accettava incarichi extra.

Matteo entrò in soggiorno con un piatto di pasta in mano e si accomodò sulla poltrona di fronte a lei.

— Hai fatto di nuovo tardi al lavoro? — domandò, come se non lo sapesse già.

— E cosa dovrei fare? — ribatté Giulia, stanca. — Lo sai anche tu: stiamo mettendo da parte i soldi per ristrutturare casa. E magari, una volta tanto, vorrei una vacanza vera, non sempre nella casa di campagna da tua madre.

Appena sentì nominare sua madre, il volto di Matteo si irrigidì. Caterina Fontana era un capitolo a parte. La suocera si presentava da loro con regolarità, lamentandosi della salute, della pensione insufficiente, delle spese e della sua vita difficile. E ogni visita finiva nello stesso modo: Matteo tirava fuori il portafoglio.

— A proposito, domani passa mia madre — disse lui, fingendo indifferenza.

Giulia spalancò gli occhi di colpo.

— Ancora? È stata qui due settimane fa!

— Che ci posso fare? Ha di nuovo problemi di pressione, vuole farsi visitare.

— Può andare da un medico anche dove abita lei — mormorò Giulia, trattenendo a fatica l’irritazione.

Matteo posò il piatto con un gesto secco.

— Giulia, è mia madre. Ti costa così tanto mostrare un po’ di comprensione?

Comprensione. Giulia sorrise amaramente. In sette anni Matteo aveva cambiato cinque posti di lavoro. Ogni volta c’era una scusa diversa: il capo era un incompetente, i colleghi erano impossibili, lo stipendio era troppo basso. Ora faceva il consulente in un autosalone, ma anche lì aveva già iniziato a lamentarsi.

Il telefono di Matteo squillò. Lui guardò lo schermo e uscì subito in corridoio. Giulia tese l’orecchio: era Francesca Santoro, sua sorella. Un’altra storia infinita. Trentadue anni, due figli avuti da due uomini diversi, debiti continui, prestiti mai restituiti. E una soluzione sempre identica: chiamare il fratello maggiore.

Quando Matteo rientrò in soggiorno, aveva quell’espressione colpevole che Giulia conosceva fin troppo bene. Non ebbe bisogno di spiegazioni.

— Quanto? — chiese lei, con voce spenta.

— Giulia, non prenderla così… Francesca è nei guai. I bambini devono tornare a scuola e il suo ex è in ritardo con gli alimenti.

— Quanto, Matteo?

Lui esitò appena.

— Duecento euro. Però ha promesso che li restituisce tra un mese.

Giulia scattò in piedi dal divano. Le mani le tremavano per la rabbia.

— Tra un mese? Come l’ultima volta? E anche quella precedente?

Amore o Soldi