— Credi davvero che io non sappia cavarmela senza di te? — sputò infine, con la voce impastata di rabbia. — Pensi di essere così indispensabile?
Chiara Barbieri non abbassò gli occhi. Lo guardò dritto, senza tremare.
— Provaci — disse soltanto. — E, nel caso ti fosse sfuggito, questa casa è mia.
I giorni successivi furono una specie di guerra silenziosa. Luca Sorrentino smise di rivolgerle la parola in modo plateale, si sistemò sul divano e fece di tutto per farle pesare la sua presenza offesa. I suoi parenti chiamavano più volte al giorno, ma Chiara lasciava squillare il telefono. Non aveva più intenzione di prestarsi a quel gioco.
Il venerdì sera rientrò dal lavoro e trovò Margherita Basile ed Elena Piras sedute in cucina. Luca era in piedi accanto alla finestra, rigido, con le braccia conserte.
Chiara posò lentamente la borsa.
— Che riunione interessante — osservò, con un mezzo sorriso freddo. — Da quando organizzate assemblee in casa mia senza essere invitati?
Margherita si schiarì la voce.
— Chiara, siamo venute per parlare.
— Vi ascolto.
— Stai distruggendo una famiglia! — esplose Elena, battendo una mano sul tavolo. — E tutto per dei soldi!
Chiara rise, ma non c’era allegria in quel suono.
— “Dei soldi”? Elena, in due anni hai prosciugato il nostro bilancio di quasi cinquecento euro. I miei “dei soldi”, per essere precisa.
— Te li ridarò!
— Bene. Quando? Dammi una data.
Elena abbassò lo sguardo, colta alla sprovvista.
— Quando potrò…
— Quindi mai. Elena, hai trentadue anni. Trovati un lavoro.
— Ho dei figli!
— E allora? Ci sono milioni di donne che crescono figli e lavorano comunque. Tu invece vivi appesa al collo di tuo fratello. Anzi, correggo: al mio.
Margherita si alzò di scatto, indignata.
— Come osi parlare così? Noi siamo la famiglia di Luca!
— E io sono sua moglie! — ribatté Chiara, alzandosi a sua volta. — E ho chiuso con il mantenere persone adulte, sane e perfettamente capaci di arrangiarsi.
— Luca, di’ qualcosa! — ordinò Margherita, voltandosi verso il figlio.
Luca rimase in silenzio. Guardava fuori dalla finestra, come se la risposta fosse nascosta da qualche parte nel buio del cortile. Poi, dopo un lungo respiro, parlò.
— Mamma, Elena… tornate a casa. Io e Chiara dobbiamo chiarire da soli.
Le due donne protestarono ancora per qualche minuto, ma alla fine se ne andarono, lasciandosi dietro una scia di risentimento e profumo pesante. Quando la porta si chiuse, Luca si sedette di fronte alla moglie.
— Forse hai ragione — ammise piano. — Però loro sono la mia famiglia. Non posso abbandonarli.
— Non ti sto chiedendo di cancellarli dalla tua vita — rispose Chiara. — Ti sto chiedendo di non usare i MIEI soldi per pagare i LORO capricci.
— Ma io non ho soldi miei.
— Esatto, Luca. Ed è proprio questo il punto. Cerca un lavoro serio, tienitelo stretto, guadagna. Dopo potrai aiutare chi vuoi, quanto vuoi.
Lui chinò la testa, come se quelle parole pesassero più di quanto riuscisse a sopportare.
— Mi stai mettendo davanti a una scelta. Tu o la mia famiglia.
— No. Ti sto offrendo una possibilità: diventare un uomo adulto, un marito, qualcuno che si prende responsabilità vere. Oppure separarci.
Quella notte Chiara rimase seduta vicino alla finestra, con lo sguardo perso sulla città addormentata. Dentro di lei non c’era più dolore, né rabbia, né offesa. Solo un vuoto quieto. Come se qualcosa, finalmente, fosse arrivato alla sua conclusione naturale.
Al mattino Luca preparò una borsa con alcune cose.
— Per un po’ starò da mia madre — disse. — Devo pensare.
Chiara annuì. Non aveva più energie per discutere, supplicare o spiegare ancora.
Quando lui uscì e la porta si richiuse alle sue spalle, lei avvertì un sollievo improvviso. Per la prima volta dopo mesi respirò davvero. Era come se un macigno le fosse scivolato via dalle spalle.
Quella sera si sedette in cucina con una tazza di tè tra le mani. Silenzio. Nessuno chiamava per chiedere denaro, nessuno pretendeva favori, nessuno metteva in scena tragedie.
Solo calma.
Chiara sapeva che l’aspettavano conversazioni difficili, forse perfino un divorzio. Ma in quel preciso istante si sentì libera: libera dai debiti altrui, dai ricatti emotivi, dai problemi che non le appartenevano.
E una cosa la sapeva con assoluta certezza: qualunque decisione avesse preso Luca Sorrentino, nessuno l’avrebbe mai più trasformata nel portafoglio di qualcun altro.
Bastava così.
Era arrivato il momento di vivere per se stessa.
