— Luca, fino a quando dovrei sopportare tutto questo?
— Chiara, calmati. Anche lei fa parte della famiglia.
— Della famiglia? — La voce di Chiara si incrinò. — E io, allora, che cosa sono? Lavoro in due posti, metto da parte ogni euro, mentre tua sorella può permettersi di non impegnarsi davvero e campare con i nostri soldi?
— Elena lavora! — provò a ribattere Luca, stringendosi nelle spalle.
— Dove? Che lavoro sarebbe? Qualche turno part-time come commessa? Luca, Elena ha braccia e gambe sane: che si dia da fare e guadagni!
Il volto di lui si fece cupo.
— Tu non capisci. Elena ha dei figli…
— Mezzo Paese ha dei figli! E questo significa forse che tutti debbano vivere sulle spalle degli altri?
In quel momento a Chiara tornò in mente il mese precedente. Anche allora Luca aveva “prestato” centocinquanta euro alla sorella. Prima ancora, cento a sua madre. Cominciò a fare i conti mentalmente e il risultato le gelò lo stomaco: nell’ultimo anno i parenti di suo marito avevano “preso in prestito” più di duemila euro. E non era rientrato nemmeno un centesimo.
Il giorno dopo, proprio come Luca aveva annunciato, arrivò Margherita Basile. Per essere una donna che sosteneva di avere “problemi di pressione”, la suocera appariva fin troppo in forma: guance rosee, vestito nuovo, capelli freschi di piega.
— Chiaretta, ma quanto sei dimagrita! — fu la prima cosa che disse, squadrandola. — Non ti risparmi proprio per niente.
Chiara non rispose. Continuò ad apparecchiare, cercando di mantenere il controllo. Margherita si sistemò comodamente a tavola e, come da copione, iniziò il suo lamento.
— Ah, com’è diventata dura la vita… Tutto aumenta, la pensione non basta mai. Sto quasi pensando di cercarmi qualche lavoretto.
Luca intervenne immediatamente, con tono premuroso:
— Ma mamma, che lavoro vuoi fare alla tua età? Ti aiutiamo noi.
Chiara posò la teiera sul tavolo con un colpo secco. Sia Margherita sia Luca si voltarono verso di lei, sorpresi.
— Con che cosa la aiutiamo, Luca? — domandò lei, gelida. — A noi i soldi bastano appena.
— Chiara! — sbottò il marito.
— Che c’è? Signora Margherita, mi dispiace, ma anche noi arriviamo a fine mese con fatica. Io faccio due lavori solo per riuscire a mettere via qualcosa.
La suocera strinse le labbra in una linea sottile.
— Ai miei tempi le donne rispettavano il marito e la famiglia veniva prima di tutto.
— Ai suoi tempi, però, gli uomini mantenevano la famiglia — replicò Chiara senza abbassare lo sguardo. — Non vivevano appesi al collo della moglie.
Luca diventò paonazzo.
— Chiara, ma ti rendi conto di quello che stai dicendo?
— Sto dicendo la verità. Nell’ultimo anno hai cambiato lavoro tre volte. E ogni volta per scelta tua.
— Non è vero! — cercò di difendersi lui.
— Ah, giusto, scusami. L’ultima volta ti hanno licenziato perché non ti presentavi al lavoro.
Margherita si portò una mano al petto, scandalizzata.
— Luca, ma che cosa sta dicendo di te?
— Mamma, Chiara esagera sempre…
— Esagero? — Chiara aprì un mobile e tirò fuori una cartellina piena di ricevute. — Ecco le bollette degli ultimi sei mesi. Pagate tutte con la mia carta. E questo è l’estratto del nostro conto comune: in un anno Luca ci ha versato quattrocento euro. Quattrocento. In dodici mesi.
La suocera fissò i fogli senza parlare. Poi sollevò gli occhi verso la nuora.
— Però Luca ti aiuta in casa…
Chiara rise, ma fu una risata breve, tagliente, piena di amarezza.
— Aiuta? Signora Margherita, quand’è stata l’ultima volta che suo figlio ha preparato la cena? Quando ha fatto una lavatrice? Quando ha pulito il pavimento?
La sera, dopo che la suocera se ne fu andata, un silenzio pesante calò sull’appartamento.
