“Figlia mia, guadagni quattromila euro al mese! Com’è possibile che tu sia ridotta così, trascurata e stanca?” esclamò mia madre, mentre i genitori rimasero impietriti davanti alla casa in disordine

Tragico e inaccettabile ignorare questa fatica quotidiana.
Storie

Mia madre si lasciò cadere su una sedia, come se le gambe avessero smesso di reggerla di colpo.

— E allora con cosa vivi? Con cosa vesti Lorenzo?

— Con il mio stipendio — intervenne Paolo Gentile, brusco. — Non sono mica un fannullone. Cinquecento euro bastano per tutto, se uno sa organizzarsi. State montando una tragedia per niente!

Cinquecento euro.

Per una famiglia di tre persone, nel 2025.

Mi tornò in mente la settimana prima, quando avevo frugato nel portafoglio contando le monetine una per una, solo per comprare uno yogurt a Lorenzo. Ripensai a tutte le volte in cui avevo rifiutato di vedere le mie amiche, inventando scuse, perché non potevo permettermi nemmeno un caffè al bar.

— E la tua preziosissima sorella, invece, che fa nella vita? — domandò papà. La sua voce si era abbassata, e per esperienza sapevo che quello non era un buon segno.

— Al momento non lavora. Dopo il parto non è ancora riuscita a rimettersi in carreggiata.

— Dopo il parto? — ripeté mamma, incredula. — Quanti anni ha il bambino?

— Cinque — ringhiò Paolo, e ormai anche lui sembrava capire di essersi messo in un vicolo cieco.

Papà rimase immobile per qualche secondo. Poi, con una lentezza che mi fece gelare il sangue, si arrotolò le maniche della camicia.

— Dunque — disse con una calma spaventosa, anche se gli vedevo tremare le dita —, il bambino ha cinque anni. Tua sorella è “dopo il parto” da cinque anni. E vive con i soldi di mia figlia. Nel frattempo mia figlia gira per casa con una vestaglia scolorita e consunta, e risparmia perfino sullo yogurt per mio nipote. Ho capito bene?

— Papà, ti prego… — provai a mettermi tra loro, ma mamma mi trattenne con delicatezza per un braccio.

— No, Elena, questa volta serve. Serve eccome — disse lei. Per la prima volta quella mattina sorrise, ma era un sorriso teso, quasi innaturale. — Paolo, caro, ti è mai passato per la testa che anche Elena potrebbe essere “temporaneamente senza lavoro”? Che magari anche lei avrebbe diritto, ogni tanto, a concedersi qualcosa?

— Se li concede già i suoi sfizi — sbottò Paolo. — Compra creme, prodotti, tutte quelle cose lì.

— Quali creme? — lo fissai, sconvolta dalla sua faccia tosta. — Da sei mesi mi spalmo addosso una crema per bambini da un euro!

— Be’, io… non lo so. Qualcosa la comprerai pure, con i tuoi soldi.

— Quali soldi suoi, Paolo? — papà fece un passo verso di lui. — Hai appena detto che le prendi l’intero stipendio. Spiegami da dove dovrebbe tirar fuori denaro per sé.

Vidi chiaramente il momento in cui Paolo si rese conto di essersi impigliato nelle sue stesse bugie. Il volto gli diventò rosso scuro, fino alle orecchie.

— Basta, questa è una questione nostra, di famiglia! — tentò di reagire, alzando la voce. — Non vi riguarda come gestiamo i soldi. Ce la vediamo noi, senza interferenze esterne!

— Eccome se ci riguarda! — scattò mamma. — Quando mia figlia sembra una serva sfinita e una donna estranea si fuma i suoi soldi, allora diventa anche un affare nostro, caro genero.

Dalla cameretta arrivò un pianto. Lorenzo si era svegliato.

Per istinto feci per alzarmi, ma mamma mi fermò.

— Ci vada Paolo da suo figlio. O è capace solo di prendere soldi?

Paolo si avviò verso la cameretta di malavoglia. Lo sentii parlare a Lorenzo con voce impacciata, tentando di calmarlo senza la minima idea di cosa fare con un bambino che piange. Di solito ero sempre io a occuparmene.

— Elena — papà si sedette accanto a me sul divano — da quanto va avanti questa storia?

— Da quasi due anni — risposi, senza avere il coraggio di guardarlo negli occhi. — All’inizio mi aveva detto che era solo una cosa provvisoria. Che Greta Bellini aveva problemi con un prestito, che la banca minacciava di portarle via la casa. Io ho accettato di aiutarla per tre mesi.

— E poi?

— Poi spuntava sempre un motivo nuovo per cui serviva il mio stipendio. Una volta bisognava comprarle la macchina, un’altra sistemarle casa, poi qualcos’altro ancora. E io… io pensavo di non avere il diritto di oppormi. Paolo è mio marito, è il padre di Lorenzo. E guadagna meno di me.

Mamma emise un verso secco, a metà tra una risata amara e uno sbuffo.

— Guadagna meno, quindi può prosciugare sua moglie fino all’ultimo centesimo? Sarebbe questa la tua logica, figlia mia?

— Mamma, per favore, non urlare.

— Non sto urlando. Non ancora — replicò lei, tirando fuori il telefono dalla borsa. — Dammi il numero di quella parente meravigliosa.

— Perché?

— Voglio ringraziarla personalmente per la vita comoda che si è costruita con i soldi di mia figlia.

Non avevo mai visto mia madre in quello stato. Di solito era una donna dolce, misurata, capace di affrontare ogni contrasto con calma e parole scelte con cura. Quel giorno, però, dentro di lei si era risvegliato qualcosa di antico, viscerale, potentissimo. Era diventata l’immagine stessa di un istinto materno feroce e protettivo.

Amore o Soldi