“Vi faccio vedere io cosa significa rendersi irreperibili” sibilò Paola, offesa e furiosa davanti al bancomat mentre il telefono restava senza risposta

L'indifferenza giovanile è inaccettabile e crudele.
Storie

— Ha detto che avevo due possibilità: lasciare il lavoro o lasciare che il mio corpo crollasse del tutto. Ho trentacinque anni, Paola Barbieri, e sto già a pezzi.

Paola serrò la bocca in una linea dura. Un briciolo di pena, forse, le passò negli occhi; ma il rancore era più comodo, più caldo, più facile da stringere.

— Ma per favore, non inventarti tragedie. Si è sentita male, poverina. Noi negli anni difficili siamo andati avanti senza un soldo, abbiamo cresciuto figli, eppure siamo ancora qui. La verità è che ti sei impigrita, Giulia. Mio figlio ti ha viziata troppo.

— D’ora in poi vivremo con un solo stipendio, — disse Giulia senza alzare lo sguardo dalla tovaglia. — Taglieremo tutto quello che non è indispensabile. Anche l’aiuto per lei. Una pensione ce l’ha.

— La pensione! — Paola spalancò le braccia, indignata. — E cosa ci compro, sentiamo? Pane e latte? Io sono abituata a vivere con un minimo di dignità. Mi servono integratori, cure, trattamenti. E poi sono sua madre, ho dei diritti!

In quel momento entrò Francesco. Portava pantaloni da casa, la barba di qualche giorno e due occhiaie scure. Non disse nulla. Si fermò dietro la moglie e le appoggiò entrambe le mani sulle spalle.

— Mamma, basta.

— Basta cosa? Sto cercando di farla ragionare! — Paola si voltò verso di lui. — Francesco, diglielo tu. Lei decide di starsene a casa e tua madre deve essere buttata via così?

— Mamma, non ci sono soldi.

— Come non ci sono? Tu lavori!

— Stiamo pagando i debiti per rimettere in piedi Giulia. E… — inspirò a fondo, come se ogni parola gli costasse fatica. — Non possiamo più finanziare i tuoi capricci. Non era un aiuto, mamma. Era mantenimento.

— Mantenimento? — Il viso di Paola le si incendiò. — Ah, ingrato! Io ti ho dedicato la vita. Non mi sono risposata per non metterti in casa un patrigno, e adesso mi rinfacci perfino un pezzo di pane?

— Quei soldi finivano in taxi, pranzi fuori e borse nuove, — mormorò Giulia. — Mentre io giravo con vestiti consumati.

— Non fare i conti in tasca a me! — strillò la suocera. — Erano soldi miei!

— No, Paola Barbieri. Erano i miei. Guadagnati ingoiando calmanti a gocce come fossero acqua.

— Ridammi la carta! — Paola scattò in piedi. — Anche se è vuota, è una cosa mia. Deciderò io cosa farne.

Allungò la mano. Giulia infilò lentamente le dita nella tasca, tirò fuori la carta di plastica e la fece ruotare tra i polpastrelli.

— Dammi la mia carta, mi ci ero abituata! — urlò Paola.

Giulia sollevò gli occhi. In quello sguardo non c’era più traccia della vecchia obbedienza.

— No.

— Cosa? Francesco, hai sentito? Si prende la mia carta!

Francesco si avvicinò al tavolo. Invece di rispondere, posò davanti alla madre una ricevuta del banco dei pegni.

Il foglietto giallastro scivolò sulla cerata e rimase lì, tra loro. Paola si irrigidì. I suoi occhi caddero sulle righe stampate: Collana d’oro, 15 grammi. Consegnata da: P. Barbieri.

La cucina sprofondò in un silenzio pesante.

— Da dove… — riuscì appena a gracchiare.

— L’ho trovata, — disse Francesco con una voce svuotata. — Tre mesi fa. Mi avevi chiesto di cercare le chiavi della casa di campagna nella tua borsa. Ricordi? E invece ho trovato questo.

Paola fece un passo indietro.

— Francesco, io… posso spiegarti…

— Il giorno in cui sparì la catenina di Giulia. Il regalo di suo padre. Tu eri qui da noi. Aiutavi a riordinare le cose nell’armadio.

Amore o Soldi