“Martina Sorrentino… mi fa di nuovo male il petto” sussurrò tremando un ragazzo mentre lei lo rassicura e fruga tra le medicine

Una fragilità commovente e dolorosamente ingiusta.
Storie

Più leggera. Più sicura.

Martina Sorrentino aveva costruito, tra quelle pareti, qualcosa che quei ragazzi forse non avevano mai conosciuto davvero.

Un posto dove respirare.

Poi, all’improvviso, squillò la sveglia di un telefono.

Martina Sorrentino trasalì.

«Oh no. Andate via tutti. Subito.»

Le cerniere degli zaini si chiusero in fretta. Le scarpe strisciarono sul pavimento. Nel corridoio tornò a serpeggiare il panico.

Nel giro di pochi istanti, la porta d’ingresso sbatté.

E calò il silenzio.

Aspettai ancora un minuto, poi strisciai fuori da sotto il letto. Le ginocchia mi scricchiolarono con una fitta dolorosa, e la camicia era piena di polvere.

Martina Sorrentino lanciò un urlo appena mi vide in piedi davanti a lei.

«Papà?!»

Il colore le sparì dal viso.

Per un attimo sembrò terrorizzata, come se tutto ciò che aveva tenuto insieme fino a quel momento stesse per crollarle addosso.

«Ti prego, non arrabbiarti», sussurrò subito. «Ti prego.»

La guardai.

Ma la guardai davvero.

Vidi le ombre sotto i suoi occhi, la stanchezza che cercava di nascondere, la paura che si era portata sulle spalle da sola. Vidi una bambina che provava a salvare altri bambini feriti, pur essendo ancora una bambina anche lei.

E in quel momento le lacrime mi salirono senza che riuscissi a fermarle.

Martina Sorrentino rimase immobile, sconvolta.

«Mi dispiace», mormorò, mentre anche i suoi occhi si riempivano. «Lo so che ti ho mentito.»

Mi avvicinai piano. Poi la strinsi tra le braccia così forte che lei scoppiò a piangere contro la mia spalla.

«Dovevi dirmelo», singhiozzai.

«Pensavo che mi avresti obbligata a smettere.»

Quelle parole mi spezzarono di nuovo.

Mi scostai appena e le presi il viso tra le mani.

«Martina Sorrentino… aiutare gli altri non è mai una cosa sbagliata.»

Lei mi fissò attraverso le lacrime.

«Quindi non sei arrabbiato?»

Risi piano, asciugandomi gli occhi.

«Arrabbiato? Tesoro… credo che tu sia la persona più coraggiosa che conosca.»

Quel pomeriggio restammo seduti al tavolo della cucina per tre ore filate. Lei mi raccontò tutto: dei ragazzi a scuola con genitori dipendenti, dei compagni che dormivano di nascosto nelle auto.

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Amore o Soldi