— Questa casa si mette in vendita, punto e basta! — proclamò mia suocera a colazione, liquidando con una sola frase il destino dell’appartamento che avevo ereditato da mia nonna.
— Si vende e non se ne parla più! — ribadì Lucia Ferri, posando la tazzina con tale forza sul piattino che le ante di vetro della credenza tintinnarono. — Non ha alcun senso che vi stringiate in un bilocale quando potete permettervi un trilocale nuovo di zecca.
Giulia Rossi rimase immobile, il cucchiaino sospeso a mezz’aria. La piccola cucina, fino a un attimo prima tranquilla, si trasformò in un campo minato. Cercò con lo sguardo il marito, ma Marco Barbieri si concentrava ostinatamente sul pane, spalmandoci il burro come se fosse la cosa più importante del mondo, evitando accuratamente i suoi occhi.
Lucia Ferri proseguì, ignorando — o fingendo di ignorare — la tensione che saturava l’aria.
— Ho già contattato un agente immobiliare. Domani viene a fare la valutazione. Vedrete, in poco tempo troverà un acquirente: la zona è ottima, ben collegata.

— Un momento, — intervenne finalmente Giulia, posando il cucchiaino. — Quale casa dovremmo vendere, esattamente?
La suocera la fissò con un’espressione carica di condiscendenza.
— La vostra, naturalmente. Questa. Quella che ti ha lasciato tua nonna. È assurdo restare in questo edificio antiquato quando potreste trasferirvi in uno stabile moderno.
Un’ondata di calore salì al viso di Giulia. Quell’appartamento era l’unico bene davvero suo, ricevuto tre anni prima in eredità. Non grande, ma accogliente: soffitti alti, muri spessi, finestre ampie. Ogni angolo parlava di ricordi.
— Lucia Ferri, questa casa è mia. E non ho alcuna intenzione di venderla.
— Tua? — sbottò l’altra, teatralmente indignata. — Siete sposati! Ciò che appartiene a te appartiene anche a Marco. E quello che è di Marco è della famiglia. Non è vero, tesoro?
Marco sollevò lo sguardo dal piatto.
— Mamma, magari possiamo discuterne con calma…
— Con calma? — alzò la voce Lucia. — È tutto già organizzato! Domani alle dieci arriva l’agente. E non guardarmi così, Giulia. Lo faccio per il vostro bene. Le nuove costruzioni hanno spazi più funzionali e non richiedono lavori.
— E come pensi di pagarla, questa nuova casa? — chiese Giulia, trattenendo a fatica l’irritazione.
— Ma è semplice! Vendete questa, aggiungete qualcosa e comprate l’altra. Ho fatto i conti: con un mutuo di circa trecentomila euro potreste permettervi un ottimo trilocale. Lo stanno costruendo vicino a noi. Saremo praticamente vicini di pianerottolo!
Vicini. Un brivido percorse la schiena di Giulia. Già ora Lucia Ferri si presentava quasi ogni giorno, entrando con la copia delle chiavi che Marco le aveva dato “per sicurezza”. Se avessero abitato porta a porta…
— Non intendo accendere nessun mutuo, — dichiarò Giulia con fermezza. — E non venderò la casa. È l’unico ricordo concreto che ho di mia nonna.
— I ricordi non pagano le bollette! — replicò la suocera con sarcasmo. — Marco, vuoi spiegare tu a tua moglie che sto dicendo cose sensate?
Marco esitò, poi mormorò:
— Giulia, forse mamma non ha tutti i torti. L’edificio è vecchio, prima o poi serviranno altri lavori…
— L’abbiamo ristrutturato l’anno scorso! — ribatté lei, alzando la voce. — E ho pagato io, già che ci siamo!
— Ecco, sempre a sottolineare i tuoi soldi! — la punzecchiò Lucia. — Come se non contasse che mio figlio ti abbia sposata e ti mantenga!
— Mantenermi? — Giulia la fissò incredula. — Guadagno il doppio di Marco!
Un silenzio pesante cadde sul tavolo. Marco arrossì, mentre Lucia serrò le labbra in una linea sottile.
— Proprio per questo serve una casa più grande. Dovete pensare ai figli. Ma tu hai in testa solo il lavoro… Hai trent’anni e ancora niente nipoti.
Il colpo andò a segno. Da due anni Giulia e Marco cercavano un bambino, senza risultati. Ogni allusione era una ferita che si riapriva.
— Mamma, basta così, — disse improvvisamente Marco, con un tono più duro del solito.
— Basta cosa? Non posso dire la verità? — Lucia si alzò di scatto. — Io voglio solo aiutarvi. Comunque domani arriva Elena Sanna, l’agente: vi spiegherà tutto lei. È una donna competente, non come certa gente.
Uscì dalla cucina con passi decisi. Poco dopo, la porta d’ingresso sbatté con forza.
Rimasero soli. Per qualche istante nessuno parlò.
— Lo sapevi? — domandò infine Giulia.
— Cosa?
— Che voleva vendere casa mia.
Marco evitò il suo sguardo.
— Ne aveva accennato… ma pensavo fossero le solite fantasie.
— E non le hai detto di smetterla?
— Giulia, conosci mia madre. Quando si mette in testa qualcosa…
— Questa è casa mia, Marco. L’unica cosa che mi appartenga davvero.
— Non esagerare. Nessuno può obbligarti a venderla se non vuoi.
Forse aveva ragione, legalmente parlando. Ma Giulia conosceva bene sua suocera: Lucia Ferri non era il tipo da arrendersi davanti a un semplice “no”, e quando decideva di ottenere qualcosa trovava sempre il modo di farlo.
