— Come sarebbe a dire che è casa tua? Qui viviamo tutti, e non puoi decidere da sola chi può restare e chi no! — sbottò Paola Ferretti, con la voce tagliente.
— Ho detto di no — ripeté Elisa Ferretti, sforzandosi di mantenere la calma che le stava scivolando via. — Questo appartamento è intestato a me. E non ho intenzione di…
— Tuo? — la interruppe la suocera, stringendo gli occhi con aria incredula. — E la famiglia, allora? Matteo, senti che cosa sta dicendo tua moglie?
Quella sera Elisa infilò la chiave nella serratura con un senso di stanchezza che le pesava addosso. Erano quasi le nove. In ufficio si era trattenuta più del previsto per chiudere un progetto urgente che le aveva divorato l’intera giornata. Appena varcata la soglia, fu investita dalle solite voci alterate.
— Ancora in ritardo! — la rimproverò Paola non appena mise piede in casa. — Matteo è qui che aspetta, affamato!

Elisa si tolse il cappotto con un gesto lento, inspirando profondamente. Ogni volta aveva l’impressione di entrare in un luogo che non le apparteneva più, come se fosse ospite in casa propria.
Un mese e mezzo prima, quando Matteo Coppola le aveva chiesto di ospitare i suoi genitori durante i lavori di ristrutturazione, lei aveva accettato senza discutere. “Due o tre settimane al massimo”, le avevano detto. Le era sembrato un sacrificio minimo. Ma i giorni si erano trasformati in settimane interminabili, e loro erano ancora lì. Quella che doveva essere una soluzione temporanea stava assumendo i contorni di un incubo senza fine.
— Buonasera — disse Elisa entrando in cucina.
Matteo e Giovanni Fontana sedevano al tavolo con gli occhi fissi sul televisore acceso. Paola, invece, armeggiava ai fornelli facendo sbattere pentole e coperchi con evidente irritazione.
— Ti avevo chiesto di rientrare entro le sette! — riprese la suocera, fissandola con aria accusatoria. — Noi siamo abituati a cenare a un’ora precisa. In una casa ci vuole disciplina!
Elisa aprì il frigorifero cercando di non tradire il nervosismo.
— Lavoro — rispose in tono controllato. — Dovevo consegnare un progetto importante.
— Sempre questa scusa del lavoro… — commentò Paola con sarcasmo. — E tuo marito? Chi si occupa di lui? Matteo, dille qualcosa!
Matteo si strinse nelle spalle, visibilmente a disagio.
— Elisa, magari potresti organizzarti per tornare un po’ prima… — mormorò, evitando il suo sguardo.
Lei serrò le labbra. Prima dell’arrivo dei genitori, non aveva mai fatto commenti sui suoi orari. Ora, invece, sembrava un problema enorme. Era davvero cambiato lui, o era la presenza costante dei suoi a influenzarlo?
— Certo, certo — intervenne Giovanni, distogliendo per un attimo lo sguardo dallo schermo. — Una donna dovrebbe pensare prima di tutto alla famiglia. Al giorno d’oggi…
Elisa si irrigidì. Quante volte aveva sentito quell’espressione, “al giorno d’oggi”, usata come un’accusa?
— Preparo qualcosa — disse a bassa voce, tirando fuori le buste della spesa.
— Non serve — la fermò Paola con un gesto della mano. — Ho già sistemato tutto io. E ho anche riorganizzato i tuoi pensili: prima era tutto messo male.
Elisa rimase immobile.
— Riorganizzato? In che senso? Questa è la mia cucina, Paola…
— Appunto — replicò la suocera con un sorriso compiaciuto. — E va gestita come si deve. Ho esperienza, so come si tiene in ordine una casa.
Un’ondata di rabbia le salì allo stomaco. Guardò verso il tavolo: Matteo teneva la testa bassa, quasi volesse scomparire.
— A proposito — aggiunse Paola lanciando un’occhiata critica alle pareti — qui ci vorrebbe proprio una rinfrescata. È tutto così datato.
Elisa strinse i denti.
— Paola — disse cercando di mantenere la voce ferma — l’accordo era che sareste rimasti da noi solo per il tempo dei vostri lavori. Però i lavori non sono nemmeno iniziati. Non pensate che sia il caso di darvi una mossa?
La suocera sollevò il mento con aria teatrale.
— Oh, la ristrutturazione non è così semplice come credi, e ci sono stati diversi imprevisti che ora ti spiego…
