Nel giro di pochi minuti la quiete della villa fu squarciata da lampeggianti blu che si riflettevano sulle pareti di marmo. Ambulanze, pattuglie, personale sanitario: l’ingresso si riempì di voci concitate e passi affrettati.
La tata, pallida come un lenzuolo, continuava a ripetere di non aver sentito urla né rumori sospetti. I tecnici della scientifica controllarono serrature e infissi: nessun segno di effrazione. Le registrazioni del sistema di sorveglianza, tra i più avanzati sul mercato, non mostravano intrusioni. Porte e finestre risultavano chiuse dall’interno.
Il medico del pronto soccorso, dopo aver esaminato il braccio di Arianna, aggrottò la fronte.
— Questa lesione non è provocata da calore — spiegò con evidente disagio. — Sembra piuttosto l’effetto di una reazione chimica… o di una scarica elettrica. E la sostanza trovata sul cuscino non è sangue umano. È organica, ma contiene tracce metalliche e un composto con proprietà sedative molto potenti.
Matteo Coppola non chiuse occhio.
Mentre Arianna Orlando riposava in ospedale, sedata per il dolore, una sola espressione gli martellava la mente: l’uomo ombra.
La mattina seguente tornò alla villa da solo. Si chiuse nello studio e avviò le registrazioni. Analizzò ogni sequenza con ossessiva lentezza, fermando, riavvolgendo, ingrandendo.
Tutto appariva normale.
Fino alle 2:13.
La telecamera del corridoio, proprio davanti alla stanza di Arianna, registrò un lampo improvviso. Un’interferenza di meno di un secondo.
Matteo tornò indietro fotogramma per fotogramma.
Subito prima del disturbo… c’era qualcosa.
Non una persona.
Una sagoma più scura del buio stesso, che scivolava lungo lo stipite della porta.
Priva di volto.
Priva di forma definita.
Solo un’assenza di luce.
Un gelo improvviso gli attraversò le vene.
La villa, capì in quel momento, non era soltanto una casa di famiglia. Aveva radici profonde.
Si immerse negli archivi: planimetrie ingiallite, lettere antiche, il diario del bisnonno. Scoprì che l’edificio era stato costruito sopra i resti di un’antica fortificazione. Sotto le fondamenta correvano passaggi sotterranei, vecchi tunnel di contrabbando e stanze murate.
Tra le pagine del diario trovò anche un disegno.
Un simbolo preciso, tracciato con mano tremante.
Lo stesso marchio che era stato impresso a fuoco sulla pelle di Arianna.
