Eppure qualcosa, dentro di lui, urlava che non lo fosse affatto.
Negli ultimi tempi Arianna Orlando era cambiata. Troppo. Si era chiusa in un silenzio ostinato, evitava il parco che prima adorava, i fogli da disegno restavano intonsi sulla scrivania. Anche a tavola spingeva via il piatto dopo pochi bocconi. Non era una fase passeggera. Era altro.
Quando Matteo Coppola arrivò davanti alla proprietà, i cancelli in ferro battuto si aprirono con lentezza automatica. Il giardino, curato in modo maniacale, appariva impeccabile. Forse fin troppo. Quella perfezione immobile gli mise i brividi.
All’interno, la villa era avvolta da un silenzio innaturale.
— Arianna?
La sua voce rimbalzò tra le pareti.
— Federica? — chiamò ancora, cercando la tata.
Nessuna risposta.
Salì le scale a passi rapidi, quasi saltando i gradini. Il cuore gli martellava nelle orecchie. La porta della cameretta di Arianna, decorata con lune e stelle dipinte a mano, era socchiusa. Dall’interno filtrava una luce fioca.
Matteo spinse piano.
La bambina era rannicchiata sul letto, voltata dall’altra parte. I peluche giacevano sparsi sul pavimento. Nella stanza faceva stranamente freddo, nonostante il riscaldamento fosse acceso.
Si sedette accanto a lei.
— Papà è qui.
Arianna si girò lentamente. Gli occhi erano gonfi, arrossati dal pianto.
E allora lo vide.
Sul braccio sinistro, appena sotto l’orlo del pigiama, c’era un segno.
Non un livido.
Non un graffio.
Una bruciatura.
Viola scuro, dai contorni irregolari. Quasi una forma precisa, come se qualcuno avesse impresso un simbolo sulla sua pelle.
Il respiro di Matteo si spezzò.
Dietro il cuscino, impregnando il tessuto, si allargava una macchia densa, scura, rosso-nerastra, lucida alla luce della lampada. Non aveva odore di sangue.
— Cos’è successo? — mormorò.
Quando cercò di sfiorarle il braccio, Arianna si ritrasse.
— No, papà… mi fa male.
Le lacrime le rigarono il viso.
— È venuto lui.
— Chi? — la voce di Matteo tremava.
— L’uomo ombra — sussurrò. — Era grande. E freddo. Mi ha toccata… e poi è diventato tutto buio.
Nessuno era entrato.
