“Ho saputo da mio figlio che avete comprato un trilocale in centro. In quell’appartamento ci andrò a vivere io, e soltanto io!” dichiarò la suocera con tono perentorio lasciando Silvia senza parole

Profondamente ingiusto, il futuro sembrava già rubato.
Storie

Silvia sentiva ancora il sangue pulsarle nelle tempie quando si voltò verso il marito.

— Andrea, ti rendi conto di quello che sta dicendo tua madre?…

Andrea Longo aveva perso colore. Lo sguardo gli correva inquieto dall’una all’altra, come se cercasse una via di fuga invisibile.

— Mamma, aspetta… possiamo parlarne con calma…

— Con calma? E cosa ci sarebbe da discutere? — lo interruppe Roberta Sala con tono tagliente. — Sono tua madre. È tuo dovere garantirmi una vecchiaia dignitosa. Ho sacrificato tutto per voi, per te e per Matteo. Ora è arrivato il momento di restituire ciò che vi ho dato. Ho già deciso: prenderò la stanza grande, è più luminosa. Voi due vi arrangerete nell’altra. Oppure, se preferite, potete anche cercarvi un altro posto.

Silvia chiuse gli occhi per un istante e contò lentamente fino a dieci. Inspirò a fondo, poi riaprì le palpebre con uno sguardo fermo.

— Signora Sala, questa casa è mia. L’ho comprata con i soldi che ho guadagnato lavorando e con l’aiuto dei miei genitori. Qui vivrò io con mio marito, e nessun altro. Prenda le sue valigie e se ne vada, per favore.

La suocera scoppiò in una risata aspra, quasi stridula.

— Ah, siamo arrivati a questo punto? Mi dai ordini? Ti sei forse dimenticata chi sono? Sono la madre di tuo marito! Senza di me non esisterebbe né lui né questo matrimonio!

— Mamma, calmati… — provò Andrea, ma la voce gli tremava.

— Taci! — gli gridò contro Roberta. — Sei un uomo o uno zerbino? Tua moglie ti ha messo i piedi in testa e tu non riesci nemmeno a reagire!

Silvia fece un passo avanti, piazzandosi tra loro due.

— Basta. Glielo ripeto per l’ultima volta: prenda le sue cose e lasci questo appartamento. Subito.

— Io non me ne vado da nessuna parte! — ribatté Roberta battendo il piede sul pavimento. — Ho già stabilito tutto. A Matteo lascerò il mio appartamento, e io mi trasferirò qui. Tu, Silvia, sei solo un’ingrata egoista. Gli anziani si rispettano!

— Il rispetto non si pretende, si merita — replicò lei con voce gelida.

La suocera si voltò di scatto, afferrò una delle valigie e si diresse verso la stanza più grande.

— Discussione chiusa. Comincio a sistemarmi.

Qualcosa dentro Silvia si spezzò. Con due passi rapidi la raggiunse, le strappò la valigia di mano e la riportò con decisione nell’ingresso.

— Fuori da casa mia. Adesso. — Parlava piano, ma ogni sillaba era dura come acciaio.

— Andreaaa! — strillò Roberta. — Vedi come mi tratta? Permetti che parli così a tua madre?

Andrea rimaneva appoggiato al muro, pallido, le braccia lungo i fianchi.

— Mamma… forse non è il momento… Possiamo riparlarne quando saremo tutti più tranquilli…

— Non è il momento? — la voce di Roberta salì di un tono. — Da che parte stai?

— Dalla mia — intervenne Silvia senza esitare. — Questa è la nostra casa, la nostra famiglia. Lei è qui senza essere stata invitata. Andrea, accompagna tua madre alla porta con le sue valigie.

Roberta si portò una mano al petto, fingendo un malore.

— Oh, il cuore… mi sento male… È così che mi ripaghi, ingrata? Ti ho voluto bene come a una figlia…

— Basta con questa commedia — disse Silvia aprendo la porta d’ingresso. — Esca. E d’ora in poi non si presenti qui senza preavviso.

La suocera capì che stava perdendo terreno. Raccolse due valigie, trascinando la terza verso l’uscita.

— Andrea, te ne pentirai! Sono tua madre! Davvero scegli quella… al posto mio?

Lui fissava il pavimento in silenzio, incapace di rispondere.

Roberta Sala si fermò sulla soglia, il volto contratto in una smorfia carica di rancore, pronta a scagliare le sue ultime parole.

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Amore o Soldi