«Ho saputo da mio figlio che avete comprato un trilocale in centro. In quell’appartamento ci andrò a vivere io, e soltanto io!» dichiarò la suocera con tono perentorio.
Silvia Fontana uscì dall’ufficio con passo stanco e si diresse verso la macchina. Era stata una giornata estenuante: tre riunioni con clienti esigenti, una montagna di pratiche da firmare e il telefono che non aveva smesso di squillare un attimo. Lavorava da cinque anni come legale per una grande società e aveva imparato a reggere ritmi serrati, ma certe sere si sentiva comunque svuotata.
Determinata lo era sempre stata. Già ai tempi dell’università aveva cercato un impiego part‑time pur di non dipendere economicamente dai genitori. E questo non perché ne avesse bisogno: Giovanni Bianco ed Elena Leone, proprietari di una florida catena di negozi di materiali edili, avrebbero potuto garantirle ogni comodità. Tuttavia Silvia desiderava costruirsi il futuro con le proprie forze, senza scorciatoie.
Tre anni prima aveva sposato Andrea Longo, programmatore in una società informatica. Si erano conosciuti durante una festa aziendale organizzata da amici comuni. A colpirla, quella sera, erano stati il suo sorriso tranquillo e la capacità di ascoltare senza interrompere. Solo più tardi Silvia avrebbe capito che quell’indole accomodante non faceva distinzioni: Andrea evitava lo scontro con chiunque, compresa sua madre, Roberta Sala. All’inizio, però, quell’aspetto le era sembrato solo una qualità.
Dopo il matrimonio avevano preso in affitto un bilocale in periferia. Non era malvagio, ma Silvia sognava una casa davvero loro. Fin dal primo stipendio aveva iniziato a mettere da parte una quota fissa: ogni mese accantonava un terzo del salario in un fondo destinato all’anticipo per l’acquisto. Anche Andrea risparmiava, sebbene in misura molto più contenuta; spiegava che doveva sostenere economicamente la madre e il fratello minore, Matteo Longo.

Nel giro di tre anni Silvia era riuscita a mettere insieme circa due milioni di rubli. Andrea, invece, aveva accumulato poco più di cinquecentomila. Lei non glielo aveva mai rinfacciato: ognuno ha le proprie priorità, si diceva. Quando però accennò seriamente all’idea di comprare casa, Giovanni Bianco la sorprese con una proposta inattesa.
«Silvietta, io e tua madre abbiamo deciso di aiutarti: ti daremo tre milioni per l’appartamento» annunciò durante il pranzo domenicale. «Sei la nostra unica figlia e vogliamo che tu viva come meriti. Alla tua età non è giusto restare in affitto.»
Silvia si alzò per abbracciarli entrambi, con gli occhi lucidi di gratitudine. Con una cifra simile, finalmente, poteva ambire a qualcosa di davvero bello.
La ricerca durò circa un mese. Esaminò decine di annunci, visitò immobili in ogni quartiere della città, finché trovò ciò che sembrava perfetto: un trilocale di ottanta metri quadrati in un edificio di nuova costruzione, nel pieno centro. Ambienti luminosi, disposizione funzionale, grande zona giorno con cucina a vista e addirittura due bagni. Il prezzo era di nove milioni di rubli; la parte restante si poteva coprire con un mutuo a condizioni vantaggiose.
«Andrea, guarda qui, è stupendo!» disse mostrandogli le foto sul cellulare. «Tre stanze, soggiorno enorme, due bagni… riesci a immaginarlo?»
Lui osservò attentamente le immagini e annuì. «È davvero bello. Però… a nome di chi verrà intestato?»
Silvia non fu colta impreparata: aveva riflettuto a lungo su quella questione.
«Vorrei che fosse intestato a me» rispose con calma. «I soldi che arrivano dai miei genitori sono un regalo personale. Mi sentirei più tranquilla se la proprietà fosse solo mia. È una forma di tutela, capisci?»
Andrea corrugò la fronte. «Quindi io dovrei abitare in casa tua? Come un ospite?»
«Non dire sciocchezze. Sei mio marito, sarebbe la nostra casa. Dal punto di vista legale, però, preferisco risultare io proprietaria. Credimi, è la soluzione più sensata.»
Dopo un lungo sospiro, Andrea accettò. Dal suo sguardo si intuiva che la decisione non lo entusiasmava, ma non era tipo da creare discussioni inutili, e alla fine scelse di non opporsi.
