“Ho il diritto di difendermi” esclamò Vittoria mentre una guardia la scortava fuori dall’ospedale

Ingiusto e straziante, il silenzio pesa come condanna.
Storie

L’autista era ormai al limite della sopportazione.

— Signore, se non riesce a sedersi correttamente, temo che dovrà scendere.

— Il biglietto l’ho pagato — ribatté l’uomo con voce roca. — Me la caverò.

Un silenzio teso si diffuse tra i passeggeri, che osservavano la scena con un misto di curiosità e disagio. Vittoria riconobbe immediatamente quell’espressione: il dolore trattenuto a forza, coperto da un orgoglio che non voleva cedere.

Si alzò e fece qualche passo verso di loro.

— Sono un’infermiera. Posso darle una mano?

— Sto benissimo — rispose lui secco. — Non ho bisogno della pietà di nessuno.

— Non è pietà — replicò lei con calma.

E prima ancora di riflettere davvero sulle conseguenze, aggiunse:

— Ho un posto in prima classe. Facciamo cambio.

L’uomo scosse la testa, deciso a rifiutare. Ma Vittoria abbassò la voce.

— È stata una giornata terribile. Mi lasci fare almeno una cosa giusta. La prego.

Qualcosa nei suoi occhi si incrinò. L’autista, sbuffando, modificò le assegnazioni. Vittoria pagò la differenza senza esitare, pur sapendo che significava meno pasti, più preoccupazioni e un sacrificio che, in realtà, non poteva permettersi. Eppure, quando gli porse il nuovo biglietto, l’uomo lo prese come se fosse un oggetto di valore inestimabile.

— Lei non ha idea di cosa significhi per me — mormorò.

Vittoria lo aiutò a sistemarsi, facendo attenzione che la pelle segnata non tirasse contro il tessuto del sedile. Solo quando fu comodo, lui si presentò: Raffaele Mancini. Dopo qualche minuto iniziò a raccontare. Un incendio domestico, diciotto mesi prima. Le ustioni. E, nello stesso rogo, la perdita della moglie e della figlia.

Vittoria ascoltò senza interrompere. Poi confessò, quasi con imbarazzo, che quella mattina era stata licenziata.

Raffaele infilò la mano nel taschino del gilet e ne estrasse una tessera di cuoio consumata. Con dita ancora tremanti scrisse qualcosa sul retro e gliela mise nel palmo.

C’era scritto: «Nella fratellanza, ogni debito viene ricordato».

— Lei non mi ha offerto soltanto un posto più comodo — disse piano. — Mi ha restituito qualcosa che credevo perduto per sempre.

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Amore o Soldi