“Ho il diritto di difendermi” esclamò Vittoria mentre una guardia la scortava fuori dall’ospedale

Ingiusto e straziante, il silenzio pesa come condanna.
Storie

L’ultimo turno che non aveva previsto

Vittoria Mariani lavorava da così tanti anni nel reparto di pediatria del Rivergate Medical Center che quei corridoi le erano entrati sotto pelle. A cinquantaquattro anni continuava a muoversi con la stessa calma discreta di sempre, quella che rassicurava i genitori in preda all’ansia e faceva sentire protetti i piccoli pazienti. I capelli, attraversati da fili d’argento, li raccoglieva con cura sulla nuca; nei suoi occhi viveva una pazienza mite, forgiata da interminabili notti di turno e da silenzi carichi di attesa.

Quel martedì pomeriggio le luci al neon tremolavano come al solito, eppure a Vittoria parvero diverse, quasi presagissero qualcosa di oscuro. Aveva appena consolato un bambino stremato dopo una terapia pesante quando le comunicarono che doveva presentarsi negli uffici amministrativi — un luogo che raramente aveva motivo di frequentare.

Dietro una scrivania impeccabile sedeva una donna in blazer elegante, un fascicolo aperto davanti a sé. Sul cartellino si leggeva: Flaminia Monti.

— Riorganizzazione interna — dichiarò con voce levigata e distaccata. — Il suo ruolo è stato soppresso. Il provvedimento è effettivo da subito.

Vittoria rimase immobile.
— Dev’esserci un errore. Ho sempre ricevuto valutazioni eccellenti.

— È arrivata una segnalazione da parte della famiglia di un paziente — replicò Flaminia senza scomporsi.

— Desidero prenderne visione.

— Non è possibile. È documentazione riservata.

Per un istante, a Vittoria sembrò che il pavimento cedesse sotto i piedi.
— Ho il diritto di difendermi.

Flaminia intrecciò le dita sul tavolo.
— Può presentare ricorso, naturalmente. Tuttavia, finché la procedura sarà aperta, le sarà vietato l’accesso all’ospedale. E se decidesse di rendere la situazione spiacevole, dubito che potremo fornirle referenze per il futuro.

Il messaggio era fin troppo chiaro: accettare in silenzio oppure pagarne il prezzo.

Di lì a poco, una guardia giurata la accompagnò verso il suo armadietto. L’uomo evitava di incrociare il suo sguardo, come se anche solo farlo potesse compromettere la propria posizione, mentre Vittoria cominciava a rendersi conto che qualcosa, intorno a lei, stava già cambiando.

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