Martina non alzò la voce. Con la stessa calma con cui aveva tolto la giacca rispose:
— Ornella Ruggiero, in questa casa ognuno gestisce i propri soldi. È stata una decisione di Lorenzo Medici. Io compro ciò che serve a me e a Giada. Lui provvede per sé. E, a quanto pare, anche per lei.
Dalle buste tirò fuori alcune vaschette ancora calde, le sistemò con ordine davanti alla figlia e le versò del succo nel bicchiere. Ogni movimento era preciso, misurato, come se nella stanza non ci fossero né il marito né la suocera. Lorenzo tentò di intervenire, balbettando qualcosa, ma Martina si limitò a sollevare le spalle e uscì dalla cucina senza aggiungere altro.
Un silenzio denso calò tra i due rimasti. Ornella fissò il figlio con uno sguardo che non prometteva nulla di buono.
— Dimmi che non è stata una tua idea.
Lorenzo si grattò la nuca, evitando i suoi occhi.
— Mamma, volevo solo mettere da parte qualcosa per l’auto nuova… Non pensavo che lei reagisse così.
— Non pensavi? — la voce di Ornella si fece tagliente. — Ma almeno hai riflettuto un momento prima di parlare?
Afferrò la borsa e indicò l’ingresso.
— Vieni. Andiamo a fare la spesa. Subito.
Al supermercato Lorenzo riempì il carrello in silenzio: piatti pronti, surgelati, ravioli confezionati, cotolette impanate. Ornella osservava i prezzi senza commentare. Alla cassa, quando vide il totale, rimase interdetto: aveva speso più di quanto solitamente gli bastasse per un’intera settimana.
Rientrati a casa, misero a bollire i ravioli. Mangiarono senza parlarsi, mentre dalla stanza accanto arrivavano le risate leggere di Martina e Giada. A un certo punto Ornella posò la forchetta.
— Lorenzo, ti rendi conto del pasticcio che hai combinato?
— Io volevo solo un po’ di indipendenza. Non dover rendere conto di ogni euro.
— Indipendenza? — replicò lei con un sorriso amaro. — Tu volevi che tua moglie continuasse a occuparsi di tutto gratis. E lei ti ha semplicemente mostrato il prezzo di quella comodità.
Lorenzo rimase zitto. La madre iniziò a sparecchiare; lui cercò di aiutarla, ma lei lo scostò con un gesto secco. Prima di partire, però, abbracciò Martina.
— Tieni duro. Stai facendo la cosa giusta.
Passò una settimana e Lorenzo capì che quel “budget separato” era tutt’altro che una liberazione. Finivano i calzini? Doveva comprarli. Camicie sporche? Lavatrice da solo. Voglia di un pasto caldo? O cucinava o ordinava a pagamento. Martina, nel frattempo, aveva acquistato un piccolo mobile con serratura che aveva sistemato in cucina: lì dentro conservava gli alimenti per sé e per Giada.
Una sera Lorenzo aprì il frigorifero e vide una teglia di pollo al forno. Il profumo era irresistibile. Stava per prenderne un pezzo quando Martina, passando accanto a lui, disse con tono neutro:
— Lascialo lì. È il pranzo di Giada per domani.
Richiuse lo sportello. Lo stomaco brontolava. Si preparò un piatto di pasta in bianco, quasi insipida perché aveva dimenticato di comprare il sale. Martina, seduta in salotto con il tablet, non gli rivolse nemmeno uno sguardo.
Al lavoro diventò nervoso, rispondeva male ai colleghi e si lamentava della moglie. Un autista più anziano lo ascoltò e poi commentò con ironia:
— Ti sei scavato la fossa da solo, amico. Adesso ti sorprendi se ci sei finito dentro?
Non seppe cosa ribattere.
A casa la distanza cresceva. Martina lavava solo i propri vestiti e quelli di Giada, stirava esclusivamente le sue bluse, comprava frutta e la chiudeva nel mobile con la chiave. Una sera ordinò sushi per sé e per la figlia: sedute al tavolo, chiacchieravano e ridevano. Lorenzo, rimasto in salotto con un semplice panino, avvertì per la prima volta la sensazione concreta di essere un estraneo sotto il proprio tetto, e capì che quella crepa stava diventando ogni giorno più profonda.
