“Ho già detto a tutta la famiglia che sarai tu a pagare il matrimonio di Alessia. Quindi, per favore, adesso non farmi passare per una bugiarda.” disse Roberta entrando nel nostro appartamento, annunciando che avrebbe deciso dei miei risparmi senza nemmeno chiedermi il consenso

La pretesa invadente è profondamente inaccettabile e vergognosa.
Storie

«Mi dica: lei, concretamente, quale cifra è pronta a mettere per il matrimonio di sua figlia?»

Roberta per poco non si strozzò.

«Be’… io le offro il mio sostegno morale.»

«Parlavo di denaro.»

«Non sono tenuta a discutere con lei della mia situazione economica.»

«Però sua nuora dovrebbe consegnarvi 35.000 € senza fare domande.»

Il volto di Roberta cambiò colore.

Alessandro, seduto accanto a me, abbassò lo sguardo sul tavolo per nascondere il sorriso che gli stava scappando.

Giovanni, però, non aveva ancora finito.

Chiese ad Alessia di telefonare a Filippo e di mettere la chiamata in vivavoce.

«Gli dica che il finanziamento verrà approvato soltanto a una condizione: per un anno dovrete impegnarvi entrambi a saldare prima i vostri debiti personali. Solo dopo si potrà parlare di soldi per una festa.»

Alessia compose il numero.

Quando Filippo sentì quella clausola, rispose senza la minima esitazione:

«Un anno? Dai, amore. A questo punto facciamo prima a far pagare tua cognata, come era previsto dall’inizio.»

Giovanni tolse il vivavoce.

Roberta era diventata paonazza.

«Allora? Ce li date o no questi soldi?»

Giovanni aprì una cartellina, estrasse un documento e lo posò davanti a lei.

«Sì. Ho preso la mia decisione.»

Alessia allungò subito la mano verso il foglio.

Ma prima che riuscisse anche solo a sfiorarlo, Giovanni pronunciò una frase che fece irrigidire Roberta come se le avessero versato addosso acqua gelata.

«Prima, però, vorrei che Elisa vi spiegasse chi sono davvero.»

Quello che scoprirono subito dopo trasformò il loro matrimonio da sogno in una figuraccia familiare che nessuno avrebbe dimenticato tanto facilmente.

PARTE 3

Alessia mi fissò senza capire.

«Che significa “chi è davvero”?»

Roberta girò lentamente la testa verso di me.

La sua espressione mutò in pochi secondi.

Prima comparve la curiosità.

Poi il sospetto.

Infine vidi quel tipo di sguardo che conoscevo fin troppo bene: quello che le veniva ogni volta che capiva che qualcosa non stava andando secondo i suoi piani.

Giovanni si appoggiò allo schienale della sedia.

«Prego, Elisa. Spieghi pure.»

Inspirai a fondo.

«Non esiste nessun programma che finanzia matrimoni.»

Alessia sbatté le palpebre.

«Cosa?»

«Il signor Giovanni è un mio amico, oltre che cliente della mia agenzia. Gli ho raccontato quello che avete fatto.»

Roberta scattò in piedi.

«Quindi ci avete teso una trappola?»

«No. Io vi ho offerto esattamente ciò che voi pretendevate da me: soldi di qualcun altro, ottenuti senza aver fatto nulla per meritarli. L’unica differenza è che Giovanni, prima di decidere, voleva capire se ne avevate davvero bisogno e quanto foste disposte a contribuire voi.»

«Ci hai umiliate!»

Giovanni picchiettò piano la penna sul tavolo.

«Mi perdoni, signora Roberta, ma nessuno l’ha costretta a venire qui.»

«Ci avete ingannate!»

«Io non vi ho promesso neppure un euro. Sua nuora vi ha solo detto che conosceva una persona che forse avrebbe potuto aiutarvi. Voi avete sentito “denaro gratis” e siete corse.»

Alessia cominciò a piangere.

«Questa è cattiveria.»

Alessandro, che fino a quel momento era rimasto in silenzio, finalmente parlò.

«Cattiveria è annunciare davanti a quaranta parenti che Elisa avrebbe pagato 35.000 € per il tuo matrimonio senza nemmeno chiederle il permesso.»

Alessia lo guardò sconvolta.

«Sono tua sorella!»

«Appunto. Sei mia sorella. Non mia figlia.»

«E quindi? Questo vuol dire che non puoi aiutarmi?»

«Aiutare qualcuno e finanziargli la vita sono due cose diverse.»

Roberta lasciò uscire una risata secca.

«Guardalo. Ormai parla proprio come lei.»

Quelle parole fecero scattare qualcosa in Alessandro.

Si alzò.

«No, mamma. Parlo come un adulto.»

Nella stanza calò il silenzio.

Conoscevo mio marito.

Era un uomo tranquillo, uno che evitava gli scontri in famiglia e che per anni aveva preferito cedere sulle piccole cose pur di non litigare con sua madre.

Quella volta, però, non fece nemmeno mezzo passo indietro.

«Da anni chiedi soldi a Elisa e lo chiami “aiutarsi in famiglia”. Lei ha pagato le medicine di papà quando è stato male. Ha organizzato gratis la tua festa per i sessant’anni. Ha trovato fornitori per la festa di Aurora. Noi abbiamo prestato soldi ad Alessia per cambiare macchina e lei non ce li ha mai restituiti. E adesso Elisa dovrebbe sentirsi obbligata a pagare anche un matrimonio, solo perché guadagna bene.»

Alessia abbassò gli occhi.

Roberta replicò subito:

«Queste sono cose che si fanno per la famiglia.»

«Allora dimmi quanto paghi tu.»

«Ti ho già detto che non ho niente.»

«E Alessia?»

Mia cognata incrociò le braccia sul petto.

«Stiamo appena iniziando la nostra vita insieme.»

«Filippo?»

«Ha i suoi progetti.»

«Quindi tre adulti messi insieme hanno esattamente zero euro da destinare al matrimonio, però hanno deciso che la quarta persona adulta deve tirarne fuori 35.000.»

Nessuno rispose.

Giovanni sorrise appena.

«Ecco perché, prima di investire in un’impresa, faccio domande. Le persone rivelano moltissimo di sé quando devono spiegare come intendono usare i soldi degli altri.»

Roberta afferrò la borsa.

«Andiamo, Alessia. Con questa gente non abbiamo più niente da spartire.»

Ma, prima di uscire, puntò il dito contro di me.

«Ti dico solo una cosa, Elisa. Dopo quello che hai fatto, per me tu non fai più parte della famiglia.»

Non so quale reazione si aspettasse.

Forse pensava che sarei scoppiata a piangere.

Che l’avrei supplicata.

Che mi sarei scusata per aver osato difendere i miei soldi.

Invece dissi soltanto:

«Allora spero che, da oggi in poi, anche le spese di famiglia smettano di arrivare a casa mia.»

Giovanni rise di gusto.

Roberta spalancò la porta.

«Sei fredda e calcolatrice.»

«Organizzo eventi. Calcolare, tecnicamente, fa parte del mio lavoro.»

Se ne andarono.

Io pensai che la questione fosse finita lì.

Mi sbagliavo.

Due ore più tardi arrivarono i primi messaggi.

Il primo fu della zia Valentina, parente di Alessandro:

«È vero che avevi promesso di pagare il matrimonio e poi hai umiliato apposta Alessia?»

Poi scrisse il cugino Dario:

«Mi hanno detto che hai portato tua suocera da un riccone qualunque solo per prenderla in giro.»

Infine arrivò il messaggio di una cugina di Alessandro:

«Perché dovevi comportarti così? Se i soldi ce li hai, potevi anche dare una mano.»

Fu in quel momento che compresi la seconda parte del piano di Roberta.

Aveva già raccontato in giro la sua versione.

Secondo lei, io mi ero offerta spontaneamente di organizzare il matrimonio, poi avevo cambiato idea all’improvviso e, per concludere, avevo coinvolto un uomo ricco affinché fingesse un colloquio e mettesse in ridicolo lei e Alessia.

Nel suo racconto, molto comodamente, non compariva la prenotazione fatta a nome della mia agenzia.

E naturalmente non venivano menzionati neppure i 35.000 € che aveva promesso al posto mio, senza avere la mia autorizzazione.

Amore o Soldi