Mia suocera annunciò davanti a tutta la famiglia che avrei pagato io i 35.000 € per il matrimonio di mia cognata, senza essersi mai preoccupata di chiedermi se fossi d’accordo. Quando risposi di no, mi accusò di essere egoista e arrivò perfino a bloccare una location per le nozze usando il nome della mia agenzia. Non mi misi a urlare, non feci scenate. Mi limitai a dire che forse potevo presentare loro un presunto benefattore disposto ad aiutarli… ma, nel bel mezzo dell’incontro, squillò il telefono dello sposo.
PARTE 1
«Ho già detto a tutta la famiglia che sarai tu a pagare il matrimonio di Alessia. Quindi, per favore, adesso non farmi passare per una bugiarda.»
Furono queste le prime parole che Roberta, mia suocera, pronunciò appena mise piede nel nostro appartamento a Roma.
Lo disse con la stessa naturalezza con cui avrebbe potuto comunicarmi l’arrivo della bolletta dell’acqua. Peccato che non stesse parlando di una spesa qualunque, ma dei miei risparmi, che aveva appena deciso di usare senza nemmeno consultarmi.

Alle sue spalle comparve Alessia, mia cognata, con un sorriso così largo da sembrare incollato al viso.
«Mi sposo!» esclamò, sollevando la mano per mostrarmi un anellino minuscolo.
Io spostai lo sguardo su mio marito, Alessandro.
Eravamo sposati da sette anni. In quel tempo avevamo già superato compleanni finiti in litigi, Natali in cui Roberta stabiliva chi, secondo lei, avesse “tradito” la famiglia, e prestiti concessi ad Alessia che non erano mai stati restituiti.
Ma quella volta avevano oltrepassato ogni limite.
«Congratulazioni» dissi, cercando di mantenere la voce calma. «Chi è lo sposo?»
«Filippo.»
Lo conoscevo.
Consegna pacchi tramite un’app e da almeno tre anni racconta a tutti di essere a un passo dal lanciare “una piattaforma rivoluzionaria”.
«E quando sarebbe previsto il matrimonio?» domandai.
Roberta entrò nel mio salotto e si accomodò come se fosse casa sua.
«A marzo. Vogliamo una cosa raffinata. Un giardino elegante, menù di tre portate, fotografi, musica dal vivo, DJ, buffet di dolci, fontane fredde luminose… più o meno duecento invitati.»
Organizzo eventi da undici anni.
Sapevo benissimo quanto potesse costare una festa del genere.
«Certo» risposi. «Domani vi preparo un preventivo. Visto che siete famiglia, posso applicarvi uno sconto del dieci per cento sul mio compenso.»
Roberta spalancò gli occhi.
«Un preventivo?»
Il sorriso di Alessia sparì di colpo.
«Elisa, non essere ridicola. Non vorrai davvero farci pagare.»
«Sì, invece. Perché questo è il mio lavoro.»
Roberta batté il palmo della mano sul tavolo.
«Ma tu dovresti regalarle il matrimonio!»
Per qualche secondo pensai di non aver capito bene.
«Scusa?»
«Sei quella che guadagna meglio tra tutti noi. Alessandro è capoturno in fabbrica, tu hai la tua agenzia, conosci fornitori di ogni tipo… E poi, diciamocelo, conviene anche a te. Potrai dire di aver organizzato tu il matrimonio. Pubblicità gratis.»
Sentii il calore salirmi alle guance.
«Immagino che anche il ristorante accetterà la “pubblicità” come forma di pagamento.»
«Oh, Elisa. Con te si finisce sempre a parlare di soldi.»
A quel punto Alessandro intervenne.
«Mamma, basta. Se Alessia vuole una grande festa, saranno lei e Filippo a doverla pagare.»
Roberta lo guardò come se l’avesse pugnalata.
«Da quando hai sposato lei, non pensi più alla tua famiglia.»
Alessia, intanto, tirò fuori il telefono.
«Be’, allora abbiamo un problema. Perché mamma lo ha già comunicato a tutti.»
Mi mostrò la chat di famiglia.
Roberta aveva scritto:
“Famiglia, preparatevi: Elisa e Alessandro regaleranno ad Alessia il matrimonio che merita. Circa 35.000 €! Sarà indimenticabile!”
Sotto quel messaggio c’erano più di quaranta risposte entusiaste.
Ma il peggio arrivò pochi istanti dopo.
Ricevetti un’e-mail dalla location con giardino più costosa con cui la mia agenzia collaborava abitualmente.
“Confermiamo la prenotazione richiesta dalla signora Roberta Ramírez a nome di Eventi Elisa Torres. Acconto in sospeso: 6.000 €.”
Mia suocera sorrise.
«Vedi? Ormai non puoi più tirarti indietro.»
Fu proprio in quel momento che capii una cosa: un semplice “no” non sarebbe bastato.
Roberta non poteva ancora immaginare che cosa sarebbe successo dopo.
PARTE 2
La mattina seguente chiamai subito la location. Spiegai che la prenotazione era stata effettuata senza alcuna autorizzazione, la feci annullare e chiesi che qualunque futura richiesta a nome della mia agenzia venisse bloccata, a meno che non provenisse direttamente da me.
Poi cercai il numero di Giovanni Salgado.
Don Giovanni era stato, anni prima, uno dei miei clienti migliori.
Aveva poco più di sessant’anni, aveva costruito una fortuna realizzando centri commerciali e nutriva una passione sincera per due cose: il caffè scandalosamente costoso e il piacere di rimettere al loro posto le persone sfacciate.
Quando finii di raccontargli l’intera storia, dall’altra parte della linea calò un silenzio di tre secondi.
Poi scoppiò a ridere.
«Portamele domani.»
Quello stesso pomeriggio telefonai a Roberta e ad Alessia.
«Conosco un imprenditore che ogni tanto aiuta le giovani coppie» dissi. «In certi casi arriva persino a finanziare un matrimonio completo.»
Gli occhi di Alessia si illuminarono.
«Completo completo?»
«Fino a 50.000 €, se ritiene che la coppia se lo meriti.»
Roberta quasi balzò giù dal divano.
«Lo sapevo che, ragionando con calma, si poteva trovare una soluzione sensata!»
Le avvertii soltanto di una cosa: Giovanni era un uomo un po’ eccentrico e preferiva incontrare personalmente le coppie prima di decidere se aiutarle.
Il giorno dopo ci presentammo nel suo ufficio a Prato.
Pareti rivestite di legno scuro.
Poltrone in pelle.
Quadri alle pareti.
E una fotografia enorme di Giovanni mentre stringeva la mano all’ex presidente di un’associazione di imprenditori.
Alessia si sistemò i capelli con aria nervosa.
Roberta indossò il suo sorriso più aristocratico, quello che riservava alle occasioni in cui voleva sembrare importante.
Giovanni entrò nella stanza senza neppure salutarle.
«Dunque, voi vorreste che uno sconosciuto pagasse il vostro matrimonio.»
Roberta fece una smorfia.
«Io non lo direi proprio in questi termini.»
«Io sì.»
Si sedette dietro la scrivania.
«Ho una regola molto semplice. Non regalo denaro a persone che non siano in grado di dimostrarmi di sapersi assumere delle responsabilità. Primo esercizio: Alessia, ha tre minuti per vendermi la presunta idea imprenditoriale del suo fidanzato.»
Alessia impallidì.
«È un’app.»
«Per fare cosa?»
«Per… rendere più facili le consegne.»
«Quindi come le venti applicazioni che esistono già?»
Nessuno rispose.
«Secondo esercizio» proseguì Giovanni. «Pianificazione del budget.»
Le porse un foglio.
«Avete a disposizione 1.250 € al mese. Affitto, cibo, trasporti, utenze, risparmi… e 4.000 € di debiti. Mi dica come distribuirebbe il denaro.»
Alessia rimase a scrivere per dieci minuti.
Riservò 400 € alla voce “uscite, vestiti e unghie”.
Alla voce risparmi lasciò scritto: zero.
Giovanni sollevò appena un sopracciglio.
Poi si voltò verso Roberta.
«Adesso tocca a lei. Sua figlia sostiene che una buona famiglia debba sempre sostenersi a vicenda.»
