“I pasti gratis sono finiti!” gridò Claudia, bloccando le carte e intimando al marito di andare a guadagnarseli da solo

È ingiusto, devastante, eppure stranamente familiare.
Storie

— I pasti gratis sono finiti! — Ho bloccato le carte e mio marito, a quarantadue anni suonati, mi ha sentito dire per la prima volta: alzati e vai a guadagnarti dei soldi da solo!

Claudia Bianco non si svegliò per colpa della sveglia. A strapparla dal sonno fu l’afa pesante che riempiva la stanza, densa come l’aria di un autobus nell’ora di punta, quando l’autista si dimentica il climatizzatore spento e i passeggeri sembrano convinti che aprire un finestrino sia una minaccia mortale per la salute.

Fissò il soffitto senza entusiasmo. Nell’angolo, un ragno immobile pareva l’unico essere vivente della casa a non avere nulla da ridire contro quel caldo.

“Magari soffre anche lui, però almeno lo fa in silenzio. Non come certi miei parenti”, pensò Claudia con amarezza, girandosi sull’altro fianco.

Dalla cucina arrivò il rumore familiare di piatti e pentole. Significava una cosa sola: Margherita Marchetti era già in piedi. Claudia conosceva quel rituale fin troppo bene. Sua suocera si alzava alle sette in punto e, da quel momento, iniziava a produrre rumore come se fosse in gara con un cantiere comunale.

— Claudietta, su, svegliati! Sono già le sette e mezza! — trillò dalla cucina con un’allegria che aveva qualcosa di provocatorio. — Sei l’unica che lavora qui dentro, non vorrai mica arrivare tardi!

— Grazie dell’avviso — borbottò Claudia, mettendosi seduta sul letto. — Senza di voi, chiaramente, non me ne accorgerei mai.

Nel corridoio trovò Luca Fabbri, suo marito. Era seduto in mutande, con il telefono in mano, completamente assorbito dallo schermo. Aveva un’espressione così seria che sembrava stesse prendendo decisioni decisive per il futuro del Paese. In realtà, come Claudia sapeva benissimo, stava solo calcolando quale calciatore del Verona avrebbe “fatto vincere la schedina”.

— Luca, almeno potresti vestirti — disse lei, passandogli accanto.

— Perché? — fece lui, senza staccare gli occhi dal display. — Sono a casa mia. Qui c’è un’atmosfera libera.

— Certo. Libera come una trappola per mosche — ribatté Claudia.

Luca non diede segno di aver sentito. Evidentemente, il suo cervello era tutto occupato dalle quote sul Verona.

Appena entrata in cucina, Claudia fu investita dall’odore di porridge bruciacchiato. Margherita Marchetti, avvolta in una vestaglia, stava davanti ai fornelli e rimestava con energia qualcosa dentro un pentolino.

— Ti ho preparato la pappa d’avena — annunciò, con il tono di chi ha appena compiuto un’impresa eroica. — Ti serve forza. Dopotutto, questa casa si regge su di te.

— Grazie — rispose Claudia, versandosi il caffè — ma di solito al mattino mangio uno yogurt.

— Ma quello non è cibo! — si indignò la suocera. — La pappa è una base seria. Non per niente l’ho servita per una vita intera ai bambini della mensa scolastica.

Claudia bevve un sorso di caffè e ingoiò insieme a quello anche la risposta sarcastica che le era salita alle labbra.

“Sì, Margherita Marchetti, probabilmente per questo durante l’intervallo quei poveri bambini correvano al bar a comprare le merendine. La pappa sarà anche pappa, ma ogni tanto alla gente serve mangiare davvero.”

— Mamma, puoi ricaricarmi il telefono? — gridò Luca dalla stanza. — Sono sotto credito.

Claudia rischiò di strozzarsi con il caffè.

— Luca, sei un uomo adulto. Hai quarantadue anni. Hai due mani funzionanti e perfino una laurea in ingegneria. È davvero così complicato farti una ricarica da solo?

Luca comparve sulla soglia della cucina, grattandosi la pancia con aria innocente.

— Lo farei volentieri, ma la mia carta è vuota. E poi la direttrice finanziaria della famiglia sei tu, ti viene più facile.

— Direttrice finanziaria? — Claudia sorrise senza alcuna allegria. — Io ero rimasta al fatto di essere tua moglie.

— Anche quello — annuì lui. — Due ruoli in uno, diciamo.

Margherita, come sempre, si schierò immediatamente dalla parte del figlio.

— Claudietta, perché fare storie per così poco? Sei tu che lavori. Siamo una famiglia. A cosa serve una famiglia, se non a condividere?

— Curioso — disse Claudia, stringendo la tazza tra le dita e guardando la suocera di sbieco. — Chissà perché, però, in questa casa io condivido tutto e gli altri si limitano a prendere.

La cucina sprofondò in un silenzio improvviso. Persino il porridge parve smettere di sobbollire.

— Ecco, ricominci — disse Margherita, aggrottando la fronte. — Questa tua tirchieria non mi piace affatto.

— Non è tirchieria. Si chiama senso elementare della giustizia — replicò Claudia. — Non sono un bancomat.

— Ci risiamo — sospirò Luca. — È appena mattina e tu già parti con le accuse. Non capisci che è lo stress a farti parlare così? Dovresti prendere la vita con più leggerezza.

— Con più leggerezza? — Claudia sentì la rabbia salirle nel petto, lenta e bollente. — Tu da due anni sei a casa a “prenderla con leggerezza”. E di tua madre vogliamo parlare?

Amore o Soldi