— Stai buttando via i soldi di mio figlio in sciocchezze, e adesso avrai la decenza di spiegare dove finiscono!
Sul muro, un televisore enorme trasmetteva un canale sportivo con l’audio azzerato. Il rettangolo verde del campo lampeggiava a intermittenza, gettando riflessi sui volti degli invitati intenti a masticare.
Lo zio Orazio divorava l’insalata con evidente soddisfazione e, tra un boccone e l’altro, lanciava occhiate allo schermo. La zia Adele, invece, si tamponava le labbra con il tovagliolo, con gesti piccoli e misurati.
Intorno alla tavola l’aria era quella densa dei pranzi di festa: profumo di carne al forno, stoviglie piene, voci sovrapposte e, sopra ogni cosa, la scia costosa del profumo della suocera.
— Questo sì che è un apparecchio! — Marco batté il palmo sul tavolo per richiamare l’attenzione dei parenti. — Settantacinque pollici, zio Orazio. Pannello di ultima generazione. Ci ho messo un mese a sceglierlo, volevo che in famiglia potessimo guardarci i film come si deve. Una meraviglia!

Accarezzò con lo sguardo la cornice sottile e nera dello schermo, poi si sistemò al polso il nuovo smartwatch con il cinturino metallico.
— Bravo, Marco, davvero bravo, — disse Costanza, aggiustandosi sul petto una spilla d’ambra. — Tutto per la casa, tutto per i suoi cari. Un uomo che pensa alla famiglia. Non come certe persone.
Lanciò un’occhiata carica di sottintesi verso la cucina, dove Giulia stava tirando fuori dal forno un secondo vassoio fumante.
Giulia finse di non aver sentito. Trasferì le patate su un piatto da portata, si pulì le mani con una salvietta umida e rientrò in soggiorno con il cibo.
— Servitevi pure, zio Orazio, — disse, appoggiando il piatto al centro della tavola.
— Grazie, padrona di casa, — rispose lui, allungando la mano verso una porzione. — Comunque il televisore è davvero notevole. Sarà costato un occhio, immagino.
Marco fece un gesto vago con la mano e bevve un sorso dal bicchiere.
— Niente di speciale, — tagliò corto. — L’ho preso per noi, mica per degli estranei.
Costanza infilzò con la forchetta un fungo marinato e fissò la nuora con uno sguardo duro.
— C’è solo una cosa che non riesco a capire, Giulia. Mio figlio si spezza la schiena dalla mattina alla sera, si rovina la salute, e tu fai appena in tempo a sperperare i suoi soldi guadagnati col sudore?
Sul tavolo calò un silenzio pesante. La zia Adele abbassò in fretta gli occhi sul proprio piatto, come se lì dentro avesse trovato qualcosa di urgentissimo da osservare.
— Costanza, per favore, evitiamo scenate davanti agli ospiti, — disse Giulia con voce piatta, sedendosi al suo posto, all’estremità del tavolo.
— E di che cosa dovrei vergognarmi? — La voce della suocera salì di tono, coprendo persino il mormorio del televisore. — Che sentano tutti, anzi! Il mio Marco corre come un matto, non si ferma mai. Ha già le occhiaie per tutte quelle ore in ufficio. E tu, cara mia, ti sei sistemata proprio comoda!
Marco abbassò il viso sul suo smartphone nuovo di zecca. Fece finta di essere immerso in una conversazione importantissima e, per principio, non mise piede nelle discussioni tra donne.
— Mamma, dai, ne parliamo dopo, — borbottò senza staccare gli occhi dallo schermo.
— No, figliolo, io non starò zitta!
