— Per quanti giorni tua madre pensa di fermarsi da noi? — chiese Giulia Barbieri, arrotolandosi nervosamente una ciocca di capelli attorno al dito, mentre osservava il marito sistemare la stanza degli ospiti, che di solito era la cameretta della loro bambina di tre anni, Martina Ferrara.
Marco Parisi sollevò appena le spalle e passò una mano sul lenzuolo pulito, cercando di spianarne ogni piega.
— Mamma ha detto che vuole restare con noi qualche giorno. Le manchiamo, tutto qui. Secondo me dopo il fine settimana torna al paese. Laggiù ha le sue cose da seguire, non può assentarsi troppo a lungo.
Giulia annuì soltanto. Dentro, però, sentiva lo stomaco contrarsi per la tensione. Con la suocera i rapporti erano stati difficili fin dall’inizio del matrimonio con Marco. Aurora Caruso non l’aveva mai dichiarato apertamente, eppure ogni suo gesto, ogni sguardo e ogni frase lasciata a metà facevano capire fin troppo bene che la nuora non era affatto la donna che lei avrebbe desiderato per suo figlio.
— Ti prego, dille solo di non mettere mano ai miei prodotti in bagno — aggiunse Giulia, ricordando le visite precedenti. — L’ultima volta mi ha consumato mezzo vasetto di crema per il viso e poi ha detto che voleva “capire in cosa spendo i soldi di suo figlio”.

— Dai, Giulia! — Marco liquidò la questione con un gesto della mano. — Ha usato un po’ di crema, pazienza. Per lei condividere le cose è normale. Comunque gliene parlerò.
Giulia non insistette. Dopo tre anni di matrimonio aveva ormai capito una cosa: Marco avrebbe sempre trovato una giustificazione per sua madre, per quanto lei si comportasse in modo sgradevole con sua moglie.
Aurora Caruso arrivò esattamente a mezzogiorno, quando Marco era già uscito per andare al lavoro, lasciando Giulia da sola ad accogliere l’ospite. Il suono del campanello le parve quasi un annuncio di tempesta.
— Buongiorno, Giulia Barbieri — disse la suocera con freddezza, porgendole la guancia per un bacio di pura formalità. Sul volto aveva uno spesso strato di fondotinta e cipria.
Alle sue spalle si vedevano due valigie enormi e una borsa rigonfia, piena di cose portate “da casa”.
— Buongiorno, Aurora Caruso — rispose Giulia, sforzandosi di sorridere. — Entri pure, la stanza è pronta.
— Sì, sì, certo. Marco mi ha avvisata che mi avete dato la cameretta per questi giorni. Spero almeno che ci sia abbastanza spazio — commentò Aurora, facendo scorrere uno sguardo critico sull’ingresso. — E mio figlio? È ancora al lavoro? Non poteva prendersi un permesso per venire ad accogliere sua madre?
Giulia la aiutò a trascinare le valigie dentro l’appartamento.
— Marco aveva una riunione che non poteva rimandare. Ha promesso che rientrerà prima del solito.
— Capisco. Il lavoro viene prima della madre — borbottò la donna, entrando in soggiorno, dove la piccola Martina stava giocando con le bambole.
La bambina, vedendo quella signora quasi sconosciuta, si immobilizzò con prudenza. Aurora Caruso le dedicò appena un’occhiata.
— Ah, quindi questa è Martina Ferrara. È cresciuta — disse di sfuggita, dirigendosi subito verso la cameretta. — Fammi vedere dove devo dormire.
Per l’intera giornata la suocera non rivolse neppure una parola direttamente alla nipotina. Anche quando la piccola, con timidezza, le porse il suo peluche preferito, Aurora si limitò a fare una smorfia.
— Togli via quella cosa, Giulia Barbieri. Non sopporto i pupazzi di stoffa, raccolgono solo polvere.
La sera Marco tornò stanco, ma visibilmente felice di rivedere sua madre. Martina gli corse incontro strillando di gioia e lui la sollevò tra le braccia, facendola girare per la stanza.
— Come stanno le mie donne preferite? Vi sono mancato? — domandò, baciando la moglie sulla guancia e poi abbracciando la madre.
— Tutto benissimo, figliolo — rispose Aurora Caruso, trasformandosi all’istante in una madre affettuosa e in una nonna premurosa. — Tua moglie è stata impegnata tutto il giorno, perciò io e la piccola Martina ci siamo intrattenute da sole.
Giulia inarcò le sopracciglia, sorpresa, ma non disse nulla. In realtà, per tutta la giornata, la suocera aveva parlato al telefono con le amiche oppure era rimasta davanti alla televisione, senza mostrare il minimo interesse per la nipote.
Dopo cena, mentre Marco metteva Martina a dormire sul lettino pieghevole sistemato nella loro camera, Giulia entrò nella cameretta per prendere il pigiama della bambina. Si fermò sulla soglia, irrigidendosi. Aurora Caruso stava riponendo con grande ordine le proprie cose nei cassetti del comò, lo stesso mobile che normalmente conteneva i vestitini della bambina. Gli abiti di Martina erano stati tolti e ammucchiati su una sedia.
— Aurora Caruso, che cosa sta facendo? — chiese Giulia con cautela.
— Mi sistemo — rispose l’altra con naturalezza, continuando a occupare ogni spazio disponibile con camicette, gonne e vestiti. — Non pretenderai mica che viva dentro una valigia.
— Ma pensavo che si sarebbe fermata solo per poco…
La suocera si raddrizzò lentamente e fissò Giulia con uno sguardo duro, quasi di sfida.
— Vedremo, Giulia Barbieri. Vedremo.
Il secondo giorno della visita di Aurora Caruso cominciò con un odore acre di porridge bruciato. Giulia si svegliò di colpo, inspirò l’aria con allarme e si precipitò in cucina. Davanti ai fornelli, avvolta in una vestaglia a fiori, la suocera mescolava del grano saraceno in una pentola ormai compromessa.
— Buongiorno — disse Giulia, facendo il possibile per nascondere l’irritazione. — Di solito preparo io la colazione per la famiglia.
— Sarebbe ora che imparassi ad alzarti un po’ prima — replicò la suocera, senza nemmeno voltarsi.
