“Beh, Arianna qui non resterà ancora per molto” disse la suocera con calma tagliente mentre Arianna, nascosta dietro la tenda, tratteneva il respiro

È ingiusto e crudele vedere tanta umiliazione.
Storie

— Si tratta di un appuntamento fissato per venerdì, per predisporre una procura relativa alla gestione di un immobile — proseguì la donna. — La richiesta è stata presentata dalla signora Ornella Romano, che, se non sbaglio, è sua suocera. Abbiamo però bisogno di una conferma diretta da parte del proprietario, perché l’appartamento risulta intestato al signor Roberto Valentini.

Ad Arianna parve che l’aria nella stanza si fosse gelata di colpo.

— Mi scusi… quale procura? — domandò, sforzandosi di non lasciar trapelare l’agitazione.

— Una procura generale per disporre dell’appartamento sito in… — l’impiegata pronunciò il loro indirizzo con assoluta precisione — con facoltà di vendita, donazione e altri atti dispositivi. La richiedente ha indicato che il documento servirebbe nell’eventualità in cui il proprietario, cioè suo marito, dovesse risultare a lungo irreperibile per motivi di salute o per altre circostanze.

Arianna sentì il sangue abbandonarle il viso.

— E una procura del genere può essere preparata senza il consenso personale di Roberto? — chiese, cercando con tutte le forze di mantenere la voce ferma.

— No, assolutamente. La procura deve essere rilasciata dal proprietario in persona e in modo volontario — chiarì la donna dall’altro capo del telefono. — Sua suocera ci ha consegnato alcuni documenti e ha chiesto di predisporre tutto in anticipo, così che al signor Valentini restasse soltanto da firmare qui in studio, alla presenza del notaio. Ci ha detto che lui era al corrente e che sarebbe passato a breve per la firma.

— Roberto non ne sa nulla — disse Arianna, questa volta con durezza. — È fuori per lavoro, non ha mai parlato di nessuna procura e sono certa che non avrebbe mai accettato di firmare un documento simile.

Seguì un silenzio imbarazzato.

— In questo caso sospendo l’appuntamento di venerdì in attesa di chiarimenti — concluse l’impiegata, con tono più prudente. — La prego di chiedere al signor Valentini di contattarci personalmente, qualora desideri verificare la situazione.

Arianna chiuse la chiamata e rimase seduta a lungo, immobile, con lo sguardo perso davanti a sé. Una procura generale con diritto di vendere o donare la loro casa. Una giustificazione fondata su una possibile “prolungata indisponibilità per ragioni di salute”. Dentro di lei si strinse qualcosa, un nodo freddo e pesante: possibile che Ornella avesse davvero immaginato uno scenario in cui Roberto diventava incapace di agire, spariva dalla circolazione, e lei poteva mettere le mani sull’appartamento?

Senza perdere altro tempo, chiamò il marito.

— Roberto, credo di avere una notizia molto brutta da darti — disse appena lui rispose.

Gli riferì l’intera conversazione, senza tralasciare una parola. Dall’altra parte Roberto rimase in silenzio così a lungo che Arianna dovette chiedergli se fosse ancora in linea.

— Ti sento — rispose infine lui, con voce cupa. — Arianna, questa volta ha passato il segno. Una procura per vendere casa mia senza che io ne sappia niente non è “mia madre si preoccupa”. È un tentativo di mettere le mani su una proprietà che non le appartiene.

— E adesso che facciamo? — chiese lei.

— Rientro prima — disse Roberto, secco. — Prendo un biglietto per domani. Ne parliamo faccia a faccia.

Tornò dal viaggio di lavoro con due giorni di anticipo rispetto al previsto. Aveva un’espressione scura, concentrata, come se avesse già preso una decisione e non intendesse arretrare di un passo. La prima cosa che fece fu recarsi allo studio notarile “Garante”, portando con sé tutti i documenti relativi all’appartamento. Arianna rimase a casa, ma per tutta la sera non riuscì a stare tranquilla: passava da una stanza all’altra, guardava continuamente fuori dalla finestra, tendeva l’orecchio a ogni rumore d’auto nel cortile.

Quando Roberto rientrò, era già tardi. Il suo volto sembrava scolpito nella pietra.

— Allora? — domandò Arianna appena lui varcò la soglia.

— Il notaio ha confermato tutto — disse lui, togliendosi lentamente la giacca. — Mia madre è andata davvero lì. Ha portato una copia di un vecchio certificato di proprietà, risalente a quando l’appartamento risultava ancora formalmente intestato a mia nonna, prima che fosse completata la successione. Probabilmente era convinta che quei documenti fossero ancora validi. Non sapeva che lo studio avrebbe controllato i dati aggiornati tramite i registri immobiliari.

— Quindi voleva far preparare una procura per disporre dell’appartamento usando documenti non più aggiornati? — chiese Arianna, anche se la risposta le era già chiara.

— A quanto pare sì — annuì Roberto. — E la cosa peggiore è che il notaio mi ha detto che mia madre ha ripetuto più volte che “mio figlio passerà a firmare a breve”. Il che significa una di due cose: o pensava di riuscire a convincermi in qualche modo, oppure… — si interruppe per un istante, serrando la mascella — oppure contava di falsificare la mia firma o di trovare un sistema per aggirare la mia presenza.

Arianna ripensò al suo lavoro presso l’Agenzia delle Entrate, nell’area dei registri immobiliari. Le tornarono in mente decine di pratiche, segnalazioni, storie di raggiri legati agli immobili che erano passate dal suo ufficio. Quel meccanismo, purtroppo, le era fin troppo familiare. Solo che questa volta non riguardava sconosciuti o fascicoli impersonali: stava accadendo dentro casa sua, alla sua famiglia.

— Roberto, io di situazioni così ne ho viste tante per lavoro — mormorò. — Di solito finiscono malissimo per la persona a cui stanno cercando di togliere un bene. Dobbiamo parlare con tua madre in modo molto serio. E forse dovremmo consultare un avvocato, per mettere l’appartamento al sicuro anche sul piano formale. Magari si può registrare qualche limitazione, qualcosa che impedisca qualsiasi operazione senza la tua presenza fisica e la tua firma autenticata.

— Sono d’accordo — rispose lui. — Ma prima voglio parlare con mia madre. Voglio sentirle dire perché ha pensato di fare una cosa del genere.

Il giorno seguente andarono insieme da Ornella Romano, lasciando Vittoria Parisi alla vicina per qualche ora. La suocera li accolse con un’aria tesa e guardinga. Evidentemente aveva già intuito che il piano era venuto alla luce.

— Mamma — esordì Roberto appena entrarono in casa — mi ha contattato lo studio notarile “Garante”. Mi hanno raccontato della procura che volevi far predisporre per gestire il mio appartamento. Vorrei che mi spiegassi che cosa sta succedendo.

Ornella impallidì, ma cercò comunque di mantenere un’espressione sicura.

— E cosa ci sarebbe da spiegare? Nella vita può accadere di tutto. Un incidente, una malattia, una situazione improvvisa… Se ti succedesse qualcosa, l’appartamento resterebbe bloccato, senza nessuno che possa venderlo o occuparsene. Io stavo pensando a voi, soprattutto a mia nipote.

— Mamma — la interruppe Roberto, con una voce dura che Arianna gli aveva sentito usare raramente — l’appartamento non resterebbe “bloccato”. Io ho una moglie e degli eredi legittimi: Arianna e Vittoria. Se dovesse accadermi qualcosa, sarebbero loro a occuparsi dei miei beni, secondo la legge. Non ho bisogno di intestare a te una procura, tantomeno una procura generale con facoltà di vendere o donare.

— Tu non capisci — la voce di Ornella tremò, ma lo sguardo le rimase ostinato. — E se Arianna un giorno decidesse di fare di testa sua? Se divorziasse da te, se si risposasse con un altro? Attraverso vostra figlia finirebbe comunque per mettere le mani sull’appartamento. Io volevo soltanto tutelarmi, fare in modo che quella casa restasse nella nostra famiglia e non passasse a estranei.

Arianna rimase in silenzio ad ascoltare. A ogni parola sentiva qualcosa spezzarsi definitivamente dentro di sé. Ora tutto assumeva un senso: fin dall’inizio sua suocera non l’aveva mai vista come una persona, né come la madre di sua nipote, ma soltanto come un ostacolo temporaneo, una minaccia per quel patrimonio.

Amore o Soldi