“Scusate la mia vacca! Si sta ingozzando di nuovo come se non avesse fondo!” la voce di Cesare Mancini squarciò l’aria e Elena, umiliata, si alzò e uscì dalla stanza

Umiliazione crudele e ingiusta, silenzio devastante.
Storie

«Vieni.»

«Ehi, ma che ti salta in mente?» Cesare scattò in piedi, rovesciando quasi la sedia. «È mia moglie!»

«Una moglie che tu umili davanti a tutti.»

«Sono affari nostri! Elena, ti ho detto di sederti. Subito!»

Lei si bloccò. L’obbedienza le era entrata nelle ossa: tre anni passati a piegarsi, a chiedere scusa anche quando non aveva colpa.

Sara le si avvicinò piano.

«Elena, vieni con noi. Stanotte dormi da noi.»

Cesare diventò paonazzo.

«Ma siete impazziti tutti? Questa è casa mia, lei è mia moglie! Elena non va da nessuna parte!»

«Ci vado», disse Elena, a voce bassa.

Il silenzio cadde sul salotto. Lei sollevò il mento e guardò suo marito negli occhi.

«Me ne vado, Cesare.»

«Cosa? Tu? E dove pensi di andare, stupida? Non hai niente!»

«Ho me stessa. Mi basta.»

«Ma chi ti vuole? Hai trent’anni, sei ingrassata, ti sei lasciata andare. Io ti sopporto solo per pietà!»

«Grazie per avermelo ricordato.»

Si diresse verso l’ingresso. Cesare la seguì a passo pesante.

«Fermati! Ma fai sul serio? Per una battuta?»

«Non sono battute, Cesare. Sono umiliazioni.»

«Dai, non esagerare. Io ti amo!»

«No. Tu ami farmi sentire uno schifo. È diverso.»

«E dove andrai, eh? Da tua madre in campagna? A mungere le mucche?»

«Se servirà, sì. Le mucche almeno non insultano.»

Elena infilò la giacca. Le mani le tremavano, ma riuscì comunque a chiudere la cerniera.

«Elena, non fare sciocchezze!» Per la prima volta, nella voce di Cesare comparve paura. «Parliamone. Ti prometto che non succederà più.»

«Succederà. Tu non sai comportarti in altro modo.»

«Imparerò!»

«No. Addio, Cesare.»

Uscì. Luca e Sara la seguirono. Cesare rimase nell’ingresso, prima furibondo, poi smarrito. Tornò dagli ospiti: nessuno parlava, tutti fissavano il tavolo, incapaci di guardarlo.

«Tornerà», disse lui con sicurezza forzata. «Dove volete che vada? Dormirà dall’amichetta e poi striscerà indietro. Le donne fanno tutte così.»

Ma Elena non tornò. Non il giorno dopo, non dopo una settimana, nemmeno dopo un mese.

All’inizio Cesare si infuriò. Telefonava di continuo, pretendeva che rientrasse. Poi passò alle suppliche: giurava di cambiare, mandava fiori a scuola, si presentava all’uscita dal lavoro. Elena gli passava accanto senza fermarsi.

Dopo tre mesi chiese il divorzio. Per un po’ restò da Sara e Luca, poi affittò una stanza. Piccola, in una casa vecchia, ma sua. Un posto dove nessuno la chiamava vacca.

«Come stai?» le domandò Luca, incontrandola sei mesi più tardi.

«Sto imparando a vivere da capo. A guardarmi allo specchio senza vedere un mostro. A mangiare senza sentirmi in colpa. È difficile, ma ci riesco.»

«Cesare ha chiesto di te.»

«Non voglio saperne nulla.»

«È cambiato.»

«Può darsi.»

Amore o Soldi