“Fai un bonifico a mia madre di seimila euro, oggi stesso.” tuonò Alessandro al centro della cucina mentre Elisa appoggiava la tazza in silenzio

È indegno chiedere fedeltà in cambio di soldi.
Storie

— Fai un bonifico a mia madre di seimila euro, oggi stesso. E non voglio discussioni, Elisa. Sei sua nuora, non una qualunque capitata qui per caso.

Alessandro Caruso era piantato al centro della cucina, con la camicia stirata alla perfezione e il cellulare in mano, come se la questione fosse già chiusa. Sul display restava aperto il messaggio di Vittoria Rinaldi: «Tesoro, non rimandare. Mi vergogno davanti alla gente».

Elisa Valentini appoggiò lentamente la tazza sul tavolo.

— Davanti a quale gente?

— Gente normale — tagliò corto lui. — Mamma ha già parlato con gli operai. Il suo appartamento sta andando a pezzi e tu resti attaccata ai tuoi risparmi come se fossero un tesoro sepolto.

— Sono i soldi che mi ha lasciato mio padre.

— E allora? — Alessandro fece una risatina secca. — In una famiglia si condivide tutto. Anche i problemi. O sei una brava moglie solo quando ti fa comodo?

Elisa lo fissò in silenzio. Aveva quarantadue anni. Alessandro ne aveva quarantaquattro. Erano sposati da undici anni e, in tutto quel tempo, lei aveva imparato a riconoscere ogni sfumatura della sua irritazione: quando era davvero arrabbiato, quando ripeteva parole messe in bocca da sua madre e quando, semplicemente, voleva schiacciarla finché non avesse ceduto.

In quel momento, però, non parlava soltanto lui.

Alle sue spalle c’era Vittoria Rinaldi. Piccola, sempre in ordine, con i capelli argentati messi in piega e quello sguardo fisso sulla nuora, come se Elisa fosse una domestica tollerata per pura generosità.

— Elisina — sospirò la suocera con voce mielosa — perché ti impunti così? Non ti sto chiedendo una fortuna. Sono solo seimila euro. Poi Alessandro te li restituirà.

— Quando?

— Quando potrà.

— E mi farete una scrittura?

Alessandro girò la testa di scatto.

— Stai scherzando, vero?

— No. Parlo sul serio.

— Mia madre dovrebbe firmarti un foglio? La madre di tuo marito?

Vittoria emise un gemito sommesso e si portò una mano al petto. Non c’era dolore in quel gesto. Né debolezza. Solo teatro, ben fatto. Aveva sempre saputo far sembrare Elisa quella cattiva.

— Lascia perdere, Ale — mormorò. — Lo sapevo che sarebbe finita così. Il sangue estraneo resta sempre estraneo.

Elisa non rispose. Prese il telefono, aprì l’app della banca e guardò il saldo del conto separato. Lì c’erano esattamente quei seimila euro. Prima di morire, suo padre le aveva detto una frase breve: «Non buttare tutto nella stessa pentola familiare. Tieniti qualcosa che sia solo tuo». Allora lei se l’era presa. Adesso capiva che suo padre, semplicemente, vedeva le persone meglio di lei.

— Farò il bonifico — disse.

Alessandro si distese subito, come se gli avessero tolto un peso.

— Ecco. Vedi che sai comportarti da persona ragionevole?

— Prima però vado in camera. Devo confermare il limite.

— Sbrigati. Mamma passa un minuto dalla vicina e poi andiamo tutti da lei.

Vittoria serrò le labbra.

— Beatrice Basile mi aspetta giù al portone. Le avevo promesso le chiavi del ripostiglio.

Elisa uscì nel corridoio. La porta della camera era socchiusa. Si sedette sul bordo del letto, ma non fece nessun bonifico. Le dita rimasero immobili sopra lo schermo. Dalla cucina arrivò il rumore di Alessandro che versava il tè alla madre. Poco dopo, la porta d’ingresso sbatté piano.

La suocera era uscita.

Elisa stava per chiudere l’app, quando dalla finestra socchiusa le arrivò la voce di Vittoria. Le finestre della cucina davano sul cortile interno, e la panchina vicino al portone si trovava proprio sotto casa.

— Allora? — chiese la vicina. — Te li dà?

— E dove vuoi che vada? — ridacchiò Vittoria. — Alessandro la convincerà. Lei è molle, la nostra Elisa. Cammina sempre con l’aria di chi deve farsi perdonare qualcosa.

— E se poi li rivuole indietro?

— Che li chieda pure. Farà lei il bonifico, senza nessun accordo scritto. Dopo dirò che era un regalo. Un aiuto a una donna anziana. Nessun debito.

Elisa rimase seduta senza muoversi.

— Ma i lavori li farai davvero? — domandò Beatrice Basile.

— Quali lavori? — Vittoria rise sottovoce. — Ho promesso quei soldi a Ilaria Leone per l’anticipo. La ragazza deve sposarsi, ne ha più bisogno. E questa dovrebbe già ringraziare il cielo che Alessandro stia ancora con lei. Una nuora senza figli, senza chissà quale bellezza, con uno stipendio qualunque. Una mantenuta con l’orgoglio.

— E Alessandro lo sa?

— Alessandro sa ciò che conta: sua madre non gli darebbe mai un cattivo consiglio. Gli ho detto che Elisa va rimessa al suo posto. Se tira fuori i soldi, diventa obbediente. Se non li tira fuori, allora non è famiglia.

Quelle frasi non la colpirono come schiaffi. Non bruciarono. Si posarono soltanto una dopo l’altra, precise, e le tolsero dagli occhi una pellicola vecchia di anni.

Elisa chiuse l’app della banca. Poi aprì le note e scrisse una sola riga: «Non trasferire seimila euro».

In cucina, Alessandro aveva già cominciato a camminare avanti e indietro. L’orologio costoso gli lampeggiava vicino al viso ogni volta che agitava la mano. Faceva sempre così quando voleva darsi l’aria dell’uomo che comanda.

— Allora? — gridò. — Quanto ci metti?

Elisa tornò da lui.

— Non ci sarà nessun bonifico.

Lui, per un istante, non capì nemmeno.

— Che significa “non ci sarà”?

— Significa che non manderò denaro a tua madre.

— Ricominci con le tue storie?

— No. Le ho appena finite.

Alessandro fece un passo verso di lei.

— Elisa, non giocare. Mamma sta aspettando.

— Ho sentito la sua conversazione con Beatrice Basile.

Per un secondo la cucina sembrò restringersi intorno a loro. Alessandro sbatté le palpebre. Poi abbozzò un sorriso storto.

Amore o Soldi