— Che cosa stai facendo, ti sei messa in sciopero?! — sbottò il marito con tono duro. — Mamma non riesce a cavarsela da sola, e tu te ne stai lì a smanettare col telefono!
Chiara Rinaldi era seduta alla scrivania, nella stanza che usava come studio, e stava controllando la bozza grafica del sito di un nuovo cliente. Sullo schermo del portatile si alternavano riquadri colorati, caratteri tipografici, icone e prove di impaginazione. Da quattro anni lavorava da remoto come web designer: un’attività che le garantiva entrate più che dignitose. Gli incarichi non le mancavano, organizzava le giornate secondo i propri ritmi e, proprio per questo, quel modo di lavorare le andava benissimo.
La porta del soggiorno si aprì e Lorenzo Rossetti entrò in casa. Si tolse il giubbotto, lo appese nell’armadio dell’ingresso e poi si diresse verso la cucina.
— Chiara, sei in casa? — chiamò a voce alta.
— Sì, sto lavorando! — rispose lei, senza distogliere gli occhi dal monitor.

Poco dopo Lorenzo comparve sulla soglia dello studio. Rimase appoggiato allo stipite, con un’espressione che a Chiara non piacque affatto.
— Ascolta, devo parlarti. È una cosa seria.
Lei lasciò finalmente il mouse, si voltò e lo guardò con attenzione. Dal volto del marito capì subito che non si trattava di una conversazione semplice.
— Che è successo?
— Riguarda mia madre — disse Lorenzo, massaggiandosi la radice del naso. — La casa in paese ormai è ridotta malissimo. Il tetto perde acqua, la stufa fa fumo, i muri sono pieni di umidità. In quelle condizioni non può affrontare l’inverno.
Chiara si irrigidì. Aveva già intuito dove volesse arrivare.
— E quindi che cosa proponi?
— Pensavo che dovremmo prenderla da noi. Almeno per i mesi freddi — mormorò lui, evitando il suo sguardo. — L’appartamento ha tre stanze. In qualche modo ci stiamo.
Chiara si lasciò andare contro lo schienale della sedia e incrociò le braccia sul petto. In tre anni di matrimonio aveva visto Nerina Marchetti soltanto poche volte, e dopo ogni incontro le era rimasta addosso una sensazione sgradevole. Sua suocera era una donna autoritaria, abituata a comandare, convinta di sapere sempre meglio degli altri come dovessero andare le cose.
— Lorenzo, ti rendi conto di quanto questo cambierebbe la nostra vita?
— È mia madre, Chiara. Non posso lasciarla in quella casa che cade a pezzi — rispose lui, guardandola finalmente negli occhi. — Ti prego.
Chiara sospirò a fondo. Non se la sentiva di dire di no: Lorenzo l’avrebbe vissuto come un tradimento. E, in fondo, capiva anche lei che non si poteva abbandonare una persona anziana in condizioni simili.
— Va bene — cedette alla fine. — Però solo per l’inverno. E deve essere chiaro che non deve intromettersi nelle nostre cose.
— Certo, certo! Grazie, amore — disse Lorenzo, visibilmente sollevato, chinandosi a baciarla sulla testa.
L’appartamento, in effetti, era composto da tre stanze ed era di proprietà di Chiara. Lo aveva ereditato dalla nonna cinque anni prima, quando ancora non conosceva Lorenzo. Dopo il matrimonio, semplicemente, avevano iniziato a viverci insieme. Lui lavorava come responsabile in un’impresa edile e guadagnava nella media; un mutuo o l’affitto di una casa più grande sarebbero stati fuori dalla loro portata.
Nerina Marchetti arrivò una settimana più tardi. Lorenzo andò a prenderla in auto nel paese dove viveva e la riportò con tre enormi valigie e due borse piene.
— Buongiorno, Nerina Marchetti — la accolse Chiara all’ingresso, cercando di prenderle una delle valigie.
— Buongiorno — rispose la donna con voce asciutta, mentre faceva scorrere sul corridoio e sul soggiorno uno sguardo pieno di giudizio. — Dunque sarebbe qui che dovrei vivere?
— Sì, questa sarà la sua camera — spiegò Chiara, indicando la stanza più lontana. — Abbiamo messo un letto, un armadio e tutto il necessario.
Nerina entrò, osservò l’ambiente con attenzione, poi arricciò appena il naso.
— Un po’ stretta. Pazienza, per l’inverno mi adatterò.
Cominciò a disfare i bagagli, mentre Chiara tornò in cucina con un fastidio leggero ma ostinato nello stomaco. “Stretta”, pensò. La stanza misurava quindici metri quadrati: per una persona sola era più che sufficiente.
I primi giorni trascorsero in modo relativamente tranquillo. Nerina Marchetti si sistemò, svuotò le valigie, prese confidenza con la casa. Chiara lavorava nel suo studio, Lorenzo andava ogni mattina in ufficio, e la suocera, almeno in apparenza, si limitava a occuparsi delle proprie faccende.
