“Sei una miserabile ingrata!” urlò Renata, scaraventando una tazza mentre Giulia restava immobile e tremante

Un silenzio complice, vigliacco e profondamente ingiusto.
Storie

«Ascoltami bene, Renata,» stava dicendo Roberto, con quel tono fermo di chi non intendeva più girarci intorno. «Io una proposta ce l’avrei. La casa in campagna è vuota: è in buono stato, c’è tutto quello che serve, perfino il bagno sistemato. Trasferisciti là per l’estate. Stacchi un po’, respiri aria pulita, ti allontani dal caos della città.»

Renata Ricci sollevò il viso rigato di lacrime.

«Mi stai cacciando via?»

«Ti sto offrendo una via d’uscita,» rispose lui, senza alzare la voce. «Quella casa è tua. Alessandro Parisi l’aveva intestata a te quando era ancora in vita. Puoi starci quanto vuoi: fai l’orto, sistemi i fiori, chiacchieri con le vicine. Ma lascia che questi due vivano la loro vita senza sentirsi controllati a ogni respiro.»

Renata si asciugò gli occhi con il dorso della mano. Per la prima volta da ore sembrò riflettere davvero.

«E se poi avranno bisogno di me?»

«Se avranno bisogno, ti chiameranno. E tu andrai. Ma su invito, Renata. Non perché decidi tu di presentarti e comandare.»

L’idea, a ben guardare, non era poi così terribile. In campagna aveva davvero alcune conoscenze: donne della sua età con cui poteva giocare a carte, bere il caffè, commentare la vita del paese e passare i pomeriggi senza annoiarsi. In città, invece, che cosa le restava? Un appartamento stretto, quattro pareti e una guerra continua con la nuora.

Alla fine inspirò a fondo e cedette.

«Va bene,» disse, con aria offesa ma meno combattiva. «Ci provo. Un mese. Non di più.»

Quel mese, però, non servì a cambiare nulla. Quando Renata Ricci rientrò, sembrava addirittura più aspra di prima, più sospettosa, più pronta a pretendere. Come se quelle settimane lontano da casa non avessero spento il suo rancore, ma lo avessero alimentato.

Appena varcò la soglia, posò la borsa con un tonfo e annunciò:

«Lì ho capito tutto. Volevate solo levarmi di torno! Pensavate: mandiamo via la vecchia sciocca, così si distrae e non torna più.»

Giulia Longo la accolse nell’ingresso senza rispondere. Quelle tre settimane senza urla le erano sembrate un dono. Marco si era disteso, aveva ricominciato perfino a sorridere; erano riusciti anche a concedersi un fine settimana al mare, una cosa semplice, ma per loro quasi miracolosa. E ora, con quella porta richiusa alle spalle della suocera, tutto pareva precipitare di nuovo nel solito incubo.

Solo che Giulia, questa volta, custodiva un segreto. Un segreto che non aveva ancora confessato a nessuno.

Le due lineette sul test le aveva viste una settimana prima. All’inizio aveva pensato a un errore, così ne aveva comprato un altro. Ma il risultato era identico. Incinta. Finalmente incinta.

Lei e Marco avevano cercato un figlio per tre anni. Visite, analisi, attese, speranze deluse. I medici allargavano le braccia: non c’era nulla che non andasse, eppure la gravidanza non arrivava. Poi, proprio quando in casa era calata un po’ di pace, era successo.

Quella sera, quando Renata si era chiusa nella sua stanza, Giulia si avvicinò al marito e parlò quasi in un sussurro.

«Marco… devo dirti una cosa.»

Lui distolse lo sguardo dalla televisione.

«Che succede?»

Giulia si strinse le mani in grembo, poi lo guardò negli occhi.

«Aspetto un bambino.»

Marco rimase immobile, il telecomando sospeso tra le dita. Per alcuni secondi non disse nulla. Poi si voltò lentamente verso di lei.

«Dici sul serio?»

«Serissimo. Ho fatto il test due volte.»

La abbracciò con tale slancio che lei quasi perse il fiato.

«Giulia… amore mio… finalmente! Non ci credo, sono felicissimo!»

«Piano,» mormorò lei, lanciando un’occhiata verso la porta. «Tua madre potrebbe sentirci.»

«E allora? È suo nipote. Sarà contenta anche lei.»

Giulia scosse appena la testa. Conosceva Renata meglio di quanto Marco volesse ammettere.

«Prima vado dalla ginecologa. Voglio essere sicura che vada tutto bene. Dopo glielo diremo.»

Ma in un appartamento piccolo i segreti non restano nascosti a lungo. Una settimana più tardi, quando Giulia rientrò dalla visita con la conferma della gravidanza, trovò Renata in cucina. Era seduta composta, il viso duro come pietra, e la stava aspettando.

«Allora?» disse, senza nemmeno salutarla. «Te la sei cercata, alla fine?»

Giulia si fermò sulla soglia, confusa.

«Di che cosa sta parlando?»

«Non fare la finta tonta con me. Ti vedo, sai? La mattina corri in bagno, il latte ti dà nausea, hai quella faccia da santarellina malata. Sei rimasta incinta, vero?»

Giulia non rispose. Andò al frigorifero, prese una bottiglia d’acqua e provò a versarsene un bicchiere. Le tremavano le mani.

«E adesso che cosa pensi?» continuò Renata, con voce tagliente. «Che da oggi tutti dovremo camminare sulle uova per non disturbare la futura mammina? Che io dovrò abbassare la voce perché c’è il principino in arrivo?»

«Renata Ricci… è suo nipote.»

«Mio nipote?» La donna emise una risata secca, piena di disprezzo. «E chi me lo garantisce? Come faccio a sapere di chi è quel bambino? Magari è del vicino e tu vuoi appiopparlo a mio figlio.»

Quelle parole colpirono Giulia più forte di uno schiaffo. Il sangue le sparì dal viso; dovette aggrapparsi al bordo del tavolo per non vacillare.

«Come si permette…»

«Mi permetto eccome!» Renata si alzò di scatto e le si avvicinò, sovrastandola. «Tre anni di matrimonio e niente. Il nulla assoluto. E adesso, guarda caso, appena ti fa comodo, resti incinta. Troppo comodo, troppo sospetto.»

In quel momento la porta d’ingresso sbatté. Marco era rientrato dal lavoro.

«Mamma, sono a casa! Giulia, dove sei?»

«Siamo qui,» gridò Renata dalla cucina, con una soddisfazione cattiva nella voce. «Stiamo commentando una bellissima notizia.»

Marco entrò e vide subito la scena: Giulia pallida, in piedi a fatica, e sua madre con quell’espressione vittoriosa e crudele.

«Che sta succedendo?»

Renata sorrise velenosa.

«Succede, caro figlio mio, che la tua mogliettina tra poco farà diventare tutti noi nonni.»

Il volto di Marco si illuminò all’istante.

«Giulia! Gliel’hai detto tu?»

«Non me l’ha detto nessuno,» lo interruppe Renata. «Ci sono arrivata da sola. E ti avviso subito: da me non avrà nessun aiuto. Che se la sbrighi con i suoi problemi.»

«Mamma, ma che dici? È nostro figlio!»

«Nostro?» Renata si voltò verso di lui, addolcendo falsamente il tono. «Marco, amore mio, possibile che tu non capisca? Ti sta incastrando. Una volta nato il bambino, ti terrà legato a sé per sempre.»

Giulia non riuscì più a trattenersi. Le lacrime le scivolarono sul viso senza controllo.

«Io… io non ce la faccio più…»

Scappò fuori dalla cucina. Marco fece per seguirla, ma Renata gli afferrò il braccio.

«Lasciala piangere. Magari le si schiariscono le idee.»

Lui si liberò con uno strattone.

«Mamma, ti rendi conto di quello che stai facendo? È sotto stress. Potresti farle del male, potresti far male al bambino.»

«Quale bambino?» La voce di Renata divenne gelida. «Marco, svegliati. Ti sta prendendo in giro.»

Fu allora che qualcosa, dentro di lui, si spezzò definitivamente. Guardò sua madre, quel volto deformato dalla rabbia, dagli anni di sospetto e di veleno, e all’improvviso comprese che non c’era più nulla da salvare in quel modo di vivere.

«Mamma,» disse piano, ma con una fermezza che non aveva mai avuto prima, «domani io e Giulia ce ne andiamo.»

Renata rimase interdetta.

«E dove pensate di andare?»

Marco sostenne il suo sguardo senza abbassare gli occhi.

«Al mare, per un po’. Ho già una soluzione.»

Amore o Soldi